Da quando Barbara Bonansea è diventata l’incubo ricorrente della Nazionale australiana femminile, i nostri rapporti con questa squadra sono nettamente migliorati. Ma in verità, le Westfield Matildas racchiudono oggi un organico compatto e unito da non sottovalutare, e soprattutto presentano un’identità di gruppo affascinante. Quindi perché dovremmo tifare per le Matildas alle prossime Olimpiadi?

Perché ne hanno bisogno.

La Nazionale australiana femminile non ha affrontato la preparazione alle Olimpiadi di Tokyo 2021 nel migliore dei modi. O almeno gli esiti delle amichevoli disputate nel corso del 2021 non sono stati certamente all’altezza di una squadra sulla carta migliore di ciò che ha mostrato. Su quattro gare infatti, le australiane hanno collezionato tre brutte sconfitte, un pareggio senza reti e un biglietto da visita non proprio favorevole per un girone olimpico che racchiude anche Stati Uniti e Svezia. Hanno bisogno di un po’ di fortuna.

Le Matildas in realtà sono un po’ come l’alunno che ha il potenziale ma non si applica. La pandemia ha colpito loro come il mondo intero ma a differenza di altre Nazionali di calcio femminile, la squadra australiana ha disputato un numero fin troppo esiguo di partite amichevoli pur essendo la nona classificata nel ranking mondiale. Inoltre, le dure norme anti-covid messe in atto dal governo australiano hanno impedito alle Matildas sparse per il mondo di rientrare in patria e prepararsi adeguatamente per la competizione olimpica.

In seguito anche a un cambio di leadership in panchina, il gruppo ora allenato da Tony Gustavsson, parte dell’entourage tecnico di Jill Ellis nella Nazionale Statunitense negli anni dei Mondiali 2015 e 2019, non ha davvero avuto la possibilità e il tempo di riorganizzarsi per un torneo così impegnativo. E un roster come quello australiano merita un piano d’azione definito e concreto che valorizzi i punti di forza e d’esperienza della squadra.

Ma l’aspetto oggi più ammirevole di questa Nazionale è il raggiungimento di un obiettivo che neanche le Campionesse del Mondo in carica sono ancora riuscite ad agguantare. Si tratta della fondamentale “equal pay”.

La Federazione Calcio Australiana ha infatti già avviato gli iter per garantire alle Matildas lo stesso compenso della controparte maschile, sia in termini di guadagni provenienti dalle entrate commerciali e pubblicitarie sia in termini di stipendi. Inoltre, la Nazionale femminile australiana potrà beneficiare delle stesse risorse e strutture degli uomini, tra impianti di allenamento e condizioni di viaggio e alloggio. Resta sempre impari la divisione dei premi offerti alle due squadre in occasione dei tornei più prestigiosi ma un passo avanti nella compensazione della disuguaglianza di genere è stato compiuto.

Perché conosciamo bene tanti volti della squadra.

Le Matildas sono un po’ ovunque nei diversi campionati nazionali, sparse principalmente in tutta Europa ma ben note anche oltreoceano, in NWSL, da cui molte di loro provengono. La Nazionale australiana diventa così un affascinante crogiolo di internazionalità, poiché gran parte della rosa possiede un fondamentale background di variegata esperienza con diversi stili di calcio e differenti culture.

A guidare la squadra da capitano nel percorso olimpico sarà Sam Kerr, nome che certamente non ha bisogno di presentazioni. Al momento ancora capocannoniere di tutti i tempi in NWSL con 35 reti messe a segno con la maglia del Chicago Red Stars, dal 2020 Kerr milita nel Chelsea Women, con cui ha già conquistato due titoli nazionali. Come diverse sue compagne, Sam Kerr ha avviato il conteggio delle presenze nella Nazionale maggiore in età estremamente giovane, facendo registrare infatti la sua prima partita a soli 15 anni, entrando al 76’ minuto durante un’amichevole contro la Nazionale italiana. Per il capitano questa sarà la sua seconda Olimpiade, dopo aver preso parte ai Giochi Olimpici del 2016 a Rio.

Ha superato invece proprio pochi mesi fa le 100 presenze con la maglia delle Matildas Emily van Egmond, il cui percorso in Nazionale ricalca in parte proprio quello di Kerr, con cui ha vissuto la carriera internazionale fianco a fianco a partire dal 2010, quando ha fatto il suo debutto a 16 anni.

Anche per lei si tratta della seconda partecipazione alle Olimpiadi, a cui si affaccia con un’esperienza di club anche più fornita di quella della sua compagna. Van Egmond è infatti un nome noto agli appassionati di calcio femminile mondiale, avendo militato di stagione in stagione nella maggior parte delle leghe maggiori. Partendo proprio dalla W-League in Australia, la centrocampista ha indossato le maglie statunitensi di Seattle Reign (ora OL Reign), Chicago Red Stars e Orlando Pride. In Germania, ha sperimentato la Frauen Bundesliga con il FFC Frankfurt e il Vfl Wolfsburg, prima di approdare in prestito nel 2020 al West Ham United, in WSL, che ha recentemente lasciato nonostante l’offerta di un nuovo contratto. Il futuro di Van Egmond è al momento ancora un’incognita ma Tokyo è ora la sua priorità.

Seconda edizione di Giochi Olimpici anche per la giovanissima Ellie Carpenter, terzino dell’Olympique Lione ma proveniente anche lei dal campionato che era stato un po’ la culla delle Matildas, la NWSL. Il talento di Carpenter è stato infatti sviluppato nel Portland Thorns, con cui la calciatrice ha trascorso due stagioni prima di accettare nel 2020 l’offerta del club francese.

Da tenere in particolare considerazione poiché al suo debutto olimpico nonostante un evidente talento ormai ben consolidato è Hayley Raso (e il suo nastro a forma di fiocco tra i capelli).

Cresciuta in W-League dove ritorna regolarmente nelle pause dai campionati in cui milita, anche Raso in realtà proviene dalla scuola Thorns, dove si è fatta notare in quanto ala dalla straordinaria velocità e dall’ottima capacità di inserimento oltre la backline e di impostazione per la finalizzazione. Piuttosto sfortunata però, dopo una stagione straordinaria e trionfante con il Portland, Hayley Raso nel 2018 subisce un grave infortunio a causa di un colpo sulla schiena con il ginocchio e rischia anche di perdere la mobilità delle gambe. È con le Matildas che Raso gioca la sua prima partita dopo uno stop di 6 mesi, nella sfida contro la Nuova Zelanda.

Hayley Raso ha fatto parte dell’esodo delle Matildas del 2020, quando ha lasciato la NWSL per unirsi all’Everton Women, a cui è tutt’oggi legata dopo aver disputato un’ottima stagione appena conclusa.

Seconda partecipazione alle Olimpiadi infine anche per il trio australiano dell’Arsenal Women: Caitlin Foord, Steph Catley e Lydia Williams.

Perché si ritrovano ovunque.

Uno degli aspetti più positivi delle Matildas è la loro capacità di ritrovarsi ovunque nonostante le loro strade le portino spesso in nazioni e campionati differenti. Esiste un legame evidente e intenso che unisce tutte queste atlete oltre qualsiasi distanza e al di là di qualunque maglia di club indossino in quel particolare momento. Riunite in Inghilterra nella stagione 2020/2021, seppure divise in club differenti e separate da un mondo in pandemia, otto Matildas hanno atteso il momento migliore e si sono riunite alla prima occasione disponibile, come se tempo e spazio in fondo non avessero il potere di tenerle lontane a lungo. Le Matildas hanno la nazionalità australiana tatuata sull’aura.

Perché Elise Kellond-Knight ha insegnato a Lisa De Vanna a bere dalla parte giusta della bottiglia.

Non ho altro da aggiungere, Vostro Onore.

Rita Ricchiuti
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