Con questi numeri il business di una società di calcio femminile non è sostenibile.

Domani andrà in scena al al Bozzi di Firenze la sfida principe del massimo campionato italiano di calcio femminile. Fiorentina Women’s contro Brescia CF, le due squadre che si sono divise, negli ultimi due anni, tutti i titoli nazionali.

Una sfida avvincente dal difficile pronostico. Entrambe le squadre ambiscono alla vittoria e giocheranno con la convinzione di far valere la propria forza sull’avversario per dare un chiaro segnale sul prosieguo della stagione. 
Ma se sul campo il risultato è incerto, dal punto di vista economico e del bilancio, chi delle due è messa meglio? 
Abbiamo analizzato i dati degli ultimi bilanci delle società. Quello del Brescia è stato chiuso al 30 giugno 2017, mentre quello della Fiorentina al 31 dicembre 2016. 

Entrambe presentano una perdita d’esercizio dovuta principalmente al fatto che i costi superano di gran lunga i ricavi. Questo testimonia come la gestione di un top club di calcio femminile possa essere difficile dal punto di vista economico e finanziario. Mantenere una rosa competitiva e partecipare alle competizioni europee richiede ingenti risorse che gli attuali ricavi, derivanti prevalentemente da sponsorizzazioni, non riescono a coprire.

RICAVI
Il Brescia ha registrato nella stagione 2016/17 un fatturato totale di € 638.357, un dato in netto calo rispetto all’esercizio precedente, dove i proventi avevano superato la soglia degli 800 mila euro. La società nella nota integrativa ha specificato che le cause sono dovute principalmente alla diminuzione di sponsor e contributi.
Il fatturato della Fiorentina Women’s nell’anno 2016 è stato di € 415.370 in netta crescita rispetto ai 167.137 euro del 2015, anno in cui si è costituita la società viola di calcio femminile. Del totale dei ricavi, il 98% deriva da accordi di sponsorizzazione. Il main sponsor, la società di borse di lusso CF e P Srl, garantisce al club viola 300.00 euro.

COSTI
Il totale dei costi della produzione della società del presidente Giuseppe Cesari ammonta a € 789.780. La voce più consistente riguarda i “Servizi”, 680.038 euro, un valore che da solo supera l’intero fatturato delle Leonesse. All’interno di questa voce sono presenti gli stipendi e i rimborsi delle calciatrici, in quanto nel bilancio, alla voce Costi del personale, ci sono solo € 15.440, dato che corrisponde allo stipendio di un solo dipendente.

Il club viola presenta al 31 dicembre 2016 costi della produzione per 744.202, un valore leggermente più basso della rivale ma, se rapportato al fatturato del club, risulta essere eccessivo. Gli investimenti fatti per allestire una rosa capace di primeggiare in Serie A hanno pesato non poco sui conti del club di Firenze. Sforzi che hanno premiato il management, in quanto, con gli arrivi nell’estate del 2016 di Ilaria Mauro, Alice Parisi, Stafanie Ohrstrom, Marta Carissimi, Elena Linari, Elisa Bartoli e Tatiana Bonetti, la viola ha conquistato il suo primo scudetto.

REDDITO OPERATIVO
La Differenza tra Valore e Costi della Produzione, per entrambe le società, presenta dati negativi:  -328.932 euro per le campionesse d’Italia e -151.423 euro per il club lombardo. Un primo margine così negativo deve far riflettere ,ma soprattutto testimonia il fatto che la gestione di una società di calcio femminile presenta delle grosse criticità dal punto di vista economico e nel lungo periodo non è un sicuramente un business sostenibile.

PERDITA D’ESERCIZIO
Non avendo sostanziali ricavi di natura straordinaria, il risultato finale di bilancio per tutte e due le società è in perdita: -172.707 euro per il Brescia mentre il rosso della Fiorentina ammonta addirittura a -255.964 euro.

Il Consiglio di amministrazione del Brescia riunitosi in assemblea ordinaria il 29 settembre 2017 ha deliberato di coprire le perdite attraverso riserve a nuovo. 

Il CdA del club viola riunitosi il 23 marzo 2017 ha deciso di coprire il passivo tramite l’intera riserva legale (€ 7.247), l’intera riserva per versamenti in conto capitale (€ 195.00) e con il Capitale Sociale per i restanti € 53.717.

Per invertire il trend negativo occorre sin da subito diversificare e incrementare le fonti di ricavo. Alle società mancano introiti derivanti da accordi televisivi. La mancanza di un contratto per la cessione dei diritti tv penalizza doppiamente le società di calcio femminile, in quanto non garantisce proventi e allo stesso tempo, non essendoci visibilità sui media, gli accordi commerciali e di sponsorizzazione ne risentono.

In molti pensano che con l’avvento del professionismo le cose possano migliorare. Non è proprio così semplice. Attualmente le società non sono pronte a questo passo e le istituzioni stanno facendo troppo poco per far crescere un prodotto, quello del calcio femminile italiano, ancora relegato ai margini dello sport nostrano. La svolta può arrivare con l’ingresso dei club maschili, che possono far valere la propria forza economica, commerciale ma anche politica nei confronti di lega e federazione .       

Giuseppe Berardi 
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Foto: Federica Scaroni e Violachannel.tv