Un tentativo andava fatto. Ma rivedere la partita per scrivere le pagelle è stato come riguardare il Re Leone e veder morire Mufasa. Anche perché Mufasa non si meritava di morire e, fino al 55’, nemmeno l’Italia.

Ma l’erba del vicino è sempre la più verde e i fatti stanno a zero: l’Olanda è stata più cinica di noi e per questo andrà in semifinale, ma soprattutto a Tokyo 2020, privandoci così della nostra dose annuale di nazionale.

Sì, perché questo mese ha riacceso i cuori di una nazione intera per lo sport più amato in Italia e quello che più di tutti vede un divario così ampio tra uomini e donne. E non è solo una questione di soldi, è questione di dire che non c’è niente di strano in una donna che gioca a calcio. E queste ragazze, in un mese, hanno fatto capire agli Italiani che la differenza tra calcio maschile e femminile è la stessa che c’è tra una 4 Stagioni e una Capricciosa. Ordinata, metodica e con emozioni a compartimenti stagni la prima, più confusionaria e sorprendente la seconda. Ma gli ingredienti sono gli stessi e, se te ne piace una, sei strano tu se non ti piace anche l’altra.

Finire il mondiale per colpa dell’Olanda però, rende questa storia un romanzo. Come Don Chischiotte, nobile come l’animo di queste ragazze ma squattrinato sognatore come il movimento femminile italiano, che impazzisce e si mette in viaggio per difendere i deboli e riparare i torti.

È vero, il mondiale era in Francia e non in Spagna, ma tanto vale il “Francia o Spagna purchè se magna” . Nella sua follia, il protagonista trascina con se uno del popolo, Sancho Panza, il quale, con la promessa di avere in regalo un’isola, lo segue ovunque vada. Un po’ quello che, in cambio della promessa di una coppa, hanno fatto quei pazzi della Gang della Curva, insieme a milioni di italiani da casa. E come Don Chischiotte, sono stati dei mulini a vento a fermarci.

Ma la storia di quei pazzi sognatori, è il romanzo più letto di sempre. E per queste Azzurre varrà lo stesso perché, sia dentro che fuori dal campo, sono state belle.

Belle come il poropopopopopo dell’Inno di Mameli, belle come un gol di Bonansea al 95’, belle come i capelli di Sara Gama, belle come le lacrime di Girelli, belle come i gol di Yaya Galli, belle come il passaggio di tacco di Cernoia al 90’ contro l’Olanda, belle come l’occhiolino di Giugliano, belle come il “mortacci tua” di Giuliani, belle come Linari che canta, belle come le scivolate di Guagni e Bartoli, belle come gli abbracci alla panchina ad ogni gol.

Il capitano Sara Gama che “firma” per la Gioconda

Questa bellezza ci ha fatto credere di poter andare ben oltre le nostre possibilità, come dimostra la petizione che ho chiesto di firmare a tutte le 23 per riavere la Gioconda.

Ma la verità è che della Gioconda l’Italia non ne aveva bisogno, di queste ragazze invece si.

Azzurre, siete promosse a pieni voti.

Giulia Beghini

One comment

La Nazionale di calcio femminile: il romanzo più bello

  1. Non ci dimentichiamo della determinazione e della voglia di crederci ogni istante di Giacinti (soprattutto contro Cina ed Olanda)!

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