La speciale Commissione intercomponenti, creata dalla FIGC in occasione del varo definitivo del Dipartimento, si è riunita mercoledì 10 Aprile per decidere il prossimo futuro del calcio femminile. Significative le decisioni prese (o non prese dipende dai punti di vista). 

La tanto sbandierata riduzione delle squadre in Serie A non avverrà il prossimo anno, poiché il blocco dei ripescaggi non è passato. Tuttavia è stata data “la garanzia” (o promessa, fate voi) che dalla stagione 2014/15 il campionato dovrebbe essere a 12 squadre per poi passare a 10 dal 2015/16.

Si andrà verso la liberalizzazione (addirittura) delle straniere: “2 extracomunitarie e numero libero di comunitarie nell’ottica di una integrazione sociale, che dovrebbe entrare in vigore dalla prossima stagione (2013/14)”, fanno sapere dalla LND.

Per quanto riguarda la comunicazione è stato “chiarito” che la trasmissione delle gare di Euro2013 non è garantita (dalla Rai, mentre Eurosport trasmetterà tutte le gare in diretta), e per tranquillizzare tutti è stato “promesso” che la necessità di implementare l’attività degli uffici stampa sarà tenuta in considerazione (Quando?! Come?!)

Infine, come da tradizione, tutto il discorso riguardante i settori giovanili, è stato rimandato alla prossima riunione

Purtroppo ci ritroviamo ancora di fronte a scelte discutibili (a dir poco), e a “non scelte” che fanno discutere forse anche di più. I vertici del calcio femminile, pur essendo “nuovi” continuano a palesare poco interesse per lo sviluppo del movimento e a non capire l’importanza di assumere provvedimenti in tempi brevi. Non provvedere al blocco dei ripescaggi significa proseguire con un format che non è per nulla appetibile dai media (e non solo). La liberalizzazione delle straniere è un provvedimento che va nella direzione direttamente opposta rispetto ai problemi del calcio femminile italiano. Inserire un numero di straniere proporzionale rispetto alle squadre giovanili presenti nel club (massimo 4) per aumentare il tasso tecnico delle rose italiane, è una cosa. Liberalizzare è un’altra. Ma del resto i gravi problemi dei settori giovanili non sono ritenuti importanti e urgenti, infatti sono stati rimandati a data da destinarsi. 

Infine le atlete. Sul vincolo riguardante le calciatrici Under 25 nemmeno un accenno. Per non parlare dello status di dilettanti. E’ vergognoso che nessuna calciatrice italiana faccia parte della suddetta Commissione, ed è molto ambiguo il comportamento dell’Aic che puntualmente disattende le aspettative di una categoria (le calciatrici) oltremodo “violentata”. 

Senza giri di parole, bisogna salvare il calcio femminile. Ma gli organi preposti ancora una volta hanno disatteso le “promesse”. Fino a quando tireranno la corda?  

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