Il riassunto della seconda puntata del reality show dedicato al calcio femminile

L’inizio di questo secondo episodio di Ultimate Goal è per certi versi un deja vu dei tempi della scuola. Quando si tornava a casa dopo una mattinata in cui potevano esserci state più note sul registro che brogli elettorali annunciati da Trump, ma alla domanda “Come è andata oggi?” la risposta era sempre e solo “Bene”. La seconda puntata del reality inglese si apre proprio con le coach che chiedono alle 31 ragazze, riunite in cerchio, come giudicavano il loro allenamento del giorno prima. La risposta? Scontata. 

Ma non tutte le risposte taciturne di una donna sono uguali e questo Rachel Brown-Finnis pare saperlo. L’allenatrice infatti ha notato che, tra le giocatrici, ce n’è una che preferisce affidare ai piedi più che alla bocca il suo pensiero sul mondo, il suo nome è Maria Farrugia. Maltese, classe 2001 e in forza al Sunderland, è stata la calciatrice che ha più impressionato le coach per qualità tecnica. Guardando questo show dall’Italia, il pensiero corre velocemente all’asso (nella manica) del Sassuolo, la maltese classe 2004 Haley Bugeja, e subito ci si domanda: ma cosa vi danno da mangiare a Malta figliole? 

Intorno ad una tavola imbandita su un terrazzino vista mare a Gozo, isola dell’arcipelago maltese, siedono fratelli, genitori e nonni di casa Farrugia a raccontare come è nata la passione che lega la giovane al calcio.  In una puntata a tema “Riposte scontate”, Maria racconta che la sua passione per questo sport è sbocciata quando, ancora cinquenne, andava a vedere gli allenamenti del fratello. Dichiarazione questa a sostegno di una recente teoria complottista secondo la quale un’intera generazione di calciatrici non sarebbe esistita se fossero state figlie uniche.

La storia di Maria e Haley che scelgono una Londra e l’altra Sassuolo, due città circondate dalla piattezza della pianura con nebbia e pioggia a contorno, per seguire la loro passione ha qualcosa di terribilmente tragico per chi nasce al mare. Decisioni come queste diventano però cartine tornasole in grado di rivelare la dose di coraggio che giocatrici come loro sono in grado di mettere in campo.

Giunti alla seconda puntata, mentre inizia a delinearsi in modo molto chiaro come gli inglesi hanno strutturato il reality, c’è ancora una cosa che rimane totalmente inaccessibile al pubblico: la possibilità di distinguere Mollie e Rosie Kimita. In un primo momento la scelta della regia sembra chiara: Mollie parla e, per esclusione, Rosie scrive, secondo il modus operandi tipico delle migliori caserme dei carabinieri. Poi però i ruoli si invertono creando confusione e smarrimento nel pubblico.

La puntata continua spostando il focus su una serie di ragazze con storie così tristi da poter occupare un’intera annata di Pomeriggio cinque. Tra Dyana Chong che è da sola perchè i parenti sono in Asia, Holly Rogers che ha la sindrome dell’impostore, Rio che fa fatica a conciliare la scuola, il calcio e le visite alla madre in ospedale e Olivia moore giù di corda per via del quinto anniversario della morte del padre, si viaggia a 130 piantini all’ora. 

Una scintilla di inaspettata allegria in questo mare di lacrime la porta Tyra Mills. Numero 31 sulla schiena e fianchi larghi, ma solo perchè proporzionati al cuore e all’evidente intelligenza di questa ragazza, anche lei cresciuta con il fratello come punto di riferimento. Ha vissuto a Londra con la madre, mentre il padre ha fatto qualche sporadica apparizione per poi morire in un incidente d’auto in Giamaica. In una situazione che avrebbe fatto perdere la strada a molti adolescenti, Tyra ha invece dedicato tutte le sue energie alla scrittura di canzoni rap e al calcio. Il tempo speso a giocare l’ha fatta diventare un difensore che fa della lettura anticipata delle situazioni di gioco il suo punto forte. Nonostante il fisico non slanciato, ha la straordinaria capacità di uscire dalla difesa con la stessa velocità con cui i commissari escono dalla Calabria. 

Grande ospite della puntata è Fara Williams. Da non confondere con Pharrell, quello di Happy, Fara è la giocatrice che detiene il felice record di presenze con la maglia della nazionale inglese. Centrocampista di lunghissimo corso è al camp di Ultimate goal non solo per insegnare alle giovani generazioni a perfezionare i loro movimenti, ma anche perchè era compagna di stanza di Rachel Brown-Finnis. Nonostante possa sembrare un lampante caso di raccomandazione, e nonostante alla domanda “Quando ti ritirerai?” lei risponda come risponderebbe Berlusconi, Fara è una giocatrice che sa il fatto suo. Oltre evidenti meriti sportivi (un bronzo mondiale e un argento europeo), per sette anni, anche mentre indossava la maglia della sua Nazionale, è stata una senza tetto. Cacciata di casa giovanissima ha passato molte notti solitarie nei peggiori ostelli di Londra, con il calcio come unica valvola di sfogo e salvezza. Ha deciso in seguito di mettere le sue conoscenze calcistiche a disposizione della Homeless FA Charity, aiutando a selezionare gli elementi che avrebbero rappresentato l’Inghilterra alla Homeless World Cup. 

La vita di Williams sciabola un morbidissimo assist all’introduzione della psicologa dello sport Linsday Woodford, che segue le ragazze per una preparazione al mondo dei professionisti che i jazzisti definirebbero “body and soul”. Come era prevedibile è una Tyra Mills sempre sul pezzo a prendere parola a nome di tutte e a chiedere alla psicologa se sia normale, prima di una partita, andare al cesso più spesso di un ottantenne con problemi di prostata. 

Nel best of di questa scoppiettante puntata entrano di diritto anche: 

  • una quantità senza senso di “is that make sense”
  • la fisioterapista vestita da macellaio

Potete vedere qui la seconda puntata di Ultimate Goal. L’iscrizione alla piattaforma è gratuita per il primo mese e poi il prossimo mese è Natale, quindi problema risolto. Per i più pigri e squattrinati l’appuntamento è alla prossima settimana. Per il riassunto della prima puntata clicca qui.

Giulia Beghini
© RIPRODUZIONE RISERVATA