La calciatrice della Roma Allyson Swaby è l’ultima calciatrice in ordine di tempo ad aderire a Common Goal.

Common Goal è l’associazione benefica dal calciatore spagnolo Juan Mata che chiede a calciatori, calciatrice e allenatori di donare l’1% del proprio stipendio ad organizzazioni benefiche.

Tra le calciatrici di livello internazionale che hanno già aderito a Common Goal ci sono Megan Rapinoe, Alex Morgan, Magdalena Eriksson, Pernille Harder, Christine Sinclair (insieme ad altre 14 calciatrici della nazionale canadese), Caroline Weir, Eniola Aluko. Ad esse si aggiunge anche l’italiana Martina Piemonte.

Swaby ha deciso di indirizzare il proprio 15 a Soccer Without Border, un’organizzazione attiva nel territorio di Boston, dove la giamaicana ha passato i propri anni di studi.

“Per me si tratta di un gesto di responsabilità personale” ha detto il difensore classe ’96 “Molti aspetti del mio carattere derivano da quanto ho imparato nel calcio, come la spinta a lavorare per obiettivi comuni, senza egoismi, tenendo sempre in considerazione il prossimo. Per me Common Goal rappresenta bene questi aspetti”.

“Quanto si vive e si ottiene nel calcio è facilmente trasferibile nella vita reale. Quello che il calcio offre è un senso di comunità. Credo che tutti debbano conoscere la sensazione di essere parte di qualcosa di più grande di sé stessi” ha aggiunto la giocatrice della Roma.

“Nel mio percorso di crescita ho ricevuto tanto aiuto, non solo da persone che come me erano nel calcio, ma anche da parte di chi vedendo la mia passione ha deciso che fossi una persona degna di essere supportata” dice ancora Swaby “Il mio desiderio è di essere in grado di dare il mio contributo dove e quando posso. Così come hanno fatto le persone che lo hanno dato a me”.

Recentemente Swaby è entrata nel dibattito legato al movimento Black Lives Matter attraverso un post sui propri social in cui ha condiviso la propria esperienza personale con i casi di razzismo vissuti ai tempi in cui frequentava il college a Boston.

“Come sportivi abbiamo molto potere. Possiamo decidere se scendere in campo su alcuni temi e credo che sia importante sentire questa responsabilità. Spesso si dice che la politica va tenuta fuori dallo sport, ma ritengo che problemi come il razzismo non siano politici ma umanitari” conclude Swaby.

Martina Pozzoli