L’Empoli Ladies è la sorpresa di questo campionato sospeso. Dopo un inizio stentato, la squadra toscana ha sfornato prestazioni sempre più convincenti, mettendo spesso in grosse difficoltà “le grandi”.

La vittoria al Vismara contro il Milan è forse la classica ciliegina su una stagione da incorniciare. Frutto di un’organizzazione tattica invidiabile e di un gruppo molto giovane e fortemente coeso, formato da elementi di grande prospettiva.
Una delle protagoniste di questa matricola terribile è sicuramente Cecilia Prugna, pedina fondamentale dello scacchiere di mister Pistolesi, che l’ha utilizzata in tutte le 16 partite di campionato senza mai sostituirla. Con 5 reti all’attivo, Cecilia è anche la miglior realizzatrice della sua squadra: ha messo lo zampino, neanche a dirlo, nella storica vittoria col Milan, insieme alla compagna Di Guglielmo. Prestazioni sempre in crescendo che le hanno permesso di conquistare un posso nella Nazionale U23.

Come stai affrontando questo periodo di quarantena? Riesci ad allenarti?

In questo periodo molto anormale sono tornata a casa dai miei. Avendo il giardino riesco ad allenarmi, abbiamo un programma di squadra da seguire per mantenere la forma fisica. Adesso la priorità è rispettare lo stato di emergenza, si parla di salute e di vita delle persone, tutto il resto si deve adeguare a questa situazione, anche il calcio.

Partiamo dall’inizio: vieni da una famiglia molto sportiva, com’è nato l’incontro con il calcio?

Sì, in particolar modo mia mamma ha sempre praticato sport, tutt’oggi è una runner veterana che dà ancora filo da torcere alle più giovani. Mio babbo è sempre stato un appassionato. Quindi sono cresciuta con la filosofia dello sport: i miei genitori sostanzialmente hanno sempre avuto la priorità di farmi fare sport, non importava quale. Così, non solo non mi hanno mai limitata, ma sono stati i primi sostenitori della calciatrice che sono. Mi ricordo che anche da piccola riconoscevo questo privilegio. Mi sentivo fortunata, perché alcune mie amiche che avrebbero voluto giocare a calcio si fermavano di fronte allo scetticismo dei genitori. Ovviamente a incontrare il calcio ci ho messo poco, era il passatempo più diffuso durante le ricreazioni alle elementari e le partite continuavano poi dopo pranzo in piazza fino a sera. A 7 anni mi sono iscritta nella società del paese, e da lì non ho più smesso.

Fondamentalmente hai militato sempre nella stessa squadra: Castelfranco ed Empoli (dal 2016). Ci puoi raccontare com’è stato il passaggio da Castelfranco ad Empoli?

Abbiamo vissuto quel passaggio, da Castelfranco a Empoli, come il primo passo verso il raggiungimento dei nostri sogni, verso il professionismo in qualche modo. Siamo passate da allenarci in un “campaccio” terra e buche, al sintetico del centro sportivo di Monteboro, con tutta una serie di agevolazioni che oggi diamo spesso per scontate. Eravamo un gran bel gruppo fatto di persone, che spendevano quotidianamente tempo, sudore e sacrifici per continuare a far esistere una realtà femminile, che a quel tempo si sosteneva da sola, senza nessuna prospettiva né motore, se non quello di una grande passione. Quando è arrivato l’Empoli, è stata una sorta di vittoria che ha ripagato tutto il trascorso di questa società, tutte le volte in cui ha deciso di non mollare.

Grande costante di questo tuo percorso è mister Pistolesi. Com’è il tuo rapporto con il mister? È stato importante aver avuto un’unica figura che ti seguisse nel tuo percorso di crescita?

Con il mister ormai stiamo condividendo anni di storia di questa squadra. A lui devo tanto, mi ha lanciato in prima squadra allo scattare dei 14 anni, accompagnandomi con una fiducia incondizionata durante tutto il mio percorso di crescita. Porta con sé una grande esperienza che ci trasmette costantemente, basando il nostro rapporto sul dialogo e sul confronto, una sensibilità che ho sempre ritenuto fondamentale nel dare equilibrio alla squadra. È un esperto di calcio, ma soprattutto di donne che giocano a calcio. E questa probabilmente è la sua dote più grande e invidiabile… perché, insomma, non è poi così semplice avere a che fare con noi, no?! [Ride]

Si dice che il mister a fine partita era solito scrivere un’equazione alla lavagna e poi chiedesse di risolverla. È vero? Lo fa ancora?

[Ride]. Vedo che c’è una vera e propria mitologia attorno a Alessandro Pistolesi. È vero che scriveva dei numeri alla lavagna: il nostro punteggio in classifica, il nostro obiettivo e i punti che ci mancavano a raggiungerlo. Ogni settimana dovevamo riuscire ad abbassare quest’ultimo numero, tre punti alla volta.

Com’è Cecilia Prugna nello spogliatoio? Leader o casinista? Raccontaci qualcosa.

In realtà sono un tipo abbastanza silenzioso, ci sono persone molto più brave di me a far casino e a cui cedo il posto. Però mi piace scherzare con le mie compagne. Si respira un bel clima nello spogliatoio: è come essere in famiglia ormai. No, non penso di avere tutte quelle virtù necessarie ad essere definita leader. Sì, cerco di dare il buon esempio, di mettere nell’allenamento massimo impegno e divertimento, ma al tempo stesso la squadra mi dà costantemente esempi da seguire.

Parlaci della tua amicizia con Lucia Di Guglielmo. Siete arrivate insieme al Castelfranco, poi Empoli, lei capitana e tu vice. Insieme convocate in nazionale U23 ed esordio con l’Olanda. Entrambe avete segnato nella vittoria contro il Milan… sembra quasi la trama di un disegno cosmico

È vero, sembra quasi una favola già scritta. Sono felice di essere cresciuta con Luci, è stata la compagna di viaggio perfetta, perché condividiamo gli stessi valori. Vedere quanto è diventata grande, quante responsabilità si è presa, mi rende davvero orgogliosa di lei. Ed essere sempre qui a condividere ancora tanta storia e tanti traguardi insieme è davvero bellissimo.

In passato hai dichiarato che fra tutte le tue ex compagne, riserverai sempre un posto speciale a Giulia Orlandi e ai suoi insegnamenti. Quanto e come ha influito sulla tua crescita?

Assolutamente, condividere un anno con lei è stata per me una lezione di calcio e di vita. È stato un anno intenso in cui non siamo riuscite a restare in Serie A ma, paradossalmente, è stata la stagione più formativa per me e Giulia è stata fondamentale in questo. Un esempio silenzioso che parlava sul campo, dando sempre il meglio di sé e tirandolo fuori dalle altre. Questo è essere leader.

Sei molto giovane e in Italia per i giovani è difficile coniugare la pratica sportiva a certi livelli con lo studio. Tu come ti sei trovata?

No, non è stato facile, ma non è neanche impossibile. Io mi sto laureando in Discipline di Arte, Musica e Spettacolo a Firenze. Frequenza obbligatoria, orari concomitanti con gli allenamenti e nessuno “sconto da calciatrice”. Una doppia vita che ti insegna che con organizzazione e impegno puoi fare quello che vuoi. Ma non sono la prima né l’ultima. Ci sono numerosi esempi di calciatrici che studiano o lavorano e cercano di incastrare tutti gli impegni, perché di calcio non si può vivere. Il livello del calcio femminile si sta alzando sempre di più e non è semplice conciliare l’impegno sportivo con lo studio o il lavoro. Questa fase di passaggio al professionismo è davvero dura, per questo speriamo che arrivino presto i riconoscimenti legislativi in termini di contributi.

Due toscane come te, Linari e Guagni, due filosofie opposte: Linari ha scelto Madrid per poter affrontare nuove sfide e crescere; Guagni ha giurato amore eterno a Firenze rifiutando il Real. Se ti si presentasse l’occasione andresti a giocare all’estero?

Due giocatrici da ammirare, perché in entrambi i casi, indipendentemente dalle diverse scelte, sono state guidate da una grande forza di volontà. Ti dico sinceramente che l’idea di un’esperienza all’estero mi è sempre ronzata in testa, quindi non mi precludo niente per il futuro.

Professionismo nel femminile. Pensi che in Italia siamo pronti per il professionismo o ci sia ancora bisogno di fare ulteriori passi in avanti?

Sicuramente grandi passi in avanti a livello qualitativo sono stati fatti da parte del calcio femminile e il mondo mediatico ha risposto molto bene in questo senso. Penso che da parte nostra la volontà sia evidente. Il livello si è alzato notevolmente e pure il valore del calcio femminile italiano, ma tutto ciò richiede un impegno che non può più essere conciliato con un lavoro e tante calciatrici vi hanno rinunciato per scommettere sul calcio. Adesso però mancano i riconoscimenti e le tutele di cui abbiamo bisogno per continuare a far crescere questo sport.

Cosa vedi nel tuo futuro? In campo e fuori dal rettangolo di gioco.

Questa è una di quelle domande per cui non ho ancora una risposta. Non ho progetti predeterminati per il futuro. Dipende da molte cose e, in primis, da come si svilupperà il calcio femminile.

Sei stata premiata come Leonessa d’argento 2019. Hai vinto il Best Goal della 16a giornata della serie A TIMVISION e sei stata scelta come Player of the Week di L Football della 11 giornata. Ovviamente l’emozione più grande è stata vincere Player of the Week.

Beh sicuramente hai elencato alcune tra le soddisfazioni più grandi che mi sta regalando il calcio in questi ultimi due anni. Non sono solo premi emozionanti, ma anche significativi, perché vuol dire che la strada intrapresa è quella giusta, dando valore a tutto il lavoro che c’è dietro. Come avevo già detto da qualche parte, il calcio è uno sport che richiede tanto sacrificio, ma ripaga sempre, e con gli interessi!!”

Paolo Di Padua
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