Va avanti l’azione legale nei confronti della U.S. Soccer Federation, accusata di discriminare la squadra femminile, ma Rapinoe si dice fiduciosa riguardo a un possibile accordo comune.

“Credo che la squadra sia sempre aperta all’idea di un accordo”, ha dichiarato Rapinoe alla stampa. “Penso che nessuno voglia davvero arrivare a un processo […]. Ma ovviamente, se dovremo farlo, lo faremo.”

“Non abbiamo intenzione di scendere a compromessi su quel che sappiamo essere giusto e quel che sappiamo di meritare e di esserci già ampiamente guadagnate.”

Le calciatrici dell’USWNT avevano querelato la Federazione lo scorso marzo, con l’accusa di discriminazione di genere (sia rispetto allo stipendio sia rispetto alle condizioni lavorative).

Dopo un primo momento che sembrava lasciare ben sperare (grazie anche alla scia favorevole generata dal post-Mondiale), ad agosto le trattative per un accordo fra calciatrici e Federazione che evitasse il processo legale si sono tuttavia interrotte.

Adesso il processo è fissato per maggio del 2020, proprio  in periodo di preparazione per le Olimpiadi 2020.

“Sicuramente non è una condizione ottimale e porterà via una parte di attenzione, energia e impegno da quello che è il nostro vero lavoro, ossia giocare [a calcio]”, commenta Rapinoe. “[Ma] questa squadra se la cava molto bene con il multitasking.”

Megan fa anche notare che già durante i Mondiali di questa estate avevano non poca pressione esterna sulle spalle, dal momento che avevano appena ultimato la causa legale nei confronti della Federazione.

Come ben sappiamo, ciò non ha impedito loro di portarsi a casa l’ennesima coppa. Riusciranno anche questa volta a vincere non solo in campo, ma anche sul piano sociale? E addirittura, in questo caso, in un tribunale?

Dobbiamo augurarcelo, perché una simile vittoria avrebbe ripercussioni certamente positive su tutti i movimenti calcistici a livello globale.

Martina Cappai

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