Lamentele sulle nuove generazioni e lezioni su come saltare i fossi per il lungo in compagnia di Roberta D’Adda.

Il fatto che il calcio sia uno sport sacro lo si capisce dal fatto che per moltissimi, compresa la nostra intervistata, la chiamata del Dio del calcio è arrivata giocando all’oratorio. Come i trentatré trentini venivano da Trento, così Roberta D’Adda viene da Cornate D’Adda. Da piccola né il nuoto, né la ginnastica artistica, né i quadri della madre hanno resistito alle sue pallonate.

A soli 14 anni inizia così la sua carriera, sotto l’attento sguardo del padre che non si perde una partita. Roberta ha esordito in Champions e in Serie A con il Fiammamonza, squadra del suo primo e indimenticabile Scudetto, per poi proseguire con Bardolino, Brescia e Sassuolo. Terzino di corsa e fiato, ha dato il suo contributo per nove anni anche alla Nazionale. D’Adda ha una relazione complicata con le Audi (tra amore, furti e ritrovamenti) e con il Lione, la bestia nera in Champions. Con Sabatino ha in comune la passione per il Milan e un accordo segreto per la pensione. Come ci ha rivelato la sua socia in affari, vogliono allenare una squadra: D’Adda si occuperà, vista la sua esperienza come istruttrice in palestra e osteopata, dell’allenamento di tutti i giorni, mentre Sabatino siederà in panchina solo la domenica prendendosi tutti i meriti.

Nel tuo messaggio di addio al Brescia si trova un ringraziamento particolare a Daniela Sabatino, la stessa che ti ha costretto a fare questa intervista. Alla luce di ciò vuoi ritrattare quanto avevi scritto?

Appena ho letto che aveva fatto il mio nome per la prossima intervista le ho mandato un messaggio con scritto “ti ammazzo!!”.  Assolutamente non voglio ritrattare ciò che avevo scritto su Daniela, anzi anche quest’anno, nonostante giocassimo in squadre diverse, ci siamo sentite un sacco. 

Ma sei sicura? Guarda che ha detto che la difesa è un brutto ruolo.

[Ride] No dai no, ma tanto mi diceva sempre così quindi lo so.

Sia a Sassuolo sia negli ultimi anni di Brescia eri una delle anziane sagge della squadra. Ti hanno mai mancato di rispetto queste giovani d’oggi?

Assolutamente no! Anche perché se qualcuna l’avesse mai fatto non sarebbe uscita viva dallo spogliatoio, visto che la mancanza di rispetto è una cosa che non sopporto!

Anche se ci sono voci che girano sulla tua presunta sordità…

[ride]

Ma quindi il fatto che tu ci mettessi parecchio tempo a farti la doccia e che le ragazzine che tornavano con il pulmino insieme a te dovevano aspettarti per interminabili minuti non erano episodi di vendetta o di nonnismo?

Che ridere! No non erano ripicche, ma purtroppo sono io che ci metto tanto a farmi la doccia! Ho anche provato a muovermi per cercare di uscire in fretta ma niente! Infatti mi son sempre chiesta come fanno quelle ragazze che finiscono allenamento entrano in spogliatoio e in un quarto d’ora son pronte! Le invidio un po’!!

Hai detto che in loro rivedi la voglia di fare e di raggiungere certi obiettivi che tu avevi alla loro età. Ma quali sono invece le differenze tra le nuove leve e la vecchia guardia?

La differenza è far capire alle nuove leve (non a tutte) che per raggiungere certi obiettivi bisogna far fatica, lavorare e far sacrifici e che nessuno ti regala niente. Poi vedo che c’è molta tendenza a difenderle sempre o a giustificarle, però a volte invece credo che bisogna essere un po’ più duri, anche perché anch’io ai miei tempi le ho sentite su, eppure son cresciuta e con valori.

Tu pensi che siano meno propense ai sacrifici perché voi in un certo senso avete già spianato loro la strada? Voglio dire: anni fa le calciatrici dovevano essere donne strambe, maschiacci per poter dimostrare di poter giocare a calcio. Oggi invece le ragazze sanno di essere capaci e di avere la possibilità di giocare senza sentirsi aliene. Quindi forse sentono meno il problema del duro lavoro necessario per essere prese sul serio.

Ma non lo so se sia questo, penso che sia una cosa generale, non solo delle ragazze che giocano a calcio, riguarda di più la loro generazione. Il perché non lo so, non riesco a capire, forse è anche quello, il fatto magari di avere la strada un po’ più spianata. Però parlo proprio di sacrificio durante gli allenamenti, di dare qualcosa di più e andare un po’ oltre l’ostacolo. Si fa un po’ fatica a inculcare questa cosa, cioè che fare sport a certi livelli richiede sacrificio non c’è niente da fare.

Un’altra differenza, forse banale, ma che mi sembra caratteristica delle nuove generazioni è che loro in campo ci vanno truccate, cosa che una volta non mi sembra succedesse. Ora non so se dipende dal fatto che adesso in generale va di moda curare di più l’aspetto fisico o se sia per sottolineare il fatto che il calcio non è più slegato alla femminilità.

Penso che ormai ci sia questa cosa dei social a fare la differenza. Una volta non c’erano, quindi uno lo vedevi in campo punto, adesso con i social è bello anche farsi vedere ben curate e tutto quanto e ci sta. Ci sta anche il fatto che una ragazza abbia voglia di truccarsi e di farsi le unghie ed è giusto che lo faccia anche se gioca a calcio, è normale che tu sia femmina e che non venga più categorizzata come il maschio della situazione. È anche una spinta in più per dimostrare che è uno sport anche femminile. Siamo femmine, punto.

Va be che anche Cristiano Ronaldo si rifà le sopracciglia…

[Ride] Però sai loro posso fare tutto, noi siamo nel mirino per qualsiasi cosa. Meno male che le cose stanno cambiando.  

Hai dichiarato di esserti trasferita a Sassuolo per diminuire l’impegno sportivo. Come mai? Visto che sei la più anziana, non è che ti sei messa in pre-pensionamento?

Che ridere! Beh l’età diciamo che c’è! A parte gli scherzi quando ho parlato con la società mi interessava il progetto e poi mi sarebbe piaciuto esser allenata da Federica D’Astolfo che ritengo sia una grande persona!

Parlando di pensione, sappiamo tutti che, oltre alle Audi, la tua passione è l’osteopatia. Come è nata questa passione? Per curare gli acciacchi del gioco o in previsione del fatto che siamo il paese più vecchio d’Europa e che quindi il mercato dell’osteopatia si amplierà?

Quante cose che sapete di me!! La passione per l’osteopatia è nata tanti anni fa quando facevo da cavia a un mio collega in palestra, che stava facendo la scuola. Incuriosita chiedevo sempre cosa mi stesse facendo e di spiegarmi un po’ la filosofia dell’osteopatia e da lì è nato tutto e mi son sempre detta che il mio futuro sarebbe stato quello. Ora sono al terzo anno e ne mancano ancora tre per diventare a tutti gli effetti osteopata. E poi certo sicuramente non mancheranno trattamenti in campo sportivo, anzi a volte qualche mia compagna la tratto già! 

L’osteopatia è stata trattata con diffidenza per molto tempo e solo di recente sta diventando per legge di pari dignità rispetto alle altre discipline mediche nel nostro Paese. Storia simile a quella del calcio femminile, solo di recente accorpato alla FICG, ma che ancora galleggia nelle acque del dilettantismo. Anche tu come la tua amica Sabatino ti dedichi solo alle missioni impossibili? (Questa intervista è stata fatta prima della sentenza della Corte Federale d’Appello n.d.r)

Diciamo di sì! Ma se riuscissimo in questa impresa sarebbe veramente una mission impossibile superata!!  Il calcio femminile ha fatto passi avanti ma sta di fatto che siamo ancora indietro e spero solo che i sacrifici fatti da calciatrici prima di me e da chi li ha fatti con me possano portare a un futuro migliore per questo sport.

Illustrazione di Emilia D’Orazio.

Altra cosa che hai in comune con Sabatino è che sei milanista. Secondo te è una coincidenza che proprio quando tu vai via dal Brescia spunta un’offerta del Milan per comprarle le biancoazzurre?

Diciamo che sfortuna! A parte gli scherzi sono felice stiano subentrando queste realtà importanti, ma anche il Brescia può essere considerato un big club… ha fatto la storia del calcio femminile!

Ultima cosa, ti tocca nominare qualcun altro.

Oddio. Qualsiasi persona?

Basta che non sia della tua squadra e non sia Sabatino per ovvi motivi.

Allora nomino Valentina Boni, perché so già che come me non ama le interviste !! [ride] E poi perché credo si sia rimessa in gioco in Serie B e ha poi raggiunto e mantenuto la serie A.

Qualche mese dopo…

Ma dimmi la verità, sei andata all’Inter solo per ripicca dopo che il Milan ha preso Daniela?

Sì è per ripicca, così l’anno prossimo giochiamo il derby e lo vinco io! [Ride] No scherzo, è per avvicinarmi a casa e poi perché li ho la possibilità di allenare le bambine della scuola calcio!

Intervista a cura di
Giulia Beghini