La chiusura definitiva dei campionati ha riaperto il dibattito attorno al futuro del calcio femminile, se mai si era interrotto.
Le polemiche intorno alla scelta di mettere la parola fine al campionato di Serie A femminile non sono mancate. Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha parlato di una decisione “presa a malincuore” che ha scontentato le calciatrici, le quali non hanno neppure preso in considerazione una formula tipo playoff, con sole sei squadre coinvolte (invece di tutte e 12).

Katia Serra, la responsabile dell’Associazione Italiana Calciatori per il settore femminile, ha apertamente dichiarato che il calcio femminile “non è una priorità per nessuno” e che i tanti ostacoli legati alla possibile ripartenza erano difficilmente superabili in “un ambiente privo di tutele”.
Ancora più dura è stato il ct della nazionale femminile, Milena Bertolini: “Sono mancate la volontà e la determinazione che ci sono state per far ripartire il calcio maschile” ha dichiarato, aggiungendo che “far star ferme le calciatrici per cinque mesi significa non dare loro la dignità che meritano”.

E dire che è passato solo un anno dai Mondiali di calcio di categoria, un evento che ha suscitato un interesse inedito per il football “rosa”, come si evince dal numero di spettatori che hanno seguito l’evento sui canali Rai e Sky (oltre 25 milioni) e dallo share medio (oltre il 31%).

Purtroppo, nonostante l’indubbia crescita del movimento, è ancora viva la percezione che il calcio femminile non sia all’altezza di quello maschile, problema noto anche in altri ambiti erroneamente considerati maschili come il poker.
“La nostra Serie A è un ibrido” ha sottolineato la Bertolini, “è formata da 12 squadre, 8 professionistiche e 4 dilettantistiche”. In effetti, rispetto ad altri paesi, dove gli investimenti nel calcio femminile sono una realtà da molti più anni rispetto all’Italia, il movimento sembra non fare mai quel salto che permetterebbe una crescita definitiva e irreversibile.

Il ministro dello Sport Spadafora ha promesso una riforma dello sport entro la fine dell’anno, in cui potrebbe essere presente il professionismo per le calciatrici. La speranza è che la promessa si trasformi finalmente in realtà: intanto, c’è da riprendere al più presto i campionati, anticipando la partenza del torneo 2020-2021. “Se non comincia per agosto è un problema” – ha detto ancora la Bertolini – “cominciare a settembre sarebbe un no-sense, abbiamo le partite di qualificazione agli Europei”.

E gli Europei sono un passo fondamentale per il movimento femminile italiano: se il Mondiale si è concluso ai quarti, dopo un torneo più che buono, gli Europei dovranno confermare il progresso del calcio femminile.

Sul tema si è espressa anche Carolina Morace. Sul suo profilo Facebook, l’ex calciatrice non si è crucciata troppo dell’interruzione del campionato, ma piuttosto ha chiesto che anche in Italia si intervenga come è avvenuto nel resto dei paesi europei. Per esempio, sottolinea la Morace, la Francia ha investito la bellezza di 10 milioni di euro per il calcio femminile, mentre la Spagna ha riservato 500mila euro per i club di A e 100mila euro per quelli di B. Inoltre, ha evidenziato lacune progettuali, ossia la mancanza di prospettive per il futuro del movimento.

Insomma, se nel passato abbiamo assistito a proposte di riforma del calcio femminile quantomeno discutibili (vedi Capello quando ha chiesto la riduzione dei campi e delle porte), oggi è evidente che il movimento ha bisogno di fondi e riforme per il presente e per il futuro.

Occorre ricordare che la Uefa, durante la finale della Champions League femminile dello scorso anno, ha presentato una strategia ben delineata per la crescita del calcio femminile europeo: tra gli obiettivi indicati troviamo quello di raddoppiare il numero delle calciatrici tra i 55 membri della Uefa, passando dalle 1,3 milioni attuali a 2,5 milioni, e il numero di allenatori e dirigenti, nonché quello di far lievitare il valore economico di competizioni come l’Europeo e la Women’s Champions League. Dare una scossa al movimento, dunque, non solo a parole ma con fatti concreti.

Il futuro del calcio femminile, in Italia e in Europa, è al giro di boa. È arrivato il momento di prendere decisioni forti per dare un futuro radioso al sempre più vivo movimento calcistico femminile.

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