“Le Sofia governeranno il mondo” scriveva Vanity Fair qualche anno fa. E infatti proprio Sofia è il nome più usato per le nuove nate in ben nove paesi del mondo, compresa l’Italia dove ha vinto la concorrenza di Giulia che sa di Roma, imperatori, gens e Gianni Togni. Sofia viene da lontano, profuma di antica Grecia, mar Egeo e Álvaro Soler eppure sta bene a tutte le latitudini. 

Numerose sovrane nei secoli hanno portato questo nome ma quella sotto la cui ala arriva la consacrazione della nostra di Sofia è Sofia Edvige di Danimarca. Copenaghen la fece e la disfece, nel frattempo tre progetti matrimoniali pensati e mai realizzati, l’abbandono della corte per protestare contro le nozze di suo fratello, la decisione di dedicarsi al sociale e la scelta di amministrare fondi e proprietà creando un istituto religioso per donne nubili. Pittrice, musicista e filantropa, sua altezza, con nonna materna e paterna di nome Sofia, è stata un’attivista antelitteram, una che se esistesse oggi, oltre trecento anni dopo, andrebbe sicuramente allo stadio a vedere Danimarca – Italia e a fare un tifo diviso a metà tra Sofìe Pedersen e Sofia Cantore.

Leonardo Sciascia diceva “Io credo che le sole cose sicure in questo mondo siano le coincidenze” e quale poteva essere il primo viaggio con la nazionale maggiore per una che si chiama Sofia se non quello in Danimarca? Ma forse tutto è iniziato con la prima chiamata azzurra in una U-17 guidata da Rita Guarino, cinque anni fa. In programma un’amichevole contro, neanche a dirlo, la Danimarca. Sofia non giocherà mai quella partita, si fermerà al raduno, ma forse, anche qui, tutto rinizia per l’ennesima volta dal momento che sarà proprio coach Guarino che chiama Cantore alla Juventus.

Giovanissima e minorenne, cresciuta facendosi dapprima le ossa tra i ragazzini dell’oratorio a Missaglia e poi battagliando per portare il Fiammamonza in B, l’attaccante si trova addirittura a festeggiare il suo diciottesimo compleanno esordendo in serie A con la maglia bianconera. Un battesimo suggestivo che le vale titolo e conferma per il secondo anno anche dopo la coincidenza delle coincidenze, quella che accomuna quasi tutti gli sportivi: l’infortunio. 

È difficile accettare che il tuo corpo abbia bisogno di tempo quando sei nel fiore degli anni e di tempo non vuoi perderne neanche un po’ ma quella di Sofia è una storia che segue le coincidenze come Pollicino i sassolini. Dopo due stagioni sotto la mole, la giovane promessa eletta tra le più brillanti U20, approda a Verona dove ritrova la prima vittima di un suo gol in A, il Verona appunto, che intanto non è più AGSM ma Hellas. Curioso che “Sophia”, dopo aver conosciuto il dramma, forte della consapevolezza della difficoltà, sia finita ad indossare una maglia che in qualche modo onora l’Hellas, l’Ellade, la Grecia antica, l’apogeo di una certa civiltà. Come premesse all’orizzonte pare stagliarsi una periodo di rinascimento. Dove? In Toscana ovviamente. 

A fine stagione, poco prima di compiere vent’anni, per la prima volta dai tempi del Fiammamonza, Cantore prende una strada diversa da Glionna, o meglio giunge in un posto diverso perché la strada che da Verona arriva a Empoli e a San Gimignano è quasi la stessa. Talvolta però è proprio quella effimera illusione di solitudine a darci il la per diventare grandi. 

La calciatrice lombarda infatti, con la maglia neroverde, la sta portando tutta in campo la maturità guadagnata, nel posizionarsi, nel capirsi, nel dosarsi e anche nel dosare la palla regalando alla squadra reti pesanti. Ma non è finita qui, manca ancora un tratto di strada, non è ancora il momento dell’aereo per la Danimarca. A selezionare Cantore, a promuoverla per la prima volta tra le grandi, ufficialmente, è Milena Bertolini che nel racconto compare solo adesso ma più di vent’anni fa, quando Sofia non era ancora nata, vestiva i panni del Fiammamonza, come Rita Guarino, per chiudere il cerchio.

Non conosceremo mai il futuro finché non si farà presente ma, probabilmente, se avessimo potuto sceglierlo noi il teatro per la prima pagina di Sofia in azzurro avremmo scelto la Danimarca. La vita sa raccontarle davvero bene le storie oppure, alla fine della fiera, lo decide lei cosa farci raccontare.

Marialaura Scatena
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One comment

Quella di Sofia Cantore sembra una fiaba ma non l’ha scritta Andersen

  1. Ottimo articolo caratterizzato da un linguaggio limpido e curato e un contenuto di piacevole spessore culturale.

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