C’è stato un tempo in cui L’Italia giocava al mondiale, l’Olanda era la Norvegia e quel che fa Cristiana Girelli lo faceva Carolina Morace.

Sulla panchina della nazionale sedeva un uomo che la ct delle ragazze mondiali definisce “il più grande allenatore del calcio femminile.”
Si chiamava Sergio Guenza, è morto ieri a Roma, dove era nato, all’età di 87 anni.

Non c’è nuovo mondo senza pionieri e non ci sarebbe stato tutto questo senza mister Guenza e poche altre persone come lui. Non ci saremmo stati noi qui a scrivere e forse non ci sarebbe stata neanche Rita Guarino, nel gruppo vittorioso del podio azzurro U17 o alla guida della Juventus.

Nel 1991, in Cina, a nove minuti dalla fine del quarto finale del mondiale, l’allenatore romano manda in campo proprio la giovane Piemontese: “Daje piccolè, tocca a te”. Un tiro dalla distanza, la respinta non precisa del portiere e Rita che arriva ad appoggiare in rete più veloce di compagne e avversarie. È questa la fotografia del gradino più alto su cui sono arrivate le donne tricolore, una cima sembrata irraggiungibile per ventotto lunghi anni.

(…) con te ho imparato tutto ciò che conosco della tecnica, per te ho pianto dopo dei rimproveri o delle sostituzioni, con te ho maturato la determinazione, per te rievocherò sempre un pensiero di gratitudine.” dice oggi la Guarino adulta con i gradi di chi ormai può insegnare.

Solo la scorsa estate Milena Bertolini e le sue ragazze sono riuscite ad arrampicarsi in alto quanto lui. E forse non è un caso che l’anziano tecnico si sia congedato proprio ora, adesso che ha la certezza che qualcosa è davvero cambiato.
Ed è cambiato perché lui ha iniziato a crederci prima degli altri, come Milena scrive: “Hai insegnato calcio a tantissime calciatrici che poi hanno fatto la storia del movimento; i principi che spiegavi trent’anni fa son ripresi oggi in tutti i corsi.”

Gratitudine. È questa la parola che sobbalza da un profilo all’altro. “Ho avuto la possibilità di potertelo dire a voce: “ Immensamente grata!”, parla a cuore aperto Patrizia Panico che con lui condivide una coppa Italia, il bianco celeste e una città.

C’è gratitudine anche nel graffio della tigre, senza gli artigli, quella tigre buona su cui scherzava Betty Bavagnoli prima della gara con la Cecoslovacchia nel ‘91. “Mister Guenza, oltre ai numerosissimi consigli tecnici, mi ha insegnato quanto fosse importante mettersi al servizio della squadra.” si legge su un post di Carolina Morace.

E allora grazie mister per averci creato come gruppo, per aver creato la grande squadra del calcio femminile e sopratutto per aver dato la possibilità alla Rita, alla Carolina, alla Patrizia e all’Elisabetta del futuro di avere molte più opportunità.

Marialaura Scatena
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