Il ritiro della AS Roma Femminile ha riacceso le luci sul terremoto che ha colpito Norcia tre anni fa.

Responsabilità sociale. Due parole, strettamente legate l’una all’altra che, in ambito sportivo, fino a qualche tempo fa, sarebbe stato inimmaginabile associare al calcio delle donne.
Una responsabilità intesa in senso diverso da quella che Milena Bertolini, la ct della Nazionale, ha definito come la “missione” delle Ragazze Mondiale durante il Campionato del Mondo di Francia 2019: far conoscere e apprezzare il calcio femminile, abbattere i luoghi comuni e gli stereotipi che vedono la disciplina del pallone prettamente maschile.

In altrettante due parole una funzione sociale, o meglio ancora, una funzione culturale.

Il calcio femminile, però, ha fatto un ulteriore passo avanti. E lo ha fatto proprio la settimana scorsa. Dal 4 all’11 agosto, infatti, l’AS Roma femminile è stata in ritiro a Norcia, la cittadina umbra fortemente colpita dal terremoto di quasi tre anni fa, prima il 26 agosto e poi il 30 ottobre, che ha devastato il Centro Italia.
Le immagini del crollo della Basilica di San Benedetto, simbolo della cittadina della Valnerina, come la cattedrale di Santa Maria argentea e delle chiese di Santa Rita e di San Francesco, sono rimaste nella memoria collettiva come istantanee simbolo di quegli eventi disastrosi.

Il ritiro dell’AS Roma femminile in quei luoghi ha contribuito a riportare, almeno in parte, le luci dei riflettori su Norcia dove la “ricostruzione pesante” come la definisce Nicola Alemanno, il sindaco del paese al secondo mandato dopo le elezioni dello scorso 26 maggio, deve ancora iniziare.
“Il calcio femminile è una disciplina in forte crescita e tutti abbiamo tifato per le Azzurre ai recenti Mondiali”, ha dichiarato Alemanno, “è un fenomeno che riconduce alla bontà dello sport, un mondo dove non ci sono ancora i difetti del grande business. Nell’AS Roma Femminile riconosciamo quei valori importanti che vogliamo trasferire ai nostri giovani e siamo assolutamente certi che incontrare le calciatrici abbia contribuito molto”.

Una responsabilità sociale rivolta alle singole comunità locali che, solo fino a qualche mese fa, sarebbe stato un connubio impensabile con il calcio delle donne. Non certo per il valore della disciplina femminile quanto perché per poter incidere e diventare virali nella comunicazione di oggi sono necessarie squadre e calciatrici riconoscibili, con un numero di follower sui social rilevanti. Come ha dimostrato una ricerca di L Football, il valore delle testimonial con gli scarpini sta crescendo a ritmi vertiginosi e in tempi relativamente brevi.
“Il valore sociale dello sport, che si sta perdendo per l’importanza economica del business che vi gira intorno e la precocità dei giovani che sono sempre chiamati a fornire prestazioni di alto livello sempre prima, stanno snaturando un po’ l’essenza dello sport, cioè quello della partecipazione e della crescita con la comunità”, ha proseguito ancora Alemanno, “guardando le partite del calcio femminile torniamo al momento in cui noi da giovani vestivamo le maglie con i colori delle nostre città e non ci veniva in mente di pensare al contratto o ai bonus. Lì contavano i valori dell’appartenenza e della rappresentanza. Il calcio femminile regala quella genuinità di chi decide di restare prima dei soldi perché sente di rappresentare una città o perché legata a certi colori e non ad altri”.

Le calciatrici giallorosse, passeggiando per le vie di Norcia, hanno visto le “zone rosse”, i monumenti messi in sicurezza in attesa della ricostruzione, le casette degli sfollati a pochi passi dal campo Salicone dove si sono allenate e il corso principale con la maggior parte delle attività commerciali ancora chiuse. E non si sono tirate indietro. Il potere dei selfie, come quello di Manuela Giugliano e di Federica Di Criscio a promuovere i prodotti gastronomici locali, ne è solo un esempio tra i tanti della scorsa settimana.

“Anche grazie al successo del Mondiale in Francia oggi le società di calcio femminile iniziano ad avere un seguito che permette di veicolare messaggi importanti”, ha confermato l’allenatrice dell’AS Roma femminile Betty Bavagnoli, “nel nostro piccolo, trascorrendo otto giorni a Norcia, abbiamo inevitabilmente acceso una piccola luce su questa terra e sulle sue incredibili potenzialità. Sono felice che la mia società abbia deciso di organizzare il ritiro qui; non dovremmo mai dimenticare che il calcio è anche cultura, la AS Roma rappresenta una piattaforma sociale che investe in valori che vanno anche al di là del campo”.
“Non bisogna far morire il lavoro fatto con il Mondiale”, aveva chiesto Milena Bertolini, in occasione dei sorteggi dei calendari della prossima stagione che avrà inizio il 14 settembre.

Il calcio delle donne sta crescendo, non solo sul rettangolo di gioco.

Tiziana Pikler