Michelle Akers e Sun Wen hanno scritto la storia del calcio femminile e del dualismo Stati Uniti-Cina a cavallo dei due millenni

L’11 Dicembre 2000 si tenne a Roma il FIFA World gala, la celebrazione annuale dell’annata calcistica. In occasione della fine del ventesimo secolo, la Federazione internazionale ha deciso di premiare i calciatori e calciatrici che si sono maggiormente distinti nel ‘900. Se Maradona e Pelè vinsero il FIFA Player of the Century, per il calcio femminile si divisero il premio Michelle Akers e Sun Wen. L’americana trionfò nella preferenze della giuria tecnica, mentre la cinese fu la preferita tra i votanti del sito ufficiale della FIFA.

Akers e Wen hanno caratterizzato la storia del calcio femminile nel loro paese, in particolare nell’ultimo decennio del Novecento. Akers, classe 1966, viene considerata la prima vera stella del calcio femminile americano. Preparò il terreno per le sue connazionali Mia Hamm ed Abby Wambach come role model e donne immagini dentro e fuori dal campo. La sua esultanza venne utilizzata da una celebre marca di cereali con la scritta “The Breakfast of Champions”, diventando la prima calciatrice testimonial. Akers salì alla ribalta in occasione dei Mondiali del 1991 in Cina, i primi organizzati ufficialmente dalla FIFA, in cui segnò dieci reti portando la sua selezione alla vittoria finale. Alla manifestazione partecipò anche la Nazionale italiana di Carolina Morace e Rita Guarino, sconfitta dalla finalista Norvegia ai quarti di Finale.

Ai Mondiali cinesi prese parte anche la diciottenne Sun Wen. Nata a Shanghai, si avvicinò al calcio grazie all’influenza di suo padre, che sin da piccola la portava alle partite del campionato cinese maschile. Nella sua città natale giocò dal 1989 al 2000, dedicandosi anche allo studio della letteratura cinese alla University of Shanghai. Wen rivestì un ruolo fondamentale nella storia del calcio femminile cinese, che visse la sua Golden Era propria negli anni novanta. Era la giocatrice più rappresentativa e decisiva, avendo segnando 106 reti in 152 partite con la selezione Nazionale. E’ tuttora la top scorer della Nazionale cinese. Nonostante questi dati e la maglia numero 9 indossata per più di un decennio, la calciatrice cinese colpiva per rapidità, creatività e leadership al servizio della squadra, finendo spesso sul tabellino finale per i suoi assist. Partecipò a quattro edizione dei Mondiali, ma la prima, quella casalinga, la segnò maggiormente. “Ricordo il nostro inno nazionale suonato prima della gara inaugurale. Ero così nervosa che non mi ricordavo cosa fare, l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era di respirare. Fu un momento di grande ispirazione ed eccitazione.” La Cina giocò quella partita contro la Norvegia davanti a 65 mila persone.

Tra il 1995 e il 1999 le Nazionali di Stati Uniti e Cina si affrontarono in tre occasioni. La prima fu in occasione della Finale per il terzo e quarto posto al Mondiale del 1995 in Svezia. Le due protagoniste non si incrociarono in campo, dato che Michelle Akers si infortunò al ginocchio nella semifinale persa contro la Norvegia. Il vero turning point nella carriera dell’america fu l’anno precedente, quando scoprì di soffrire della sindrome della fatica cronica. Come si può dedurre dal nome, questa malattia porta a profonda stanchezza, disfunzioni cognitive e dolori che vengono amplificati da qualsiasi sforzo fisico. Per contrastare queste problematiche, Akers si reinventò da attaccante a centrocampista difensivo. In campo mostrava tenacia e abnegazione fuori dal comune, tant’è che Mia Hamm, sua compagna di squadra, disse “lei era la nostra guerriera, per noi era tutto” , mentre il suo allenatore Anson Dorrance affermò che “Akers continua ad essere per me la calciatrice più completa di sempre”. Infatti il cambio di ruolo non influì sui suoi numeri, tanto da segnare 107 reti in 153 gare, gli stessi realizzati finora da Alex Morgan.

Le due sfide successive si tennero in terra statunitense, in occasione delle Finali delle Olimpiadi di Atlanta 1996 e del Mondiale del 1999. In entrambi i casi trionfò la Nazionale a stelle e strisce. Nel corso di un training camp ad Orlando, Akers si infortunò gravemente al ginocchio. Molti giornalisti supposero che si sarebbe dovuta ritirare, ma la centrocampista sorprese per l’ennesima volta i miscredenti e giocò tutte le partite con il legamento collaterale lesionato. Al termine dell’Olimpiade si operò per la terza volta. Dall’altra parte del mondo Wen aveva raggiunto la sua completa maturazione e crescita, tanto da trainare la squadra ed ergersi figura fondamentale dentro e fuori dal campo. Allo Sanford Stadium di Athens, Georgia, gli Stati Uniti superarono di misura la Cina e conquistarono la vittoria nella prima storica volta del calcio femminile tra le discipline olimpiche. Indovinate chi segnò il momentaneo 2-1 per le asiatiche? Proprio lei, Sun Wen, che legò per la prima volta, ma ultima, il suo nome alla città di Atlanta.

Il 10 Luglio 1999 si giocò al Rose Bowl di Pasadena la storica finale del Mondiale made in USA. Novanta mila persone assistettero dal vivo alla partita, 18 milioni di persone negli States per un totale di 40 milioni in tutto il mondo la seguirono in televisione. I 120 minuti terminarono senza reti, solo ai rigori la Nazionale di casa conquistò la sua seconda vittoria mondiale. Le due protagoniste si classificarono rispettivamente prima (Wen) e terza (Akers) miglior calciatrice del torneo. Da quel momento in poi, le loro carriere presero direzioni differenti per incrociarsi nuovamente solo in occasione del sopracitato FIFA World Galà del Dicembre 2000.

Da una parte Michelle Akers aveva trentatrè anni nel 1999 e tanti infortuni, difficoltà e operazioni alle spalle. A pochi mesi dalla manifestazione si dislocò la spalla, ma, ovviamente, non rinunciò a parteciparvi, scendendo in campo sotto infiltrazioni dei medici. Le sfortune non si conclusero: al termine della vittoria nei quarti di Finale si fece nuovamente male in quel punto dando il cinque ad un tifoso. Nella partita decisiva contro la Cina fu costretta ad essere sostituita per una contusione alla testa, nonostante ciò festeggiò il suo secondo Mondiale in tre partecipazioni. Prima delle Olimpiadi di Sydney 2000 e complice una ricaduta alla spalla, Akers annunciò il suo ritiro: “Alla fine dissi a me stessa che tutto questo era folle. Stavo combattendo per superare ogni giornata e questa è stata l’ultima goccia, quando troppo è troppo. Non sono più soddisfatta di me stessa e non sono sicuramente utile alla squadra. E’ stato difficile decidere di non andare a Sydney, però ho una gran pace nel sapere che ho combattuto fino alla fine e non ho più niente da dare.” La FIFA ha più volte reso onore alla sua carriera. Il 7 Giugno 1998 le venne conferito l’Ordine al merito della FIFA per i suoi contributi dentro e fuori dal campo, diventando la prima donna a riceverlo. Nel 2004 venne inserita nella FIFA 100, la lista dei 125 miglior giocatori della storia scelti da Pelè per i 100 anni dalla nascita dell’organo di governo internazionale. Akers e Mia Hamm furono le uniche calciatrici presenti. Dopo il suo ritiro continuò a promuovere il calcio femminile come portavoce e leader del movimento. Dal 2011 gestisce con il figlio una piccola fattoria proprio ad Atlanta, non una città qualunque.

La città americana nello stato della Georgia è stata anche la “casa” di Sun Wen dal 2001 al 2003. La calciatrice cinese ottenne le luci della ribalta negli States dopo le ottime prestazioni nei tornei internazionali. Terminò il Mondiale del 1999 con sette reti all’attivo, vincendo il premio di miglior marcatrice (oltre a quello citato in precedenza di miglior giocatrice). L’anno dopo segnò quattro gol in tre partite alle Olimpiade di Sydney, conquistando definitivamente gli addetti ai lavori americani. Fu la prima scelta al Draft del 2001 da parte degli Atlanta Beat. In due stagioni realizzò 33 presenze e 7 gol, non riuscendo ad esprimersi al massimo complice gli infortuni al ginocchio e caviglia. Nel Gennaio 2003 ritornò a Shangai per prepararsi alla FIFA Women’s World Cup. Il torneo si sarebbe dovuto disputare nel suo paese natale, ma a causa del dilagare della SARS si tenne nuovamente negli Stati Uniti. Decise di ritirarsi nel 2006, dopo aver preso parte a 6 Mondiali e 2 Olimpiadi, per un totale di 16 gol in 28 partite. Rimase nel mondo del calcio, nell’Agosto scorso è stata nominata vicepresidente della Federazione calcistica cinese, dopo aver ricoperto il ruolo di direttore tecnico. La sua nazionale non ha più raggiunto i fasti del dualismo con gli Stati Uniti che la vide protagonista, anche a “causa” dell’esplosione dell’economia cinese: “I genitori vogliono che i figli, in particolare le ragazze, studino, suonino il piano ed imparino a dipingere. Quando ero giovane, giocare a calcio era motivo di orgoglio, ora non è più così.” Ma l’obiettivo di Wen è di invertire la tendenza e ridare centralità al gioco: “Dobbiamo dimostrare che le ragazze possono diventare di successo, educate e persone complete attraverso il calcio.”

Michelle Akers e Sun Wen sono state le protagoniste del movimento nel suo primo periodo di crescita, quando le grandi manifestazioni internazionali si sono aperte al mondo del calcio femminile. Che siano state vittorie o sconfitte, che abbiano siglato gol o subito infortuni le due calciatrici hanno lasciato un segno indelebile nella storia.