Inevitabilmente, questo momento sarebbe arrivato. Non sorprende che sia arrivato proprio in un anno già abbastanza travagliato come questo. A 38 anni, Roberta D’Adda appende gli scarpini al chiodo, dopo aver passato più della metà di quegli anni in un campo da pallone. 

Soprattutto se su quel campo giocavi in difesa, ritirarsi diventa ancora più complicato. Ritirarsi vuol dire lasciare la porta scoperta e un punto d’osservazione privilegiato sul gioco. Per un difensore, ritirarsi vuol dire rinunciare ad avere il miglior punto panoramico sul cuore del gioco, che solo in pochi stolti non definiscono il più bello del mondo. Roberta proprio da quel punto, ha visto cambiare radicalmente questo sport, lasciandolo molto diverso da come l’aveva trovato. Cambiato molto in meglio per certi aspetti, potrebbe presto cambiare in peggio per altri, facendosi un clamoroso autogol. Ma Roberta D’Adda la porta la sa difendere bene, ecco perchè era inevitabile che da quel campo non si volesse allontanare di tanto. 

Ne abbiamo parlato io e lei una volta, rigorosamente con le mani dietro la schiena, ed iniziando la conversazione con un borbottato “Ai miei tempi”. Senza alcun accenno di nonnismo, ma con una sana dose di sincera preoccupazione, Roberta D’Adda sosteneva quanto fosse necessario insegnare alle nuove leve che per raggiungere certi obiettivi bisogna far fatica, lavorare e fare sacrifici, perché nessuno ti regala niente. Trovarsi la strada un po’ più spianata, grazie all’egregio lavoro infrastrutturale di gente che sa davvero come usare una ruspa per il bene comune, non deve essere un pretesto per non dare tutto, e anche qualcosa in più, non solo in partita ma anche in allenamento. “C’è molta tendenza a difenderle sempre o a giustificarle”, mi diceva, “però a volte invece credo che bisogna essere un po’ più duri, anche perchè anch’io ai miei tempi le ho sentite su eppure son cresciuta e con valori”. 

Di questo ne sono sicuramente prova i messaggi di affetto e ringraziamento da parte di tifosi e giocatrici in risposta al post con cui D’Adda ha annunciato il suo ritiro sui social. Ringraziamenti che sottoscrivo in pieno, convinta del fatto che solo il dialogo tra il passato e il presente sia il futuro di questo sport. 

Solo un appunto va fatto a lei che per anni è stata uno dei migliori difensori italiani in circolazione. Ha sbagliato a leggere il tempo, proprio del pallone più importante della sua carriera. Ha giocato d’anticipo su questo ritiro, dimenticandosi che la sua socia d’affari e futura mister in seconda Daniela Sabatino, sarà ancora a piede libero per i campi della serie A la prossima stagione. 

Ma per stavolta, chiuderemo un occhio. Buona fortuna Roberta. 

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Giulia Beghini