Alcuni fatti recenti hanno dimostrato quanto il calcio abbia caratteristiche più affini ad una religione che ad uno sport. Si invocano divinità, si creano santi e ci si fida molto poco di chi ritiene tutto questo esagerato. Probabilmente anche per questo il calcio è lo sport che ha accettato con più difficoltà l’utilizzo di strumenti che introducessero un margine di oggettività in un campo su cui a farla da padrone è il caos. 

Eli Ben-Naim, fisico teorico del Los Alamos National Laboratory, insieme a Sidney Redner e Federico Vazquez della Boston University, si sono infatti presi la briga di analizzare l’intero storico di incontri di diversi sport per capire quanto fossero prevedibili i risultati. Su oltre 43.000 partite di calcio, la probabilità che alla fine vincesse la squadra sfavorita era del 45.2%. 

Al contrario degli altri sport, su un campo di pallone quasi la metà delle volte, è la formazione meno preparata che finisce per vincere. In pratica in una partita di pallone il risultato è deciso per il 50% da quelle imprecisate divinità che regolano la sorte e che rendono questo lo sport per natura più imprevedibile e forse per questo più amato. Ma non sempre si può essere fortunati, quindi l’unica cosa che rimane da fare è cercare di essere bravi, ed è qui che entra in gioco la tecnologia. 

I principali strumenti utilizzati per la raccolta dei dati durante partite ed allenamenti sono videocamere, GPS, fotocellule e solette smart.

Videocamere

Sono oggi disponibili videocamere che non necessitano di cameraman e che garantiscono riprese in 4K a 180° che pesano poco più di un chilo e sono controllabili tramite app da smartphone. Le riprese vengono poi elaborate da un software che permette di focalizzare l’attenzione degli addetti ai lavori sulle performance di un reparto o di un singolo giocatore e di creare agevolmente highlights. Di recente anche all’Academy del West Ham Women hanno deciso di affidarsi a tecnologie di questo tipo grazie ad una partnership con Veo, sistema già utilizzato da 4000 club in più di 74 paesi.  

I software a cui si appoggiano queste videocamere di nuova generazione sono spesso integrati con sistemi di intelligenza artificiale per riconoscere e seguire la palla nel corso dell’azione, garantendo estrema precisione nell’analisi delle prestazioni della squadra. 

Unica controindicazione di appoggiarsi ad intelligenze artificiali è che potrebbero non sapere che non è tutto oro quel che luccica. Ne sa qualcosa la squadra scozzese dell’Inverness, il cui nuovo sistema di videocamere AI ha scambiato la testa pelata dell’arbitro per il pallone riprendendola per tutti i 90 minuti. 

Per chi invece vuole evitare di raggiungere remoti campi di improbabili province con un equipaggiamento da troupe televisiva, soprattutto in tempi con spostamenti limitati e stadi a porte chiuse come questi, restano piattaforme come Wyscout. La società italiana, nata nel 2004 con sede a Chiavari, mette a disposizione di scout, match analyst, allenatori e giornalisti un database vastissimo di video, dati e statistiche. Altre società che forniscono dati statistici relativi a giocatori e squadre sono Panini e Opta.

GPS e LPS

Altra tecnologia della quale si fa ampio utilizzo e che ha regalato anche gli uomini il privilegio di indossare qualcosa di simile ad un reggiseno è il GPS. Il sistema del Global Positioning System permette di localizzazare un soggetto attraverso l’elaborazione di segnali radio trasmessi da satelliti. Al sistema gestito dal Governo degli Stati Uniti è stato da poco affiancato il sistema Galileo, sviluppato in Europa e pensato per la navigazione satellitare civile. 

Per localizzare con precisione un oggetto in movimento serve ricevere il segnale da almeno tre dei 27 satelliti. La precisione della rilevazione aumenta all’aumentare del numero di satelliti coinvolti nella misurazione, ma in media la posizione è rilevata con una buona precisione. L’errore nelle coordinate può essere infatti di qualche metro, non male rispetto all’errore di 50 metri che accompagnava questi sistemi prima del 2000. 

Ma cosa è in grado di dirci questo magico sistema che triangola segnali spaziali? Il GPS fornisce parametri utili soprattutto a giudicare il lavoro con la palla. Tra i principali parametri per giudicare le prestazioni in gara ci sono la potenza metabolica (Watt), la velocità (m/min) soprattutto quando maggiore a 16km/h (%V>16), i profili di accelerazione e decelerazione (%ACC e %DEC) e i cambi di direzione a velocità elevata (W/kg) o con angoli superiori a 30°. Per determinare la quantità di lavoro svolta, soprattutto durante l’allenamento, si guardano invece la distanza in metri che l’atleta avrebbe percorso a velocità costante (DEQ) e la percentuale anaerobica, che dà un’indicazione del tempo passato a potenze superiori a 20W (%AN).

Leggermente diversa invece la soluzione adottata dai dispositivi wearable di Catapult, che si affidano al sistema LPS o Local Positioning System. Questa tecnologia si basa sulla recezione di un segnale a corto raggio e non satellitare, permettendo quindi una miglior precisione a livello locale, garantendo l’utilizzo anche in zone dove la recezione del segnale GPS non è sempre garantita. Ad utilizzare i dispositivi Catapult è ad esempio la Nazionale Svedese di calcio femminile. Sprint e corse ad alta intensità sono i parametri sui quali si è focalizzata l’analisi della preparazione al mondiale di Sembrant e compagne, garantendo così la replica dell’ intensità di gioco richiesta poi durante le partite. 

Fotocellule

Sistemi come Optojump permettono invece di esaminare le condizioni fisiche degli atleti a 360°. Potenza, forza, velocità e abilità cognitive sono messe alla prova per valutare lo stato di preparazione e di forma, evidenziando eventuali situazioni critiche e garantendo un carico mai troppo eccessivo nel caso di riabilitazione post infortunio

Tutti questi dati possono poi essere gestiti in modo complessivo da applicazioni che rispondono alle specifiche esigenze delle squadre. Il mondo delle App rende poi disponibili agli allenatori applicazioni sulle quali poter organizzare sessioni di allenamento di squadra o specifiche per singolo giocatore. Youcoach ha ad esempio creato l’applicazione Mycoach, utilizzata anche dalla sezione femminile dell’AC Spezia

Solette smart

A differenza di quanto fin qui descritto, una tecnologia in grado di fornire dati specifici per il calcio è Adidas GMR, un sistema che, nonostante le apparenze, non è fatto coi piedi. I due sensori che vanno posizionati all’interno delle solette sono dotati di giroscopio, accelerometro e di un processore che, grazie all’implementazione del machine learning, è in grado di isolare e analizzare i movimenti specifici del calcio

I dati che il sistema è in grado di misurare sono:

  • Potenza del tiro, fornendo il valore della velocità massima 
  • Sprint, grazie alla rilevazione della velocità della punta dello scarpino.
  • Numero di tiri e passaggi
  • Distanza totale percorsa correndo 

Tutte queste informazioni sono poi trasferite all’app di EA Sport FIFA Mobile per iOS e Android sulla quale  il vostro sudore può sbloccare nuove sfide e riscattare ricompense esclusive.

Se siete curiosi di provarlo, lo potete acquistare sul sito di Adidas a 35€. Oltre ad Adidas sistemi simili sono stati sviluppati anche da società come Xampion, che non possono permettersi Dybala, Valentina Giacinti o Eleonora Goldoni come testimonial.

Avere a disposizione dei dati è un elemento necessario ad avere dei benefici sul campo la domenica, ma purtroppo non è sufficiente. Einstein non era un match analyst, ma come molti di loro aveva ben presente una cosa: “Non tutto quello che conta può essere contato e non tutto quello che può essere contato conta”. L’anello mancante dell’evoluzione del calcio moderno è rappresentato da coloro che nel mare di dati disponibili riescono a sguazzarci senza annegare: match analyst e allenatori.

Analizzando il numero di accelerazioni ad alta velocità e il momento in cui vengono eseguite, si è in grado di capire l’efficacia dell’azione di un giocatore. Il numero di eventi ad alta potenza suddivisi per il tempo totale dà invece un indice dell’intensità di un allenamento.

E’ la natura del calcio a volere che buona parte del risultato finale sia in balia degli eventi, ma la strada per addomesticare l’altra metà sta iniziando ad essere affollata come un lungomare d’estate. Ci pensa Mark Brunkhart, fondatore di Match Analysis, a placare l’entusiasmo derivato dall’introduzione delle ultime magie della scienza: “In termini di storia della medicina, il presente dell’analisi applicata al calcio corrisponde all’epoca delle sanguisughe e dei salassi. Dovremmo renderci conto, senza smettere di progredire e lavorare, che sappiamo davvero ancora molto poco”.

Come direbbe il più vecchia scuola degli allenatori, la partita è ancora lunga, testa bassa e lavorare.

Giulia Beghini
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