Da una sana follia e da un amore incondizionato per le azzurre nacque la Gang della Curva, il tifo della nazionale di calcio femminile

“Sono pochi ma fanno casino i nostri”, così il capitano Sara Gama, alla vigilia di Italia – Olanda, quarti di finale dei Mondiali, parlava dei tifosi della Gang della Curva in arrivo in pullman a Valenciennes.
Monica Vanali li cercava sistematicamente fuori da ogni stadio per assicurarsi il picco di ascolti. Ma come per ogni nuovo universo in formazione, anche quello del tifo azzurro deve essere sottoposto alle classiche domande di rito: chi sono? Da dove vengono?

La prima partita dell’Italia al mondiale si è giocata a Valenciennes. In 14 partirono all’alba del grande giorno dall’aeroporto di Bergamo. Tra loro Ilaria Lazzari, ex difensore del Mozzanica, Eleonora Goldoni ed Elena Pisani, rispettivamente attaccante e difensore della Nazionale Under 23, entrambe reduci da un’esperienza negli USA all’East Tennessee University e parte dell’“Italian Mafia” del college. La miccia di questa bomba a orologeria? Una cassa bluetooth. Il dinamitardo? Matteo, il fratello di Ilaria. All’uscita dell’aeroporto si erano già fatti riconoscere. L’aria che si respirava all’Hainaut di Valenciennes quel 9 giugno era carica di entusiasmo e loro, seduti vicino alle Azzurre durante il riscaldamento, hanno iniziato a cantare e non hanno più smesso.

Quei quattordici non erano gli unici italiani presenti allo stadio, ma quando sei in netta inferiorità numerica circondato da una marea gialla di australiani, pensi che sia meglio limitarti a guardare la partita. Anche se, quando sei italiano, sei allo stadio e hai fatto tanta strada per andare a vedere quelle ragazze che potrebbero fare qualcosa di grande per il loro sport, quei cori, ripetuti per tutto il primo tempo, diventano come una vocina che ti dice di andare a fare quello per cui sei veramente venuto fin lì.

Nel secondo tempo la macchia azzurra sopra la panchina di Bertolini si compose di una quarantina di persone che non ne vogliono proprio sapere di stare sedute. Novantacinquesimo minuto, ormai la partita stava per finire, ma le Azzurre si guadagnarono una punizione vicino al calcio d’angolo, proprio sotto i tifosi azzurri. Valentina Cernoia andò alla battuta. Sopra la sua testa le note inconfondibili di Seven Nation Army, con un “popopopopopopo” cantato a pieni polmoni. Bonansea segnò e gli italiani impazzirono. Hanno abbandonato lo stadio solo perchè obbligati dagli steward, ma hanno continuato a cantare: dall’Inno di Mameli ad Azzurro, passando per 50 special e Notti magiche, in un post partita durato ore fino all’Hotel delle Azzurre.

Rientati in Italia, il gruppo Whatsapp creato per organizzare la trasferta dal capitano della spedizione ultras, Ilaria Lazzari, cambiò nome. Eleonora Goldoni lo rinominò “La Gang della Curva”.

Nelle altre gare del Mondiale contro Giamaica e Brasile la storia fu la stessa, dove c’era la gang si radunavano tutti per cantare da prima del primo minuto fino a dopo l’ultimo. Centrata la qualificazione agli ottavi per l’Italia come prima del girone, l’appuntamento con la storia era il 25/06 alle ore 18.00 a Montpellier.

Anche stavolta la sorte mise centinaia di chilometri tra le Azzurre e i loro tifosi. Non che questo sia stato un problema per i componenti della Gang, disposti a rischiare il licenziamento per l’ennesimo giorno di ferie senza preavviso. Dopo l’ufficialità del primo posto, Ilaria chiamò Matteo: “Siamo in tanti, serve un pullman”. Ma la telepatia tra fratelli in un mix letale con gli anni di esperienza di Matteo nell’organizzazione di eventi Erasmus non lasciò scampo, lui aveva già chiamato l’autista. Al messaggio sulla pagina di Instagram della Gang per riempire gli ultimi posti, risposero in tanti, compresi i genitori di Lisa Boattin.

Il ritrovo fu alle ore 6.30 a Famagosta, Milano. L’organizzazione fu così precisa in ogni minimo dettaglio da farla sembrare una trasferta di tifosi tedeschi, complice il fatto che i tricolori erano appesi a finestrini oscurati. A tradirli solo gli ottimi cornetti appena sfornati inclusi nel prezzo. Nelle 9 ore di tragitto, il repertorio dei cori della Gang aumentò di pari passo con la loro popolarità. Addirittura Sky chiese di pubblicare il video del riscaldamento vocale che i tifosi fecero in autogrill durante la sosta per il pranzo. Una volta dentro allo stadio, nemmeno gli steward riuscirono a contenerli.

L’esito della partita era racchiuso nel coro cantato da Lazzari e compagni: l’Italia ha sfondato la muraglia. L’entusiasmo di tutti fu incontenibile e, fuori dallo stadio, anche i tifosi avversari resero omaggio al tifo ininterrotto della Gang. La folla in festa si spostò davanti all’Hotel delle Azzurre. Lì Milena Bertolini, fresca di compleanno, decise di soddisfare le richieste espresse dai tifosi allo stadio ed offrì da bere per festeggiare lo storico traguardo.

Il tabellone della Coppa del Mondo risultò nuovamente impietoso, riportando l’Italia a Valenciennes per sfidare l’Olanda per la conquista delle semifinali e del pass olimpico. Il capitano della spedizione azzurra non ebbe dubbi, la Gang aveva il dovere di esserci, bisognava solo capire come.

Si pensò di sostituire il pullman con un aereo, ma i voli charter erano fuori dalla portata di tutti. In un paio d’ore di follia venne aperta una raccolta fondi su Gofundme e venne chiesto aiuto alle convocate, a Sky e a Cesare Cremonini, ma poi capitan Lazzari riprese in mano la situazione. Il tempo a disposizione era poco, l’unica opzione valida fu il pullman, circa 14 ore per tratta.

Ancora una volta, le difficoltà non frenarono l’entusiasmo azzurro e in poche ore anche Melania Gabbiadini verò la sua quota pur di esserci. La partenza era prevista per le 23 da Milano, dove si ritrovarono persone da tutta Italia, inconsapevoli del fatto che il giovedì sera il pullman ebbe un guasto. Ma niente poteva fermare dei moderni fratelli Bandiera come Ilaria e Matteo e, qualche ora prima della partenza, il pullman tornò in pista. Tutto il resto è storia. In campo il risultato è noto. Le Azzurre cedettero agli attacchi olandesi, ma sugli spalti accadde il contrario: i tifosi azzurri uscirono vincitori dal confronto con i 18 mila in arancione.

Neanche la fine del mondiale riuscì a fermare i componenti della Gang, unici a trasmettere con una diretta Instagram le partite dell’Under 23 femminile alle Universiadi in assenza di riprese ufficiali.
Capitan Lazzari sul futuro di questi “Pazzi”, come li ha definiti Aurora Galli, disse: “Ho la sensazione che indietro non si possa tornare. L’idea di avere una curva della nazionale mi riempie di gioia. Io mi dovrò tirare fuori almeno dai ruoli importanti se continuo a giocare, però sarebbe bellissimo. Bisognerebbe strutturare l’organizzazione, suddividere i compiti, creare un conto, stile organizzazione no profit.”

la gang della curva

Il primo tamburo che la Gang della Curva sia riuscita a portare dentro a uno stadio veniva suonato con una di quelle bacchette di legno usate per il miele. Quel legnetto è la perfetta rappresentazione di questo gruppo. Spontaneità, improvvisazione, entusiasmo, passione, dolcezza, umiltà, una discreta dose di ignoranza, nel senso migliore del termine, e una logica che spesso si fa da parte.

Le stesse parole si potrebbero usare per descrivere anche le giocatrici in campo, dimostrando che dare il buon esempio serve. Ne sa qualcosa Sara Gama che nel suo discorso al Quirinale ha detto: “In ogni relazione sana e duratura lo scambio deve essere reciproco: rappresentare gli italiani e da essi essere rappresentati a nostra volta”. La reciprocità è stata la base del rapporto tra la Gang e la selezione italiana. A far parte di questo gruppo di tifosi sono soprattutto ragazze, amiche, parenti, giocatrici, allenatrici o semplici tifose che però ben conoscono le difficoltà vissute dalle Azzurre. Hanno sentito il dovere di essere lì per dimostrare il loro sostegno.

Dall’altro lato, chi è sceso in campo, ascoltando i cori incessanti dei tifosi, ha avuto un motivo in più per lottare, regalando ai presenti emozioni indelebili.

Le basi per una lunga storia d’amore tra questa nazionale e i suoi tifosi sembrano esserci tutte.

Giulia Beghini