Herat è la terza città più popolosa dell’Afghanistan e nella sua università il 60% degli studenti sono donne. Il 14 agosto, quando i talebani hanno preso possesso della città, alle ragazze che si sono presentate per andare a lezione è stato semplicemente detto di non tornare più.

Sempre ad Herat, il 2 gennaio del 1988 è nata Nadia Nadim. A 11 anni è stata costretta a scappare, insieme alla madre e alle 4 sorelle, dopo che i talebani hanno ucciso suo padre, generale dell’esercito afgano. La sua fuga attraverso il Pakistan si è poi fermata in un campo profughi in Danimarca che, fortunatamente, era a pochi passi da un campo da calcio.

Vent’anni dopo, Nadim è diventata cittadina danese, indossando ben 98 volte la maglia della nazionale che ha messo in difficoltà l’Italia nel cammino di qualificazione agli Europei della prossima estate. Ha inoltre conseguito una laurea in chirurgia, dimostrando di avere le idee chiare su come gestire la fine della sua carriera calcistica.

Oggi, dopo aver vinto il campionato francese lo scorso anno con il PSG interrompendo una scia di 14 anni di vittorie del Lione, Nadim è la numero 10 del Racing Louisville. Nella giornata di NWSL di ieri, la giocatrice ha segnato il gol che ha aperto le marcature della sfida contro il NY/NJ Gotham FC.

Al termine della partita Nadim ha dichiarato a Paul Miles di NewsRadio 840 WHAS: “È straziante. Dopo vent’anni che tentiamo di uscire da tutto quello schifo che è successo, ora siamo punto a capo. È sconvolgente.”

Quando non si ha la fortuna di essere nati nella parte giusta del mondo, tutto quello che basta è una possibilità. Una possibilità che molte delle ragazze che oggi sono in Afghanistan probabilmente non avranno.

Giulia Beghini
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