Tecla Pettenuzzo, giocatrice dell’AS Roma è intervenuta in una diretta di “tviweb” per raccontarsi.

Esordisce con un pensiero sul periodo attuale: “Adesso si inizia a respirare un po’ di libertà finalmente. All’inizio era complicato allenarsi in casa, soprattutto la parte aerobica.”

Ho iniziato a giocare a calcio a 6 anni, con i maschi. Giocavo in una squadra vicino a Vicenza. La Roma ha alla base una grande società. Non mi sono mai sentita trattare così bene, non mi manca niente. Giocare al Tre Fontane è emozionante, sapere che non siamo solo noi in campo ma che tutte quelle persone credono in quello che stai facendo è una forza in più.” prosegue Pettenuzzo.

Ho sempre l’adrenalina pre partita. Quando ti cambi ed entri in campo per il riscaldamento fa sempre salire la tensione. Poi dopo un paio di palloni toccati la tensione scende. Mi hanno dedicato uno striscione, nemmeno me n’ero accorta perchè avevo l’ansia per la partita e giocando non ho guardato gli spalti. Ora l’ho appeso in camera così lo vedo ogni giorno (ride ndr).” racconta Tecla.

“La società ci fornisce un programma settimanale, in alcuni giorni doppia seduta e in altri singola. Ora è un passatempo quasi, anche quando ho seduta singola per occupare il tempo mi alleno autonomamente al pomeriggio. Giocare a calcio è un lavoro, ma anche una passione, concilio lavoro e passione. Mi ritengo fortunata.”

Un pensiero sulla lontananza: In questo periodo sento la mia famiglia, quando ho dei momenti di malincoia li chiamo e parliamo tanto. Sono tre anni che sono lontana da casa quindi sono abituata, però spesso vengono a trovarmi. Sono stata tanto fortunata perchè mia mamma mi ha accompagnato al primo allenamento, era contentissima, non mi hanno mai ostacolata. L’intenzione è di rimanere a Roma per qualche anno, spero di fare bene.

Un sogno nel cassetto ed un pensiero sul calcio femminile: Sogno di raggiungere la Nazionale, lavorerò per arrivarci. Ho seguito in estate le ragazze mondiali, sono state bravissime. Grazie ai loro risultati hanno spinto tanto il movimento femminile. Credo che in Italia ci vogliano ancora un po’ di anni per rendere il calcio femminile ad alti livelli. Sicuramente il Mondiale ha dato una svolta, il movimento sta crescendo e sono contenta di farne parte.”

Un tuffo nel passato, il suo anno a Sassuolo: Sassuolo è stato un anno molto bello, il mio secondo anno in Serie A. Credo mi abbia fatto crescere molto, è un bel ambiente e rimarrà nel mio cuore. Il momento più emozionante della mia carriera penso sia stata la finale Scudetto con la maglia del Brescia, non avevo mai giocato davanti a così tante persone. Era il mio primo anno in Serie A, abbiamo perso, ma entrare in campo e vedere tutte quelle persone è stato forte. Le mie calciatrici di riferimento in Italia sono Cecilia Salvai e Alice Tortelli.”

“Ho giocato fino a 14 anni con i maschi, sono andata la Due Monti e ho raggiunto la Serie B. Poi sono andata a Padova e lì mi sono sentita pronta. Sono approdata a Brescia ed è stata la svolta. Arrivata lì ero un disastro, le altre facevano tutte la preparazione con i pesi e io facevo sempre esercizi a parte senza perchè non li avevo mai fatti e non riuscivo. In quella stagione sono cresciuta tantissimo.” racconta la numero 44 giallorossa.

“La cosa che più amo di giocare a calcio è che viene fuori la vera me. In tutte le mie debolezze e punti di forza, è il mio modo di espressione. Mi sento libera.”

“Sono molto esuberante e aggressiva in campo, ma sto migliorando. Ho un bruttissimo ricordo all’esordio in Champions League, ero contentissima, entro e prendo subito il primo cartellino giallo, dopo 7 minuti prendo il secondo giallo e vengo espulsa. Questo dimostra come sono in campo. Faccio fatica a gestirmi a volte, voglio prendere il pallone a tutti i costi e non mi fermo.

La lontananza da casa non è stata sempre semplice: “Sono andata via di casa e non sapevo fare le lavatrici e nemmeno cucinare. Non sapevo fare davvero niente. Per fortuna ho trovato delle compagne brave che mi hanno sempre aiutata. Caratterialmente ho fatto fatica perchè vedendomi inferiore alle mie compagne mi ero un po’ chiusa. Il primo mese chiamavo mamma e papà ogni sera, è stato difficile. Poi ho capito che le persone sono lì per aiutarti e mi sono sciolta. Gli amici mi mancano sempre, ci lascio un pezzo di cuore ogni volta che devo ripartire da casa, ma ho capito che chi vuole rimanere resta.”

Un consiglio a tutte le bambine che sognano: Ci vuole fortuna, è importante trovarsi al posto giusto al momento giusto. Però bisogna crederci, se ci credi fai meno fatica. Consiglierei questo a tutti.”

Le attaccanti più ostiche penso siano Bonansea, Girelli, Mauro, Giacinti. Sono forti e veloci, a volte vincono loro, altre io. La partita più bella con la maglia della Roma penso sia stata quella contro il Milan a Milano. A livello di squadra abbiamo fatto una delle migliori prestazioni di sempre, anche se non è finita bene.”

Un pensiero sul calcio estero: Penso ad un’esperienza all’estero. Non so se sarei pronta ma penso sia un’esperienza da fare. All’estero c’è una cultura diversa del calcio. Bisogna essere pronti per andarci.”

Sul numero 44 dice: “Gioco con il numero 44 perchè prima giocavo con il 4, a Roma era occupato, poi ho ragionato che in Serie A erano due anni che giocavo, quindi 44. Roma mi piace. Viviamo in centro città, ma io amo andare sul “terrazzo del pincio” per stare un po’ tranquilla.”

“In questo momento ho avuto più tempo di pensare e schiarirmi le idee. Sogno di poter giocare un Europeo o un Mondiale con la Nazionale. Sono cose grandi, ci credo perchè è giusto crederci e vedremo cosa mi riserverà il futuro.” conclude Tecla.

Miriana Cardinale
© RIPRODUZIONE RISERVATA