In questi giorni è stata redatta la bozza del Testo unico per la riforma dello sport che il ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, ha presentato ai partiti e al Governo.

Si tratta di 124 pagine che interessano diverse questioni dello sport.
All’interno del testo vi è anche la misura che prevede la progressiva cancellazione del vincolo sportivo anche a livello dilettantistico.

Una proposta che interessa molto da vicino il calcio femminile essendo uno sport dilettantistico.

Attraverso il vincolo sportivo una calciatrice si lega ad una società calcistica attraverso il tesseramento. Questo obbliga l’atleta a svolgere la propria attività agonistica esclusivamente con la società con la quale ha firmato.

Dai 14 ai 16 anni il vincolo sportivo può avere una durata annuale, salvo precedenti accordi che indicano chiaramente un legame pluriennale.
Dal 16° anno di età, una calciatrice stringe un legame con la società fino al venticinquesimo anno, salvo accordarsi per lo svincolo ex art. 108 NOIF.

Questo comporta che l’atleta non può decidere di trasferirsi in un’altra società senza il consenso del club per il quale è tesserata. Le uniche eccezioni ammesse riguardano la stipula di un contratto da professionista, il cambio di residenza, il fallimento della società di appartenenza o non partecipi ad almeno quattro partite ufficiali durante la stagione agonistica.

L’ex presidente dell’AIC Damiano Tommasi, due mesi fa aveva annunciato che si stava lavorando per una riduzione del numero di anni.

Il ministro Spadafora riguardo al vincolo sportivo ha specificato che: “Gli atleti potranno liberarsi a fronte di parametri che saranno fissati dalle singole federazioni“.

Se va tutto bene negli incontri con la maggioranza – ha precisato il ministro – il Cdm dovrebbe approvare il testo unico tra fine luglio e inizio agosto» per un voto definitivo «che potrebbe arrivare a settembre“.

Questa dell’abolizione del vincolo sarebbe una decisione epocale, attesa dal mondo dello sport dilettantistico da tantissimi anni.

Diversi anni fa, era il 2013, avevamo scritto un approfondimento in merito, con la testimonianza di una calciatrice di Serie C costretta a subire i ricatti della propria società.

Giuseppe Berardi
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