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Intervista Esclusiva a Milena Bertolini: “Per giocare in Nazionale bisogna alzare il livello”

CT Milena Bertolini

La selezionatrice della nazionale di calcio femminile Milena Bertolini ha rilasciato alla direttrice Tiziana Pikler una lunga intervista pubblicata nel nuovo numero di L Football Magazine

Milena Bertolini è rimasta la stessa. Parla con voce pacata, pochi fronzoli e concetti concreti quelli che fanno trasparire idee chiare, strategie condivise e un nuovo, grande obiettivo per dare continuità a quell’exploit al Campionato del Mondo di Francia 2019: conquistare la qualificazione ai prossimi Europei, in Inghilterra.

Milena, come stai vivendo questi giorni di distanziamento sociale?
Come tutti. Sono a casa, leggo, guardo la televisione, soprattutto film, studio, gioco a carte con mia madre e, in giardino, taglio il prato.

Telefoni alle tue calciatrici?
No. Terminati i raduni non ci sentiamo. A meno che non si verifichino situazioni particolari. Preferisco mantenere i ruoli e tenere i rapporti con i rispettivi allenatori. È da sempre il mio metodo di lavoro.

Quali indicazioni hai tratto dall’Algarve Cup?
Indicazioni positive. È stata l’occasione per l’inserimento di alcune giovani, anche ragazze che in passato avevano già fatto parte della Nazionale e che poi, per vari motivi, non sono state più convocate, chi per infortuni, chi per non condizioni, chi per scelte diverse. Queste ragazze si sono inserite bene, hanno iniziato a capire come funziona in Nazionale, che tipi di standard ci sono dal punto di vista del lavoro, della mentalità e dell’approccio. L’ultima partita l’avevamo disputata a novembre e poi non ci siamo più riviste fino a febbraio. È stata la prima volta che è passato così tanto tempo, prima avevamo avuto un raduno quasi ogni mese. Per riconnetterci tra noi, entrare in modalità Nazionale, abbiamo faticato, occorre ritrovare le modalità di lavoro. E anche questa è un’indicazione per il futuro. Quando non ti vedi per tanto tempo, poi qualcosa paghi. Le ragazze, comunque, tengono sempre molto alla maglia azzurra e in campo danno tutto non solo dal punto di vista tecnico-tattico ma anche umano, caratteriale e temperamentale.

Quando avete capito che ci sarebbero stati problemi a tornare in Italia?
Giorno dopo giorno si percepiva che la situazione stava diventando sempre più grave. Però, quando sei chiuso in un centro sportivo e lì dentro ci siamo solo noi, capita di abbracciarsi, di mangiare tutte insieme senza mantenere le distanze. Sai cosa sta accadendo ma non lo stai ancora vivendo in prima persona. Da quando il presidente del consiglio Conte ha dichiarato che tutta l’Italia sarebbe diventata zona arancione le cose sono iniziate a cambiare praticamente ora dopo ora.

È stato giusto partire per il Portogallo?
Col senno di poi si possono fare tante considerazioni. C’è da tenere a mente, però, che ognuno di noi ha un ruolo. Prima della partenza, con la Federazione ne abbiamo parlato con gli organi competenti e lo staff sanitario ha deciso che non c’erano problemi. Io, come allenatrice, mi affido a loro. Un po’ come il Governo che adesso ha il Comitato scientifico come bussola.

Nel corso del raduno avete avuto modo di parlare della scelta del Milan?
No, non ne abbiamo parlato semplicemente perché non c’era alcun motivo per farlo. Anche in quel caso, è una questione di ruoli e competenze. Nel momento in cui una calciatrice era in quarantena perché stata a contatto con un familiare positivo, per lei, per il Milan, come per tutti, valgono le procedure messe a punto dal Governo che, a sua volta, ha seguito le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Non è una scelta che può fare un dirigente, la società non poteva fare altro che attenersi alle disposizioni vigenti.

Il caso di Stefania Tarenzi?
Lei era nelle mie convocazioni, come lo erano le ragazze del Milan. Ho chiesto ai medici se potevo convocarla. Quando mi è stato risposto che era convocabile in base ai suoi giorni di quarantena, lei è partita con noi. Si è svolto tutto in maniera molto lineare, nel rispetto delle regole normative.

Guardiamo oltre, ai prossimi Europei. Ci sarà l’inserimento di alcune giovani?
Quando dico che la Nazionale è aperta a tutte lo penso veramente. Per me una calciatrice può avere anche 35 anni ma se sta bene, gioca. Oppure può avere 18 anni ma se è pronta, gioca. La Nazionale io la penso come una squadra di club: ci deve essere un’identità, un senso di appartenenza, un sentirsi squadra e deve avere dei punti di riferimento importanti altrimenti non si riesce a dare solidità a una squadra. Detto questo, in una nazionale ci sono dei cambi generazionali fisiologici. La nostra è una squadra che ha delle giocatrici un po’ avanti con l’età. E ci sono delle giovani interessanti che verranno inserite. L’Algarve Cup è stata importante per le giovani ma anche per quelle un po’ meno giovani che però, da qualche anno, erano fuori dal giro azzurro. Tutte hanno compreso quali sono gli standard necessari per stare in nazionale che sono molto più alti di quelli dei club perché la competizione internazionale è a un livello maggiore. Lo dicono i dati scientifici e questo non vale solo per l’Italia ma per tutte le selezioni nazionali. L’esperienza in Portogallo ha fatto comprendere loro a cosa tendere sia dal punto di vista fisico che mentale. Mi viene in mente Katja Schroffenegger. Era un po’ che non riusciva a venire in Nazionale, soprattutto a causa di alcuni infortuni. In Portogallo ha avuto l’opportunità di giocare e comprendere le mie richieste. Penso a Marta Mascarello che ha fatto tanti allenamenti con noi e si è resa conto, come ho fatto anche io, delle sue potenzialità. Oppure, Alice Tortelli che era presente già nella mia prima convocazione, nel settembre 2017. Quella volta non è venuta per problemi di studio e da allora non sono più riuscita a convocarla per esami o impegni di lavoro. È una calciatrice che ha delle qualità ed esserci stata negli scorsi anni, probabilmente avrebbe accelerato il suo processo di inserimento. L’atteggiamento è l’altro aspetto fondamentale: venire in Nazionale significa mettersi a disposizione, dare il proprio contributo che può essere di cinque minuti come da titolare o si può non scendere in campo ma dare ugualmente il proprio apporto in termini di atteggiamento. Sta all’intelligenza e alla maturità delle giovani saper cogliere tutti questi aspetti.

Tatiana Bonetti?
Anche lei era nella lista……….

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