La crescita che il calcio femminile ha avuto in questi ultimi anni ha portato anche ad un aumento degli stipendi delle calciatrici.
L’ingresso dei grandi club calcistici nel femminile ha permesso alle giocatrici di poter svolgere la professione di calciatrice a tempo pieno, nonostante lo status di dilettante. La possibilità per le atlete di allenarsi tutti i giorni, in centri di allenamento moderni e con staff altamente specializzati, ha dato un grosso impulso alla carriera.

Oggi però le giocatrici tesserate non sono qualificate come professioniste, questo perché il calcio femminile non rientra nella Legge n. 91 del 23 marzo 1981, di conseguenza è esclusa per loro ogni forma di lavoro subordinato ma anche autonomo. Questo comporta che una calciatrice non può godere per contratto di tutta una serie di tutele, di tipo sanitario, assicurativo e pensionistico.

Tra la società di calcio e la calciatrice non vige un vero e proprio contratto, come avviene per i calciatori professionisti.

Gli ingaggi sono regolati da accordi di tipo economico e inquadrati giuridicamente dalle Norme Organizzative Interne della FIGC. Tali norme impongono un limite per quanto riguarda gli accordi. Le società di calcio femminile non possono sottoscrivere accordi che prevedono importi superiori a Euro 30.658,00.

Possono tuttavia esserci dei bonus e dei rimborsi che le giocatrici possono percepire, come ad esempio le indennità di trasferta, che però non potranno superare il tetto di 61,97 Euro al giorno, per un massimo di 5 giorni alla settimana durante il periodo di campionato.

Per i premi e i bonus legati all’attività agonistica invece, non possono essere superiori a Euro 77,47 per ogni prestazione.

Nel 2018 la FIGC, di concerto con l’AIC, ha aggiornato le norme con l’introduzione dell’art. 94 quinques che riguarda proprio i contratti delle calciatrici.

Il comma 2 dell’art 94 quinques delle NOIF recita: “Le calciatrici e gli allenatori tesserati per società che disputano i Campionati Nazionali di Serie A e di Serie B della Divisione Calcio Femminile devono tuttavia sottoscrivere, su apposito modulo fornito dalla F.I.G.C., accordi economici, annuali o pluriennali, per un periodo massimo di tre stagioni, che prevedano per le loro prestazioni sportive l’erogazione di una somma lorda non superiore a Euro 30.658,00 per ciascuna annualità, da corrispondersi in rate mensili di uguale importo entro la stagione sportiva di riferimento, nel rispetto della legislazione fiscale vigente. Oltre all’importo annuale lordo di cui sopra, tali accordi possono anche prevedere la corresponsione di somme a titolo di indennità di trasferta, rimborsi spese forfettari, voci premiali e rimborsi spese documentate relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto, sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale, nel rispetto della legislazione fiscale vigente”.

Una delle principali novità introdotte è proprio la possibilità di sottoscrivere accordi pluriennali. In precedenza ogni anno, calciatrice e società, dovevano rinnovare l’accordo, mentre adesso possono stipularlo per una durata massima di tre anni con possibilità di inserire delle indennità che vanno ad accrescere le entrate per una calciatrice.

Nei mesi scorsi FIFPro, la federazione internazionale dei calciatori professionisti, ha pubblicato un report sul calcio femminile con una sezione dedicata agli stipendi.

Nel dossier viene spiegato come i compensi delle calciatrici possono variare da nazione e nazione, ma in molti casi, l’importo non è sufficiente per permettere una vita dignitosa all’atleta.

Rispetto allo studio sugli stipendi, realizzato sempre da FIFPRO nel 2017, è emerso, nei sondaggi attuali, che i salari sono cresciuti negli ultimi tre anni.

Dai dati raccolti da FIFPRO viene fuori che gli stipendi medi si attestano a 4.123 euro netti al mese.Nel 2017 il valore era di 2734 euro netti mensili.  Attenzione però. Il sondaggio riguarda solo atlete professioniste, quindi non sono incluse le calciatrici italiane.

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Foto: Getty Imges e LaPresse