L’Aquila, Pescara, Chieti, Teramo e Tokyo sono le province abruzzesi. L’ultima è stata conquistata nel gran Risiko del villaggio globale da un cittadino di Castaleguidone. Il signor Giuseppe ha fatto armi e bagagli ed ha aperto “La trattoria dei paesani” nel quartiere Shinjuku della capitale giapponese. Entrando nel locale quel che si può vedere appeso sul muro è la maglia di Daniela Sabatino, perché ognuno di noi ha un paesano illustre e se non lo ha, è lui stesso o lei stessa il paesano illustre.

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

Cesare Pavese

È un tifo cosmopolita quello che spinge l’attaccante azzurra e le sue compagne per il mondiale in Francia, un tifo che affonda le sue radici in un posto che non conosce metropoli ma è un coacervo di modi di essere e pensare, di paesaggi e culture. Per capire Daniela Sabatino bisogna capire prima l’Abruzzo.

Nasce ad Agnone, in Molise, per esigenze logistiche. Quante cose succedono in Abruzzo per esigenze logistiche! Cresce a Castelguidone, un borgo di poco meno di 400 abitanti a 775 metri sul livello del mare. Che probabilità ci sono che in un posto del genere, tra poche centinaia di persone, nasca uno dei bomber più prolifici della storia del calcio nostrano? Tante per chi ha la pazienza di cucire i sogni e non fermarsi davanti ai limiti della provincia.

Sono molti i limiti, quelli con il coraggio e la capacità di superarli invece non troppi. Ma è sbagliato oltre che stupido parlare solo di quel che un posto non da.

Il punto è che, chi nasce in paese, ha un corredo di ricchezza diverso da quello di chi nasce in città perché alla volta del grande centro, prima o poi, partiamo un po’ tutti. E a partite si può partire sempre, è nascere che è una volta sola.

Ma cosa fa vivere questi posti in un mondo che va a velocità quasi insostenibile, dove quello che per i nostri genitori e nonni era vita normale diventa turismo sostenibile, dove i congiunti sono i vicini di casa nel raggio di dieci chilometri e le feste di paese sembrano un pranzo domenicale? La veracità di certi legami, la loro semplicità e l’esigenza di non doverli mai cercare come fossero argomento di studio o il posticipare la processione del compatrono del paese quando alle 18:00 c’è una partita del mondiale e Daniela è titolare.

Dicono degli abruzzesi, da oltre un secolo, che siano forti e gentili, come la loro terra, un terra di passaggio che si è dovuta reinventare colpita mille volte al cuore. Come altre, certo, ma con la supervisione di un gigante dalla cui cima si può vedere Roma, la città che diventa quasi misura di tutte le cose.

Cosa c’è in Abruzzo di così bello?
Il Gran Sasso, la Majella, gli orsi marsicani, i pastori abruzzesi, i Trabocchi, gli arrosticini, la genziana, i confetti di Sulmona, lo Zafferanno di Navelli, le ceramiche di Castelli, Gabriele D’Annunzio, Ennio Flaiano, Ignazio Silone, Marco Verratti, Linda Tucceri e Daniela Sabatino.

Capocannoniere della Serie A all’inizio dello scorso decennio, insieme a Patrizia Panico, con 25 gol, un per ogni anno di età, Daniela fa tappa ora a Firenze. È un attaccante su cui si può ancora puntare, su cui si può sempre puntare; come un altro saggio corregionale avrebbe sentenziato “Sabbbatino il gol l’ha sembre fatto”. Ed è proprio così, dalle prime esperienze, passando per la Svizzera fino poi ad esplodere con la Reggiana e a consacrarsi con il Brescia, l’apporto realizzativo del centravanti è stato sempre notevole.

Negli ultimi due anni ha vestito le maglie di Milan e Sassuolo, catechizzando le fortunate giovani senza però toglier nulla alle sue prestazioni e alla sua continuità.
Come un pastore abruzzese che sa proteggere il suo gregge ma con la stessa agilità di un camoscio, protagonista di rilievo delle scorribande nel parco nazionale.

Essere nel posto giusto al momento giusto, questa è la miglior caratteristica di Daniela Sabatino che un po’ ci è nata e un po’ l’ha imparato da Pippo Inzaghi.

Ora il posto giusto non può che essere quello colorato di Viola. Buona fortuna, Dani.

Marialaura Scatena
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