Non tutti gli eroi indossano un mantello. All’ombra dei campi tra New York e il New Jersey, dietro le quinte di una nuova Gotham, un diverso vigilante veglia sulla sua comunità. Di giorno la sua professione è quella di General Manager ma di notte la sua missione è quella di salvare la NWSL dai suoi lati più negativi. Anche NJ/NY Gotham FC ha il suo cavaliere oscuro e il suo nome è Alyse LaHue.

Per quanto possa far sorridere cavalcare l’onda della similitudine fumettistica, la verità è che Alyse LaHue di “oscuro” sembra non possedere nulla al momento. La sua presenza in NWSL invece rischiara tante ombre che circondano e minacciano una delle leghe professioniste di calcio femminile più competitive ed entusiasmanti al mondo. Anche la sola esistenza di LaHue in questa realtà sportiva e nel suo ruolo di General Manager intende cambiare il mondo del calcio femminile fuori dal campo, prima ancora che i novanta minuti abbiano inizio, lì dove questo sport tante volte perde parte del suo spirito più autentico e diventa solo un accordo finanziario. LaHue è invece elemento fondamentale di un club, dell’unico club in NWSL, a presentare tre donne nei tre ruoli manageriali più importanti in una squadra: Tammy Murphy come presidente e fondatrice, LaHue appunto come General Manager e Freya Coombe come allenatrice.

Avere una tale presenza femminile in ambito dirigenziale, con il background culturale che queste donne portano e il contatto diretto che hanno con la squadra che scende in campo e con i tifosi che si riuniscono intorno alle atlete, non solo cambia il modo di concepire il calcio femminile statunitense ma offre anche una nuova prospettiva su quella cinica visione che oggi ormai circonda questo sport. Alyse LaHue in particolar modo appare al momento come un autentico uragano di novità, fiducia e umanità in una realtà che soprattutto nel 2020 ha assistito alle peggiori rivelazioni che si nascondevano tra le fila amministrative della NWSL.

Formata in ambito sia manageriale (Master in Amministrazione Aziendale) che pratico (come Assistente Coach di Calcio Femminile) alla St. Ambrose University, Alyse LaHue non è alla sua prima esperienza in NWSL. Prima di approdare nel New Jersey, è stata infatti General Manager per ben quattro anni, con responsabilità che spaziavano dalla definizione di obiettivi a lungo termine alla gestione di staff, strutture e piani finanziari, del Chicago Red Stars.

Quando si unisce al team del New Jersey nel 2018, la missione di LaHue appare quasi evidente. Lo Sky Blue FC, uno dei club storici nel professionismo statunitense, da cui erano transitati alcuni dei più grandi talenti made in USA e stranieri, tra cui Christie Rampone, Sam Kerr, Tobin Heath, Kelley O’Hara e Nadia Nadim, era ormai un fanalino di coda nella lega, nonostante il New Jersey si fosse sempre rivelato proprio in ambito calcistico un’autentica fucina di Efesto.

Ma erano ormai lontani i tempi delle grandi formazioni e delle qualificazioni ai play-off e a reggere il nome di una vecchia gloria rimaneva solo una delle più grandi leggende di “casa”, Carli Lloyd.

La visione di LaHue sul futuro del club ha origine proprio con l’inizio del suo percorso nella dirigenza della squadra e lei stessa rappresentava il primo passo del cambiamento. La necessità principale per un nome e un marchio storico era paradossalmente proprio quella di “liberarsi” in parte del peso della storia, svecchiando l’immagine della società ma valorizzando la cultura calcistica della piazza, restaurandone le radici migliori.

Il piano di LaHue come General Manager di Sky Blue appariva dunque come una lenta e graduale rinascita che per essere avviata doveva attraversare inevitabilmente un periodo di stagnazione per poi ricostruire sulle sue stesse ceneri, come una fenice. Per questo motivo, quando nel 2021, alle porte della seconda edizione di Challenge Cup, è “nata” NJ/NY Gotham FC, ciò a cui abbiamo assistito non è stato un semplice re-brand di ciò che era stato Sky Blue, né una ri-modernizzazione di un vecchio club. Si tratta a tutti gli effetti di una rivoluzione interna che vuole portare in scena una nuova squadra che custodisca lo spirito del passato ma ricominci guardando al futuro.

La scommessa che LaHue e Murphy hanno abbracciato con questa rivoluzione è imponente. I più leali affezionati di calcio femminile statunitense ricordavano Sky Blue dalle origini nel 2008 con la WPS e un tale cambiamento rischiava di minare la fedeltà di una tifoseria a tratti storica ma che nel tempo aveva perso proprio la sua intensità. Ma è proprio dedicando ai tifosi la stessa attenzione che ha dimostrato alla squadra e all’aspetto puramente amministrativo del club che LaHue ha intrapreso questo percorso di cui oggi vediamo solo un’evoluzione e non il traguardo.

E il primo passo fondamentale per impostare proprio una forte connessione tra queste componenti del club era quello di trovare un “punto d’incontro” che fosse degno per la squadra che scende in campo, ottimale per una dirigenza che ha bisogno di attrarre attenzioni e investimenti ma soprattutto ideale per quei tifosi che si raccolgono intorno al team ma provengono da città e quartieri differenti. Così a partire dal 2020 la nuova casa di Gotham FC è la Red Bull Arena, ad Harrison, nel New Jersey. Si tratta di uno stadio che non solo è stato palcoscenico di importanti incontri di calcio internazionale ma garantisce anche, mappe alla mano, un più facile accesso alle partite da parte sia della tifoseria newyorkese che di quella prettamente “di casa” del New Jersey, prestando attenzione a entrambe le componenti.

Supportati e sponsorizzati dalla tech company “Avaya” gestita dal vice presidente del club Ed Nalbandian, NJ/NY Gotham FC (che nel nome completo della squadra privilegia la sigla del New Jersey anteponendola a quella di New York) vede il nuovo stadio e anche il trasferimento degli uffici amministrativi nella stessa città proprio come una scelta che non solo valorizzi e rispetti le necessità strutturali di una squadra che se vuole competere con le più grandi in campionato deve anche offrire le stesse risorse, ma renda il club nuovamente attraente sia per i tifosi che per gli investitori.

E finora il piano sembra aver funzionato perché nonostante la scarsità delle partite in casa disputate dal 2020 a causa della pandemia, tutti gli sponsor che LaHue aveva garantito al club sono rimasti a bordo del progetto, permettendo dunque la realizzazione del re-brand e la conquista della Red Bull Arena.

Il lavoro di Alyse LaHue negli ultimi tre anni ha quindi apportato già la necessaria apertura finanziaria e in termini di accesso e visibilità del club al mondo esterno dei tifosi e degli investitori ma dopo le ultime rivelazioni che hanno condotto poi alla rovina dello Utah Royals così com’era successo con la magicJack in passato, ciò che serviva era un posto sicuro per le calciatrici in primis. E questo è proprio l’aspetto che oggi appare più straordinario della leadership di Alyse LaHue.

Vicina alla presidenza tanto quanto alla squadra, la guida di LaHue si dimostra umana e attenta a tutte le sfumature non solo della vita in campo ma anche degli aspetti etico-sociali dello sport in generale. Nel 2020 il club allora conosciuto ancora con il nome di Sky Blue FC ha trasferito al Chicago Red Stars le calciatrici (e i rispettivi diritti) Mallory Pugh e Sarah Woldmoe, due elementi utili se non fondamentali per il percorso della squadra. Ma a sostenere queste decisioni, in particolar modo nel caso di Woldmoe, ci sono ragioni personali più che di mercato.

Con lo Sky Blue dal 2015, la vita privata di Woldmoe la legava a Chicago da un anno, in seguito al suo matrimonio. E per una calciatrice che non usufruisce dei privilegi derivanti dalla Nazionale Statunitense e dal contratto con la Federazione Calcio USA, non è mai facile equilibrare carriera e ambito personale quando questi risultano divisi in due città differenti. Per questo motivo, LaHue aveva promesso alla calciatrice che, non appena possibile, l’avrebbe “riportata a casa” per permetterle di giocare e vivere accanto a suo marito. Privilegiando la persona prima dell’atleta, spezzando letteralmente quelle “catene” che rendono una calciatrice proprietà privata del club che la recluta, LaHue ha mantenuto la sua promessa, lasciando libera Woldmoe di continuare la sua carriera a Chicago.

Allo stesso modo però, LaHue non era disposta a perdere quegli elementi che invece volevano continuare a indossare la maglia del team del New Jersey. Ancora una volta quindi, tra 2020 e 2021, la General Manager del club ha saputo aggirare regole che proprio con questo atteggiamento innovativo e funzionale dimostrano la propria arcaicità. Dopo aver perso infatti i diritti di Jennifer Cudjoe nel corso dell’expansion draft a favore della new entry in NWSL Racing Louisville, durante le College Draft del 2021, cedendo il diritto di scelta nel secondo round (dopo aver scelto invece nel primo round il tanto atteso talento della University of North Carolina Brianna Pinto), LaHue ha riportato nel New Jersey la stessa Cudjoe. Con questa gestione delle draft, Gotham non solo si è garantito una promessa per il futuro ma anche ripreso ciò che le era stato sottratto dalle assurde norme dell’expansion draft.

L’impegno di LaHue per la squadra in quanto organico amministrativo e tecnico e per le singole persone che lo compongono appare incondizionato. Al termine della gara contro l’Orlando Pride del 14 Aprile 2021, valido per il primo turno di Challenge Cup, la calciatrice Sabrina Flores, come da lei raccontato, resta in campo per svolgere una serie di esercizi fisici extra. Ormai sola sul terreno verde e intenzionata a spingere il suo corpo al massimo della sua capacità con ripetuti set di corsa, Flores vede a bordocampo l’unica persona che era rimasta lì con lei, per incitarla e sostenerla come se la partita non fosse ancora terminata. Perché la gara di Sabrina Flores non era effettivamente conclusa, non quella con se stessa, e Alyse LaHue era lì a tifare per lei come aveva tifato per il resto della squadra durante l’incontro.

Recenti avvenimenti ci hanno mostrato ancora una volta quanto purtroppo l’aspetto finanziario del calcio possa prendere il sopravvento facilmente non solo sul lato prettamente sportivo della disciplina ma anche e soprattutto su quello umano e sociale. La voce dei tifosi fuori dallo stadio non conta poi molto, addirittura anche quella dei calciatori può essere ignorata (immaginate quella delle calciatrici!), nel momento in cui una dirigenza assume la proprietà di un club, la squadra diventa una risorsa economica e come tale viene trattata.

Ma Alyse LaHue sembra non aver ricevuto il memo a riguardo. Per LaHue il calcio nella sua forma più pura ha ancora ragione d’esistere, i tifosi hanno ancora voce in capitolo e le sue atlete sono ancora e sempre persone prima ancora di diventare calciatrici. Alyse LaHue non ha paura di prendere posizione, non ha paura di sostenere il politically correct in un mondo in cui sembra oggi quasi un aspetto negativo, non è spaventata dalla verità che si rivela nella vita di tutti i giorni in NWSL e negli Stati Uniti e la guarda in faccia, riconoscendola per ciò che è (LaHue è stata l’unica General Manager a esprimersi personalmente sull’episodio di discriminazione razziale subito dal difensore del Chicago Red Stars Sarah Gorden dopo la partita contro Hourston Dash).

In un mondo di uomini d’affari che guardano il calcio tra le banconote, sii la donna che vede ancora l’anima del rettangolo verde. In una realtà di villains e imprenditori senza lealtà, sii l’eroe di Gotham Alyse LaHue.

Rita Ricchiuti
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