Manca poco al 29 gennaio, giorno dell’assemblea elettiva della FIGC, che avrà il difficile compito di eleggere la nuova governance del calcio italiano. 


Il nuovo presidente e le altre cariche elette dovranno subito mettersi al lavoro per cercare di risolvere i tanti problemi del calcio nazionale e cercare di risollevare le sorti del “giuoco del pallone”, che sta vivendo un momento non proprio felice sotto il profilo sportivo, etico ed economico. Sono tre i candidati che si contendono il posto del dimissionario Tavecchio: Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, sostenuto dalla stessa e dall’Associazione Allenatori; Gabriele Gravina che gode del sostegno unanime della Lega di serie C, di cui è presidente; e Giacomo Sibilia, che ha ricevuto l’endorsement della Lega Nazionale Dilettanti, da lui diretta. 

I tre candidati hanno presentato i loro programmi diversi sia nella forma che nei contenuti, anche se è possibile riscontrare alcune convergenze fra di loro. Una di queste convergenze riguarda il calcio femminile: tutti i candidati concordano sul fatto che si debba proseguire a sostenere lo sviluppo del movimento in rosa, anche se in alcuni casi, scorrendo i programmi, si viene avvolti da una sorta di fumosa indeterminatezza, fra concetti astratti e generici. Giacomo Sibilia ci offre una proposta molto stringata: appena 14 righe su un programma di 38 pagine. 

Il presidente della LND auspica un radioso futuro per il movimento femminile e che tutte le componenti si attivino per dare l’adeguato sostengo al calcio in rosa per lo sviluppo dell’attività giovanile, formazione dei tecnici e utilizzo delle strutture. Sibilia auspica altresì che alle donne possano ottenere “adeguati e significativi riconoscimenti” anche sotto il profilo dirigenziale e che una loro eventuale presenza in ruoli direttivi possa dare ulteriore impulso allo sviluppo del movimento femminile. Una proposta forse un po’ troppo vaga nei contenuti. Sinceramente era lecito aspettarsi qualcosa di più approfondito e pertinente dal presidente della LND, a cui il dipartimento di calcio femminile fa capo. Ancor più sintetica è la proposta di Gravina: 11 righe su 56 pagine programmatiche. Il massimo dirigente della Lega Pro vuole che il calcio femminile si senta al centro dei programmi e dei progetti di sviluppo della Federazione, che si impegnerebbe a sostenere il movimento, investendo nell’attività di base e nell’attività di élite con il supporto alle nazionali. Gravina individua anche 4 obiettivi programmatici così definiti: sensibilizzazione alla pratica sportiva e supporto alle iniziative promozionali; attività di contatto con il mondo scolastico; sviluppo della leva giovanile; benessere gestionale dei club. Sebbene assai stringato e pur mantenendosi sul generico, il programma del presidente Gravina inizia a delineare alcune aree di intervento a sostegno del calcio femminile nazionale. 

Decisamente più elaborata e complessa la proposta di Damiano Tommasi. Gli interventi necessari sono riconducibili a tre macro aree: costruire una “filiera unica” di gestione con cabina di regia federale; rivisitare lo status delle atlete; cambiare la percezione del calcio praticato dalle donne. 
Per Tommasi la creazione di una governance unitaria si rende necessaria per superare “la logica del corporativismo, che ha limitato, fino ad oggi, tutte le progettualità”. Questo nuovo organo di governo avrebbe il compito di incrementare il numero delle tesserate, favorendo le attività giovanili attraverso un piano di marketing e comunicazione dedicato e promuovendo programmi di formazione e specializzazione per tecnici e dirigenti. Per lo sviluppo del movimento potranno essere usati i centri tecnici federali, anche loro al centro del progetto di riforma del presidente dell’AIC. L’organo di governo unico dovrà stabilire un sistema di premi e incentivi per le squadre che creano squadre o sezioni femminili. Inoltre avrà il compito di favorire il meccanismo delle affiliazioni e delle partecipazioni delle scuole per le attività giovanili. Prevista anche l’introduzione di un nuovo sistema di licenze per la partecipazione ai campionati nazionali, per ottenere il consolidamento della dimensione sportiva, organizzativa, economica e finanziaria delle società di calcio femminile. Per aumentare gli investimenti della Federazione si allestirà un nuovo piano marketing per favorire l’ingresso di nuovi sponsor e partner. Ulteriori investimenti potranno derivare da una strategia a medio termine per valorizzare al meglio i diritti televisivi. Potrebbero anche essere investiti parte dei contributi versati dal CONI, attraverso la creazione di un vincolo di destinazione. Sarà fondamentale lavorare sulla comunicazione, cercando nuove sinergie con i media nazionali e locali. Lo sviluppo del movimento nazionale, come già accaduto all’estero, potrebbe trarre beneficio dall’organizzazione di un grande evento e dall’uso di testimonial. Prioritaria per Tommasi sarà anche la ridefinizione dello status delle atlete, la cui attività sportiva dovrà essere riconosciuta come un’attività lavorativa a tutti gli effetti. 
A tal proposito, come già previsto nel suo programma per il calcio giovanile, propone di ricalibrare il vincolo sportivo e i premi di preparazione, per renderli sostenibili dal punto di vista economico. Con un occhio già proiettato al futuro, il programma già predispone ulteriori modifiche normative, per venire incontro ai possibili mutamenti che l’ingresso delle realtà professionistiche porteranno nel mondo del calcio femminile. Infine un’annotazione dal punto di vista culturale che è alla base del cambiamento: “Dovrà essere cambiata la percezione del calcio praticato dalle ragazze, superando stereotipi e pregiudizi che ne hanno limitato la diffusione, per sviluppare una potenzialità in espansione che risente ancora di sensibilità e propensioni differenti a livello territoriale”. 

Sarà forse anche merito dell’attività di Sara Gama all’interno dell’AIC, ma la proposta di Tommasi sembra obiettivamente quella più elaborata e più vicina alla realtà e alla sensibilità del calcio femminile attuale. Aldilà dei programmi, delle intenzioni e delle parole, resta viva la speranza che chiunque vinca le elezioni e sarà dunque il prossimo presidente federale, tenga fede agli impegni presi nel suo programma e non abbandoni il calcio femminile a quelle poche righe stampate su carta.

Paolo Di Padua