Il triangolo il Lugano l’aveva considerato e in due giorni consecutivi ha sfidato Milan e Juventus: ecco come è andata.

Sia Milan che Juventus hanno scelto il neutrale Lugano per capire, con precisione svizzera, se le rispettive formazioni siano pronte ad affrontare quello che potrebbe essere definito “Il campionato del cambiamento”. Considerando che si è trattato di amichevoli, in cui l’unico lusso erano i franchi importati dalle svizzere, e che la maggior parte degli italiani ha passato il weekend in coda sull’Autostrada del Sole, il pubblico sugli spalti è stato superiore agli standard della passata stagione, in pieno stato di ebrezza post-mondiale.

Lugano – Milan

In campo il Milan ha giocato con quel passo strascicato di chi, da qualche tempo, fa come uniche ripetizioni quelle dalla pista al bancone del bar. E in questo, aver organizzato la partita a Taverne, di certo non ha aiutato. La più in difficoltà nel reparto difensivo è stata Monica Mendes, che probabilmente avrebbe preferito giocare in un paese con un nome tipo Chiringuito, giusto per sentirsi più a suo agio in campo.

Tanta corsa e qualche buona occasione anche per Valentina Bergamaschi, che però non ha ancora fatto tagliando e convergenza agli arti inferiori per la nuova stagione. Inedita una Laura Fusetti nel ruolo di playmaker che, in pieno stile Troy Bolton in High School Musical, ha provato a volare con meno corde vocali e un colpo di tacco in più, per servire una compagna smarcata in area.

In grandissima forma Linda Tucceri, propositiva sulla sinistra nonostante le temperature da gratinatura. Nella ripresa ha sfoderato un mancino su calcio di punizione da fuori area che si è schiantato sul palo, ma ha reso comunque orgogliosa Valentina Cernoia. Sulla schiena di Tucceri, la divisa prende una strana piega: non è chiaro se la colpa sia del gps o del peso di esportare nel mondo la Macarena, che grava sulle sue spalle, larghe abbastanza da portare due cognomi. Il vero fashion crime di questo incontro, rimane però il completino da allenamento rossonero. Con un effetto ottico che potrebbe far andare in terapia intensiva Enzo Miccio, le magliette sembrano avere un coprispalla incorporato, colorato in contrasto, che riporta subito alla memoria la prima comunione.

Chiude ogni trattativa la solita Valentina Giacinti, nonostante il Lugano abbia dato filo da torcere alle rossonere con un gioco veloce e qualche incursione che ha fatto impensierire il portiere del Milan.

Juventus – Lugano

Stessa storia, stesso risultato e stesso bar per Juventus – Lugano, con la sola differenza che almeno a Vinovo un caffè non costa l’illegale, o quantomeno discutibile, cifra di due franchi. Faticano anche le bianconere contro un Lugano che deve avere una rosa più ricca dei conti corrente del Canton Ticino, per aver giocato in due giorni consecutivi due partite del genere. 

Note positive per la partita delle bianconere, oltre al numeroso pubblico: Yaya sembra aver smaltito senza problemi tutte le briosce con il gelato e la pasta al forno di Pipipipipitone, mentre Cernoia pare non aver smaltito tutto il suo rancore verso i giudici di gara, nonostante le settimane di relax in riva al mare.

Si riconferma sempre un passo avanti la “Stella” di Cristiana Girelli, capitan Gama. Dopo la scelta tattica del CT del Milan Maurizio Ganz di schierare Federica Rizza, per confondere le attaccanti del Lugano con lo schema difensivo “Riccio perfetto”, la bianconera cambia subito trend per la nuova stagione, lanciando il capello raccolto.

Per il resto craniata presa da Michela Giordano, infortunio per una giocatrice del Lugano e dolori per Gama, probabilmente dovuti alla caduta in occasione di San Lorenzo, notte delle stelle cadenti. Poteva andare peggio? Sì, poteva piovere, come d’altra parte è accaduto per tutto il secondo tempo.

Giulia Beghini

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