Cresciuta nella Cantera del Barcellona, Aitana Bonmati è oggi uno dei pilastri della squadra blaugrana e nella finale di Champions ha impressionato tutti

La centrocampista del Barcellona Aitana Bonmati è stata premiata come Player of the Match della finale della Champions League.

Il club catalano ha battuto il Chelsea Women con il punteggio di 4-0.

“È un premio individuale e sono molto felice, ma questo è grazie alle mie compagne di squadra e allo staff” ha sottolineato Bonmati nel post-partita. “Abbiamo vinto grazie a tutti”.

“Ha creato spazi, ha aperto spazi con i suoi passaggi, si è mossa bene tra le linee in attacco, ha recuperato palloni nella fase difensiva e ha segnato un gol” si legge nelle motivazioni di Nina Patalon (Osservatore Tecnico UEFA) a proposito dell’assegnazione del premio MVP a Bonmati

“La verità è che non dormo da tre giorni” ha dichiarato la numero 14 blaugrana. “Pensando a questo momento, è un momento sognato, ce lo meritiamo e ce lo godiamo perché questi momenti sono unici e noi siamo eterne”.

“La partita mi ha ricordato la finale di due anni fa a Budapest, ma scambiandoci i ruoli: noi eravamo l’Olympique Lyonnais e il Chelsea il Barça” ha detto Bonmati, riferendosi alla finale persa 4-1 contro il Lione nel 2019.

“Sono senza parole. Non so come mi sento ma so di essere molto orgogliosa di questa squadra perché ce lo meritiamo” ha aggiunto la centrocampista. “Abbiamo lavorato molto duramente dalla finale di Budapest e ci siamo dati una sfida, che era quella di arrivare a un’altra finale e vincerla. Ed è quello che abbiamo fatto”.

In un’intervista sul sito della FIFA, nel giugno 2019 Bonmati dichiarava: “Penso a quanto sono piccola (un metro e sessantuno centimetri di altezza) e quanto sono giovane. A volte mi spaventavo solo al pensiero di giocare una partita importante e di come l’avrei gestita”.

Poi aggiungeva: “Ma ho giocato contro la migliore squadra del mondo e ho dimostrato a me stessa che posso giocare le partite difficili, come quella contro la Germania l’altro giorno [Germania-Spagna 1-0 del mondiale 2019] e tutte le partite difficili a venire”. La finale contro il Chelsea è la dimostrazione di quanto la centrocampista catalana sia cresciuta diventando un elemento importante nello scacchiere di Lluis Cortes.

Con il gol e la prestazione in questa finale, Bonmati ha contribuito a scrivere una pagina importante della storia del calcio femminile europeo e del club che in una vecchia intervista a El Pais aveva definito “club dei miei sogni”.

Un talento precoce

Classe ’98, Bonmati ha esordito in prima squadra il 18 giugno 2016. Nonostante la giovane età e la presenza di diverse giocatrici straniere di livello internazionale, la numero 14 è una delle poche giocatrici della cantera blagurana a essere riuscita a ritagliarsi un proprio spazio in prima squadra, tanto che nella stagione 2018-19 era stata premiata miglior calciatrice catalana.

Bonmati era entrata nel settore giovanile del Barcellona nel 2012. “Avevo tredici anni. È stato un po’ strano. Avevo sempre giocato con i ragazzi, non mi ero mai allenata con le ragazze” aveva raccontato. “Ero emozionata e felice di giocare nel club dei miei sogni, ma mi sentivo anche strana per quel nuovo palcoscenico”.

Dalla sua città natale, Sant Pere de Ribes, al centro di allenamento sarebbero bastati quarantacinque minuti in macchina, ma coi mezzi pubblici il tempo impiegato era decisamente di più.

“Mia madre è l’unica che guida e a causa di problemi si salute non poteva portarmi agli allenamenti, quindi era mio padre ad accompagnarmi coi mezzi pubblici” aveva spiegato in un’intervista a La Vanguardia. “Ci volevano due ore ad andare e due a tornare. Ci allenavamo molto tardi e il giorno dopo dovevo alzarmi presto per andare in classe. In questo momento mi guardo indietro e vedo ne è valsa la pena”.

Prima di entrare nella cantera blaugrana, Bonmati aveva giocato solo con i maschi, a partire dai compagni di scuola. “La mia famiglia non era molto calcistica, quindi è stato a scuola che tutto è iniziato. Ero l’unica ragazza e non è stato facile per me perché ho sempre litigato con i miei compagni di squadra. Alcuni non accettavano che giocavo come loro o meglio di loro. Prima non era ben visto [il fatto che le ragazze giocassero a calcio]. Ora i bambini guardano le donne giocare a calcio in tv e lo vedono in modo diverso”.

“Non ho permesso a nessuno di mettermi i piedi in testa, però. Se mi insultavano io li insultavo ancora più duramente, e se mi picchiavano io rispondevo”. Aveva detto sempre a proposito dei compagni di scuola nell’intervista alla FIFA. “È stato per questo che sono cresciuta essendo competitiva e con attitudine e ambizione”.

La competitività è proprio una delle caratteristiche principali di Bonmati, come sottolineato Xavi Llorens, l’allenatore che ha fatta debuttare in prima squadra, che, in occasione della premiazione di Bonmati come miglior giocatrice catalana, l’aveva descritta come “un forte carattere competitivo e ambizioso” che “vuole giocar e vincere sempre”.

Llorens aveva anche aggiunto che è una giocatrice “versatile”, che “differiva dal resto per ritmo, velocità, intensità, qualità” e che “assume il ruolo di leader quando la squadra ne ha bisogno”.

Per Jordi Ventura, ex vice di Llorens sono proprio “la sua competitività e la sua voglia di superarsi ogni giorno” che “l’hanno portata a prendersi un posto in prima squadra, insieme a giocatrici di livello mondiale”.

Martina Pozzoli

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