Governo, dirigenti e sportivi unanimi al convegno degli Avvocati giuslavoristi italiani

La legge dello sport sta per essere riscritta, perché il governo intende avvalersi della delega per il riordino del Coni, delle società sportive professionistiche e dilettantistiche e per la disciplina del rapporto di lavoro sportivo.

La delega, prevista dalla legge ‪86 2019‬ dello scorso agosto, va esercitata entro un anno, ma già si stanno preparando gli schemi di decreti legislativi, per la cui messa a punto si chiederà anche il contributo degli esperti nelle diverse discipline, inclusi i giuslavoristi.

Giuseppe Pierro, capo dell’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha portato a Milano il pensiero e la volontà del ministro per lo Sport, Vincenzo Spadafora, al convegno “L’importante è pareggiare: diritto del lavoro e parità di genere nello sport”, organizzato da Agi – Avvocati giuslavoristi italiani con la partecipazione di alcuni tra i massimi esponenti delle istituzioni calcistiche e delle società, di numerose atlete, a cominciare dalla capitana della Nazionale e della Juventus Women Sara Gama, e della responsabile del settore femminile dell’Inter (nonché avvocata) Ilaria Pasqui.

Con la prospettiva che si è schiusa a Milano, la vecchia legge 91/1981 sembra avere i mesi contati. A oggi rappresenta il maggiore ostacolo sulla via del professionismo femminile e della crescita anche economica del settore, ora che anche la presenza negli stadi e l’audience televisiva (per la spinta data da Sky Sport, presente con il direttore Federico Ferri) dimostra la sostenibilità economica dell’agonismo femminile.

Non sembra soltanto un problema di norme (in fondo la legge 81 rimetteva alle direttive del Coni e alla volontà delle federazioni sportive la possibilità, rimasta inesplorata, di introdurre il professionismo femminile). È anche un problema di governance e di mentalità, ha ricordato Gaetano Miccichè, proprio nel giorno in cui l’assemblea della Lega Calcio è riunita per eleggere il successore, dopo le sue dimissioni.

Ma ormai sembra sul punto di crollare il muro della diffidenza e della resistenza, ricordato da Sara Gama, anche attraverso l’esempio dei suoi appena due anni di contribuzione previdenziale, maturati al Paris St. Germain, prima del rientro in Italia. E Stefano Braghin, capo del settore Women della Juventus, si è detto «super favorevole» all’avvio del professionismo.

Un crollo preparato in questi anni dal lavoro di Michele Uva, direttore generale della Figc fino a un anno fa, prima della vicepresidenza Uefa, che ha “imposto” alle società professionistiche di dotarsi di un settore femminile; dall’impegno sul campo e nella società, delle atlete, dallo spiraglio della rappresentanza di genere nelle istituzioni calcistiche, come la presenza nella Fifa di Evelina Christillin.

Tutti testimoni, oggi a Milano, dei progressi compiuti e del tanto che resta da fare: i numeri li ha ricordati l’avvocata Valeria Panzironi, direttrice Affari legali di Coni Sport e Salute: i presidenti delle 44 federazioni sportive nazionali e dei 15 enti di promozione sportiva sono tutti uomini, una sola donna tra le 19 discipline sportive associate e le associazioni benemerite, e quasi soltanto uomini nei consigli federali.

Forse occorrerà una breccia, che potrebbe essere rappresentata dalla decontribuzione per tre anni, prevista da un emendamento di maggioranza alla legge di Bilancio. Il governo non l’ha ancora “bollinato”, ma Pierro ha lasciato capire che l’ipotesi è ben vista anche dal ministro Spadafora.

Ma dopo la breccia occorre una normativa giuridicamente solida ed economicamente sostenibile, alla quale intendono contribuire gli Avvocati giuslavoristi italiani, con il presidente Aldo Bottini e le avvocate Tatiana Biagioni e Maddalena Boffoli, che insieme a Paola Severini Melograni (tutte impegnate sul fronte della parità di genere, non soltanto sportiva) hanno ideato e animato il convegno.