Il vento sta cambiando. I riflettori si sono finalmente accesi su una delle realtà sportive più interessanti, eppure ingiustamente quasi ignorata, almeno fino a qualche anno fa. Il calcio femminile sta facendo passi da gigante. Se dal punto di vista legislativo, questo sport sta avendo funzione di “apripista” per il professionismo, anche i media hanno recentemente svolto un’importante funzione promozionale. Ad esempio, l’indiscussa campionessa Carolina Morace ha espresso il suo plauso all’iniziativa di Sky di inserire nella programmazione l’ultimo torneo mondiale, che si è svolto in Francia.

Non si tratta più di iniziative isolate: ormai anche le partite della serie A femminile ricevono copertura mediatica, assicurandosi sempre uno share che non ha nulla da invidiare ad alcune categorie maschili. Al di fuori del terreno di gioco, però, la presenza delle donne, nell’ambito della dirigenza, dei tecnici, fino ad arrivare ad arbitri e al giornalismo e commento sportivo, c’è ancora un po’ di resistenza. Tuttavia, qualche segnale di rinnovamento c’è anche in ambiti tradizionalmente maschili. Vediamo quindi come gli stereotipi e i pregiudizi possono essere combattuti con la forza della professionalità.

Le donne in panchina

La divisa da commissario tecnico è ancora un miraggio per molte ex-giocatrici che avrebbero tutte le competenze per accedere sia al ruolo di allenatore che ad altre posizioni all’interno delle società. Nel delicato momento della fine della carriera attiva, è tuttora difficile che riescano a fare il “salto” che permetterebbe loro di proseguire una carriera a bordo campo o nelle sfere direttive.

Tuttavia, ci sono alcune rappresentanti del mondo calcistico femminile che si sono imposte per le loro qualità e per il modo in cui hanno saputo prendere per mano la squadra, anche nella massima divisione, ovvero la serie A. Sono tutte ex-calciatrici, a partire da Marianna Marini, che guida l’Orobica di Bergamo. E poi ci sono Betty Bavagnoli, ex nazionale, responsabile dei successi della sua Roma Women e la bravissima Rita Guarino, che dopo ben 35 reti con la maglia della Nazionale, ha portato a casa, con le campionesse della Juventus Women, anche lo scudetto 2020/2021. Nell’ambito della Nazionale, non si può che applaudire lo splendido lavoro di Milena Bertolini, che ormai è alla direzione della squadra da quattro anni. Quasi un lustro di successi consecutivi, che hanno visto finalmente rinascere la formazione italiana, che usciva da un periodo piuttosto buio. Al termine di un ottimo girone di qualificazione, le azzurre hanno corso fino ai quarti, dove purtroppo hanno subito l’eliminazione. Ma la rivincita in campo internazionale non si è fatta attendere: l’accesso diretto ai prossimi europei del 2022 è già stato conquistato a pieno titolo.

L’influenza delle giornaliste sportive

Il calcio femminile regala emozioni non solo a chi lo gioca, ma si sta imponendo come una realtà apprezzata da tutti gli sportivi e i tifosi di questo sport. Vi sono poi alcune fuoriclasse che riescono a distinguersi per le loro abilità tecniche, il carattere e i risultati, esattamente come succede nelle categorie maschili. Sono alcune stelle che brillano più di altre, ma che fanno parte di costellazioni fatte di squadre unite e che perseverano verso i loro obiettivi. Allo stesso modo, anche il calcio “raccontato” ovvero televisivo e radiofonico, si avvale ormai da tempo di vere campionesse della comunicazione. Ci sono professioniste, come Paola Ferrari o Ilaria D’Amico, che hanno una lunga esperienza alle spalle, ma non sono da sottovalutare anche le molte nuove leve che guidano i “salotti” sportivi, così come le interviste a fine partita e gli approfondimenti.

Soprattutto quando si tratta di giornalismo televisivo, è inutile negare che l’aspetto fisico sia un dettaglio di poco conto. Non è certo questa la sede per esprimere giudizi di valore sulle scelte relative all’importanza data all’immagine all’interno di un palinsesto televisivo, ma vale la pena sottolineare che le donne che rivestono un ruolo di rilievo in questo settore hanno sempre alle spalle una solida preparazione e una genuina passione per lo sport, al di là del look. Ad esempio, conduttrici come Anna Billò, Simona Rolandi e Giulia Mizzoni sono esempi da seguire per tutti coloro (non solo donne!) che vogliono fare del giornalismo sportivo la loro professione.

Sempre più arbitri donne

Dal punto di vista della conduzione di gara, negli ultimi anni abbiamo assistito ad una piccola rivoluzione, anche se, purtroppo, l’Italia è un po’ indietro rispetto ad altri Paesi europei. L’esordio della francese Stephanie Frappart in Champions ha fatto finalmente capire come le donne siano entrate nel mondo dell’arbitraggio anche ad altissimi livelli. La Frappart è in buona compagnia: Kateryna Monzul, ucraina, e l’inglese Sian Massey-Ellis, sono ormai presenze regolari nelle gare UEFA. Inoltre, le donne arbitrano regolarmente in diversi campionati europei, come ad esempio la Bundesliga, la Premier League e la Liga spagnola. In particolare, proprio coloro che sono state designate alla direzione delle gare nella penisola iberica, sono balzate agli onori della cronaca anche per il loro impegno nel sociale.

E l’Italia? Per quanto riguarda le presenze in Serie A e B, Maria Marotta e Francesca Da Monte sono già tra gli arbitri designabili, mentre un’altra decina di donne sono arrivate nelle fila delle gare tra divisioni minori. Se si guarda ai numeri, scopriamo che, nel nostro Paese, ci sono ben 1800 arbitri tesserati di sesso femminile. Sicuramente si tratta di un “bacino” importante, da quale potrebbero venir fuori le nuove eccellenze della direzione di gara.

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