Di recente i tifosi di calcio di tutto il mondo hanno riscoperto il fascino delle storie improbabili. A questo, il nostro paese aggiunge un’attrazione fatale per l’ironia, come ha dimostrato quel “porca puttena” nella partita contro la Svizzera durante l’Europeo maschile di calcio. 

In base a questi eccellenti criteri di giudizio, sulla carta, lo Zambia sembra avere del potenziale: tragedie aree, miniere di rame che danno il nome alle nazionali di calcio, gemellaggi con Procida e una qualificazione olimpica ottenuta grazie ad una regola che ora non esiste più.

Ma, visto che spesso l’unica conoscenza che si ha della geografia dell’Africa è figlia di nottate a Risiko, è giusto ricordare che lo Zambia si trova nella zona centro-sud del continente Africano, all’altezza dell’isola di Sant’Elena. Il parallelo, che già aveva ospitato Napoleone durante il suo secondo e definitivo esilio, probabilmente ha strani effetti sull’ego degli europei che lo frequentano. Ne è un esempio Cecil Rhodes, l’inglese che ha costruito la sua enorme fortuna sfruttando le ricchezze naturali dell’Africa meridionale, compreso lo Zambia che in suo onore portava il nome di Rhodesia settentrionale, mettendo le basi del futuro appartheid e del quale si ricorda la frase: “Se potessi, annetterei altri pianeti”. 

Tra queste risorse c’è soprattutto il rame, abbondante nella regione del Copperbelt, che dà il nome anche alle nazionali di calcio. La squadra maschile infatti è soprannominata Chipolopolo o proiettili di rame, mentre Copper Queens è l’appellativo della squadra femminile.

A portare il paese verso l’indipendenza è stato Kenneth Kaunda nel 1964. Morto lo scorso giugno, da presidente ha promosso politiche antirazziste, novità non vista di buon occhio dagli stati confinanti come l’attuale Namibia, all’epoca amministrata dal governo bianco del Sudafrica. Il Sudafrica, tra l’altro, è anche la squadra contro la quale la nazionale zambiana femminile ha fatto il suo esordio internazionale, nel 1994, venendo sconfitta per cinque reti a tre.

Per chi vuole trovare sempre un po’ di Italia in tutti i luoghi e laghi del pianeta, l’isola di Procida si è gemellata, nel segno delle tradizioni della pesca, con Mpulungu, città sulle sponde del lago Tanganica, grazie all’accordo sottoscritto dal console dello Zambia a Napoli, Francesco Cossu.

Gli intrecci tra la nazione delle cascate Vittoria e l’Italia sono ovviamente presenti anche nel gioco del pallone. Alle Olimpiadi di Seul del 1988 il calcio africano era in ascesa, ma lo Zambia non poteva dirsi di certo la formazione di spicco del continente. Nessuno quindi ha visto arrivare il sonoro 4-0 subito dagli Azzurri. 

Nello stesso anno in cui la squadra femminile faceva il suo esordio internazionale, il gioco dei proiettili di rame aveva dimostrato di meritarsi una qualificazione ad un mondiale. Continuavano a non essere i favoriti ma Kalusha Bwalya, che militava nel PSV Eindohven, era uno dei migliori attaccanti del continente. 

La prima partita di qualificazione si tiene a Dakar, contro il Senegal. La trasferta si preannuncia complicata, con tre soste per il rifornimento, prima in Congo, poi in Gabon e l’ultima in Costa D’Avorio, e su un velivolo, il DCH-5 Buffalo, dal 1975 in uso dalle forze armate del paese ma che nel 1993 non usava più nessuno. Già durante il primo scalo, i piloti si erano convinti ci fosse qualcosa di strano nel funzionamento di un motore, ma il viaggio era ancora lungo e la squadra riparte. Alla seconda sosta, nuovo rifornimento, ulteriori controlli e un altro decollo. 

Dopo pochi minuti però, il motore che aveva insospettito i piloti prende fuoco. Ma bisogna mantenere la calma, spegnendo il motore in fiamme si riuscirebbe comunque ad arrivare in Costa d’Avorio. Ma sono quasi le undici di sera e il primo pilota, appena rientrato da un volo alle Mauritius e probabilmente stanco, sbagliando spegne l’unico motore funzionante. Per i diciotto giocatori sul volo non c’è via di scampo. L’aereo si inabissa a cinquecento chilometri dalla costa del Gabon senza che l’oceano restituisca superstiti. 

In un disastro che ricorda per molti versi Superga, il simbolo della nazionale Bwalya, che avrebbe raggiunto i compagni dopo l’impegno con il PSV, è l’unico superstite insieme al difensore Charlie Musonda fermo per infortunio. 

La voglia di riscatto è così tanta che in pochissimo tempo viene organizzata una nuova squadra. Nonostante sia troppo tardi per la qualificazione al mondiale, l’anno successivo lo Zambia raggiunge un iinsperato secondo posto alla Coppa d’Africa. 

Per la vera resa dei conti col destino però, arriva il 12 febbraio del 2012. La finale della Coppa d’Africa tra lo Zambia e la Costa d’Avorio di Yaya Touré e Didier Drogba si gioca in Gabon, il paese teatro della fine di un sogno. E così, diciotto anni dopo quella tragedia, arrivati ad una serie infinita di calci di rigore, l’ivoriano Gervinho sbaglia e il difensore zambiano Sunzu segna il rigore numero diciotto che consegna il titolo allo Zambia.

Anche qualcuna delle ragazze di Bertolini ha familiarità con lo Zambia.Prima tra tutte Annamaria Serturini la quale, nel mondiale in Costa Rica Under 17, ha siglato le reti del 2-0 nella partita inaugurale del girone contro le Copper Queens. 

Da quell’esordio nel 1994, la storia della nazionale femminile zambiana è un pendolo che oscilla tra l’assenteismo da partite valide per la FIFA e sconfitte contro il Sudafrica. Dopo sei anni di assenza, nel 2002 la nazionale cosa fa? Prende parte alla COSAFA Cup, campionato annuale africano, venendo eliminata al secondo turno, ancora una volta dal Sudafrica. 

Nonostante le rare apparizioni, nel 2009 lo Zambia arriva al suo miglior risultato nel ranking, la posizione 92. Quell’anno però le zambiane ci cascano di nuovo e, non disputando nemmeno una partita valida per il ranking, l’anno successivo si ritrovano al posto 122.

Da quell’anno fino al 2019 sono poche le prestazioni degne della squadra. Del 2012 è da ricordare l’esibizione canora delle tifose, per lo più donne tra i 35 e i 40 anni, nella partita contro il Malawi in cui le Copper Queens hanno mancato la qualificazione alla Coppa delle Nazioni africane. La scaletta prevedeva “Time Time yawo yatha”, pezzo ai primi posti delle classifiche zambiane, e “Akamwire”, top hit in Malawi, ascoltata dai malawiani allo stadio con sgomento, secondo quanto riportato dal Nyasa Times. D’altronde i tifosi azzurri avrebbero reagito anche peggio sentendo dei francesi intonare “Azzurro” di Adriano Celentano. Va meglio alle Copper Queens nel 2014 e nel 2018 quando conquistano la qualificazione al medesimo torneo, senza però andare oltre la fase a gironi. 

Nella COSAFA Cup del 2019, tuttavia, i primi segnali che qualcosa di eccezionale sta per accadere iniziano ad avvertirsi. Lo Zambia si qualifica secondo, sconfitto in finale dalla loro bestia nera, il Sudafrica. Risultato per niente male si traduce in bonus con i quali, ad esempio, la portiera della nazionale zambiana Hazel Nali riesce a comprarsi la Nissan Mirror di cui va molto fiera, come ha dichiarato al sito News Diggers.

Nel 2019, per una serie di fortunati eventi, lo Zambia si trova ad essere l’unica rappresentante del suo continente al torneo olimpico. Dopo aver superato i primi due turni per il ritiro delle avversarie, le Copper Queens battono Botswana e Kenya a suon di gol di Grace Chanda, poi capocannoniera del torneo con 8 reti. In finale le zambiane devono sfidare il Camerun. La partita di andata finisce 3-2, per il Camerun vanno in gol Nchout, giocatrice dell’Atletico Madrid, e Onguéné, in forze al CSKA. Lo Zambia viene tenuto a galla da una doppietta della solita Chanda.

La partita di ritorno si gioca il 10 marzo 2020 al Nkoloma Stadium della capitale Lusaka, a una quindicina di chilometri dal “Cimitero degli eroi” dove riposano i 18 della generazione più promettente del calcio zambiano. Al triplice fischio le padrone di casa vincono 2-1. Per la regola dei gol fuori casa, abolita un anno dopo, permette allo Zambia di strappare il pass olimpico per la prima volta nella sua storia. 

L’allenatore della nazionale zambiana Bruce Mwape ha da poco nominato la rosa che andrà a Tokyo. Tra queste il portiere Hazel Nali, che dopo aver preso la Nissan Mirror è andata a giocare in Israele al Hapoel Be’er Sheva, Barbara Banda, capitano miglior talento della squadra attualmente in forze al Shanghai Shengli in Cina, la centrocampista Mary Wilombe e l’attaccante Grace Chanda, giocatrici delle Frecce Rosse, e Rachael Kundanaji del BIIK Kazygurt, squadra kazaka eliminata quest’anno dal Bayern ai sedicesimi di Champions League. 

Degna di nota l’esclusione di Rachel Nachula, attaccante del Zaragoza CFF in seconda divisione spagnola, che aveva già partecipato alle olimpiadi come quattrocentista a Beijing 2008, conquistando le semifinali di specialità.

Dopo essere stati costretti a rimandare buona parte delle amichevoli in programma nell’ultimo anno a causa del Covid, le ultime due partite giocate dalle Copper Queens comprendono una vittoria per 2-1 contro il Cile in un’amichevole del 1 dicembre 2020 e, di nuovo, una sconfitta contro il Sudafrica il 10 aprile del 2021 per 3-1. 

Ma l’ultimo e definitivo motivo per tifare Zambia a Tokyo 2020 è che le zambiane hanno un girone che, per un tifoso italiano, è un continuo flashback al mondiale del 2019. Saranno Brasile, Cina e Olanda le avversarie delle Copper Queens.

Insomma, per provare a prendersi qualche rivincita, squadra che vince non si Zambia.

La rosa della squadra

Portieri: Hazel Nali (Hapoel Be’er Sheva, Israele), N’gambo Musole (ragazze ZESCO), Catherine Musonda (Indeni Roses)

Difensori: Margaret Belemu (Red Arrows), Esther Siamfuko (Queens Academy), Agness Musesa, Anita Mulenga, Martha Tembo, Lushomo Mweemba (tutti Green Buffaloes), Vast Phiri (ZESCO Girls), Fikile Khosa (Red Arrows)

Centrocampiste: Mary Wilombe (Red Arrows), Ireen Lungu (Green Buffaloes), Esther Namukwasa (Indeni Roses), Susan Katongo (ZISD Queens), Avell Chitundu (ZESCO Girls), Hellen Chanda (Red Arrows)

Attaccanti: Barbara Banda (Shanghai Shengli, Cina), Grace Chanda (Frecce rosse), Hellen Mubanga (CFF Saragozza, Spagna), Rachael Kundananji (BIIK Kazygurt, Kazakistan) Ochumba Oseke (Frecce rosse)

Giulia Beghini
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LEGGI ANCHE GLI ARTICOLI PRECEDENTI

  • Perchè tifare per la Nazionale brasiliana alle Olimpiadi di Tokyo