Le azzurre hanno costruito la propria forza su valori veri, unici, autentici, come l’amicizia, il rispetto e l’aiuto reciproco

“Siamo quello che sognavamo. Siamo #RagazzeMondiali”. Questo è lo slogan scelto dalla Figc per accompagnare le Azzurre nella loro avventura mondiale.
La realizzazione di un sogno. Poche, semplici parole che riassumono in modo superlativo due anni di duro lavoro, sacrifici, lacrime di dolore e di gioia.

Un percorso iniziato quasi due anni fa, quando nell’agosto del 2017, Milena Bertolini si sedeva sulla panchina azzurra, raccattando i resti di una Nazionale, reduce dalla delusione di un Europeo altalenante. Sorridente, ma ben decisa e determinata, fin dal primo raduno a Salsomaggiore, l’allenatrice reggiana aveva ben in mente un unico obiettivo: riportare l’Italia ai Mondiali dopo una lunga assenza durata 20 anni.

C’è riuscita portando avanti fedelmente la sua idea di calcio, volta a valorizzare le qualità tecniche, le conoscenze tattiche, l’eleganza e l’armonia dei movimenti singoli e di squadra. Con intelligenza non ha ceduto all’integralismo tattico, modificando leggermente la sua filosofia di gioco: predilige sempre la costruzione del gioco dal basso, attraverso il palleggio e il fraseggio, ma lo sviluppo dell’azione avviene più in verticale e non solo orizzontalmente come quando allenava il Brescia.

Partita dopo partita si è forgiato il carattere della squadra. Una Nazionale fiera e indomita, che anche quando ha concesso l’onore delle armi alle avversarie, ha messo in mostra una grande organizzazione di gioco e la grinta di chi cerca la vittoria. Unico vero passo falso in amichevole contro la Germania, dove è emerso tutto il divario fisico e tecnico in favore delle tedesche.

Merito anche di un grande gruppo di calciatrici. Un gruppo vero, fondato sull’unione e il rispetto, che sa aiutarsi nei momenti di difficoltà. Un gruppo formato da amiche più che colleghe, che passano volentieri insieme anche il tempo al di fuori del campo.

Piano piano, lentamente, la Nazionale ha saputo scaldare e conquistare anche il cuore dei tifosi, riportando l’entusiasmo, la gioia e l’orgoglio di gridare “Italia! Italia! Italia!”. Dalle poche, sparute presenze al Picco o nel freddo gelo di Castel di Sangro, ai circa 6000 spettatori che il 10 aprile 2018 hanno esultato a Ferrara per la vittoria 2-1 sul Belgio, che ha sancito di fatto la qualificazione mondiale.

Un girone di qualificazione quasi perfetto 7 vittorie su 8 incontri: unica sconfitta ininfluente in Belgio, a qualificazione oramai acquisita. Miglior difesa e terzo attacco del girone, con la coppia Girelli-Bonansea a guidare le marcature. Cristiana Girelli è anche la miglior realizzatrice in maglia azzurra in attività.

Il gruppo delle 23 convocate per la manifestazione iridata proviene in larga parte dalle fila della vincitrice dello scudetto, la Juventus con 8 calciatrici. Seguono il Milan con 6, Fiorentina e Roma con 3 e Chievo e Florentia con 1 a testa. Elena Linari è l’unica calciatrice a giocare in un campionato estero, in Spagna con l’Atletico Madrid. Piccola curiosità 12 delle 23 calciatrici sono state allenate dalla Bertolini quando erano al Brescia.
Non farà parte del gruppo la sfortunata Cecilia Salvai, infortunatasi durante lo scontro scudetto contro la Fiorentina. Un brutto colpo per la nazionale che perde uno dei centrali difensivi più forti d’Europa. Toccherà a Linari e Fusetti, formare la coppia difensiva con capitan Gama.

L’esordio iridato è previsto il 9 giugno a Valenciennes contro l’Australia; mentre il 14 a Reims sarà la volta della Giamaica, per poi tornare il 18 a Valenciennes ad affrontare il Brasile. Il girone dell’Italia è piuttosto insidioso. Australia e Brasile occupano rispettivamente il 6 e 10 posto nel ranking Fifa, mentre l’Italia è 15a.

Le Matildas potrebbero essere delle possibili outsider per la vittoria finale e si affacciano alla competizione con grandissimo entusiasmo. Discorso un po’ diverso per le verdeoro, che pur vantando un tasso tecnico invidiabile, sono un po’ in calo dopo il secondo posto ottenuto nel 2007. Attenzione anche alla Giamaica (53 ranking FIFA), avversario che potrebbe creare qualche grattacapo con la sua fisicità.

Dopo 20 anni di assenza dalla massima competizione, sarebbe pura utopia, chiedere alle nostre beniamine di tingere d’azzurro il cielo sopra Parigi. Assai più realisticamente si può fissare l’obiettivo minimo nella qualificazione agli ottavi, in virtù del fatto che passano il turno le prime 2 qualificate di ogni girone, più le 4 migliori terze su 6 gironi. Impresa non facile, ma decisamente alla portata delle Azzurre.

Le dichiarazioni rilasciate ai media dalle nostre calciatrici in questi ultimi giorni, lasciano trasparire un cauto ottimismo, ma soprattutto tanta determinazione nel voler dimostrare il proprio valore. Il Mondiale non è un traguardo raggiunto, ma un’ulteriore conquista in un inarrestabile processo di crescita.

Le #RagazzeMondiali vogliono il passaggio al turno successivo, per poi potersi giocare il tutto per tutto partita dopo partita. Parafrasando Nelson Mandela “una vincitrice è solo una sognatrice che non si è mai arresa”, e loro questo mondiale l’hanno sognato per anni.

Paolo Di Padua