Certo. Si potrebbe aprire quest’introduzione parlando della sportività delle coreane, ma sarebbe inutile quanto parlare di leggi del moto di rotazione e rivoluzione terrestre con un terrapiattista.

Malgrado la superiorità numerica, l’Italia ha sprecato più volte l’opportunità di vincere. L’aspetto positivo è che, nonostante la sconfitta, non siamo alla frutta. Sulla sinistra potete vedere il quadro “Melanzane” di Shin Sa-im-dang, una dei più famosi pittori nella storia coreana. A destra, nello stesso periodo, in Italia veniva dipinto “Canestra di frutta” di Caravaggio. A distanza di secoli il pubblico ricorda la bellezza dei quadri di Caravaggio, mentre Shin Sa-im-dang è giustamente finita nello stesso buco nero della memoria collettiva in cui sono finiti i Tamagotchi.

Così questo gruppo azzurro, a distanza di anni, verrà ricordato per la bellezza del gioco, per l’assenza di paura, per quella scintilla che ha negli occhi chi vuole superare i propri limiti e per lo spirito di squadra che si instaura solo tra chi condivide l’obiettivo di riportare a casa l’unico quadro che con conta davvero: “La Gioconda”.

Marchitelli – voto: 7 giorni. Riesce nel suo intento di incastrare Pipitone e conquistarsi il posto da titolare in questa tragedia greca. Un po’ come fare carte false per poter recitare in un film di Quentin Tarantino un personaggio al quale continuano a sparare perfino durante i titoli di coda. Invano i tifosi italiani hanno sperato in un remake del miracolo compiuto parando il rigore nella partita contro l’Ungheria. Interessante tuttavia la sua strategia di rimanere immobile per qualche secondo a 50 cm dalla faccia della rigorista ovversaria, guardandola in modo così truce da disturbarle le notti con terribili incubi fino al giorno in cui appenderà le scarpette al chiodo. #thehatefulnine

Gama – voto: non giudicabile. Giudicare l’operato di un’atleta seria e professionale come lei, sarebbe non solo sbagliato ma anche inutile, perchè oltre a sapere già dove ha sbagliato, mentre voi state leggendo, Sara Gama sta già rimediando. Quello che potete fare è sperare che nella vostra vita ci sia qualcuno che, quando state per fare una cazzata, vi guardi nello stesso modo in cui Sara Gama guardava la telecamera mentre riceveva la coppa per il secondo posto. #c’èsolouncapitano

Guagni – voto: 7 € al biglietto La cosa incredibile è che Trump non abbia ancora inviato una testata nucleare a Pyongyang, considerato che in 120 minuti perfino ad un’atleta corretta e pacata come Guagni è caduta la catena. In occasione della scivolata che ha portato al rigore in favore delle coreane, l’attrito con il terreno la rallenta facendola materializzare davanti agli occhi dell’arbitro quando ormai la palla ormai è lontana. Di certo, quando il telecronista parlava di “episodio sulla coda del primo tempo supplementare”, non sapeva di non aver ancora visto il re degli episodi sulle code. Guagni parte dalla difesa superando l’attaccante avversario con un sombrero, per poi essere letteralmente presa dai capelli, unico modo rimasto alle coreane per fermarla. Se non altro, ora è chiaro il motivo per il quale loro avevano tutte i capelli a caschetto. #perchiprendelacodaunacoppainomaggio

Giugliano – voto: 10+. La caparbietà con cui recupera il pallone a centrocampo, fermando il giropalla coreano, è da 10+ come i polli Amadori. Lo stesso vale per cross e cambi di gioco, giudicati dal preparatore atletico delle coreane più precisi delle testate nucleari telecomandate del loro leader supremo. Lei è anche la protagonista indiretta dell’episodio che ha fatto capire alle azzurre che la parola fairplay in coreano si traduce con l’espressione “vi ammazzo a tutte”. L’azzurra infatti mette fuori la palla per lasciare il tempo a Salvai di rialzarsi, dopo aver subito un colpo alla caviglia. Le coreane però, alla ripresa del gioco, partono all’attacco della porta azzurra, perchè nella loro cultura, se non hai almeno un trattino nel nome, non meriti pietà. #lostintranslation

Girelli – voto: 9.822 m/s2. La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso. La stessa cosa vale per Cristiana Girelli. La sua velocità non è supersonica, il suo stato di forma non è al 100 %, ma lei non lo sa e risolve le partite lo stesso. Mette in rete con il sinistro una palla splendida servita da Giugliano, lasciando le coreane a starnazzare come delle galline ad ultrasuoni che, nonostante le ali, a volare come lei non ci riusciranno mai. #quandolascienzanonbastaèmagia

Mauro – voto: 1° al mondo.  Sfiora il gol in parecchie occasioni in questa partita, ma la cosa più sensazionale è il suo strano talento. C’è chi sa fare le scoregge con l’ascella, chi si sa toccare il naso con la lingua e poi c’è Ilaria Mauro. Lei è in grado di far espellere non un giocatore a caso, ma il capitano della squadra avversaria, facendosi fare due falli da ammonizione in meno di un tempo di gioco. Il fatto che sia successo per ben due partite di fila, rispettivamente Thailandia e Corea del Nord, ha fatto subito scattare l’avvio delle pratiche per entrare nel Guinnes dei Primati. #Italia’sgottalent

Bartoli – voto: 3 m di stacco. Stesa dalle coreane dopo pochi minuti dal fischio d’inizio, intuisce subito che non sarà una partita normale. Nonostante dopo il 70′ della ripresa sembrava che la diretta fosse trasmessa a velocità raddoppiata, mantiene saldo il controllo, fermando qualsiasi incursione avversaria a forza di randellate. La sua furia agonistica si sposta solo per un breve istante verso Mauro. Bartoli infatti, vedendo arrivare uno dei soliti cross millimetrici di Guagni, fa uno stacco così imponente da rendere ridicolo quello di coscia di Belen, ma si vede togliere il pallone dalla testa da Mauro, che la anticipa mandando la palla sul fondo. #noflightzone

Bonansea – voto: 6 per l’impegno. Per tutta la partita si spende in lungo e in largo per aiutare le compagne, non risparmiandosi neanche su giocate di classe come il passaggio no look di tacco per Girelli. Poi però, per ben due volte, sullo scadere del secondo tempo, recupera la palla fiondandosi a tutta velocità sulla difesa coreana, per poi sprecare rovinosamente il pallone prima sul portiere e poi sul fondo. Un po’ come andare da Bottura ed ordinare il menù bimbi con la cotoletta e le patatine fritte. Il momento più tragico però, arriva con la ruolette russa dei rigori. Un momento surreale in cui gli italiani rivedono la versione in reggiseno di Baggio contro il Brasile. Questo significa solo una cosa: noi in Francia ci portiamo la versione di Baggio col reggiseno, e voi? #amorireeasbagliareunrigorecivuoleunattimo

Galli – voto : 118. Dopo aver letto la formazione della Corea, con una sfilza di Yong, Kim, Ding e Dong, al telecronista sarà sembrato un gioco da ragazzi chiamare la numero 19 azzurra Yaya. Alle coreane basta poco per capire che per riuscire ad oltrepassare il Rubicone azzurro a centrocampo, bisogna abbattere qualche fondamentale elemento del centrocampo. Sentendola chiamare in campo con un nome con sole due sillabe come il loro, la scelta è ricaduta proprio su Yaya Galli. Per fortuna ci è giunta voce che si riprenderà, ma quando in una partita fa più chilometri lo staff medico di chi è in campo, tra le mani delle avversarie bisognerebbe mettere delle manette, non un trofeo. #DiosalviYayaGalli

Cernoia – voto: +∞. Non ci sono parole sufficientemente belle per descrivere questa giocatrice. La sua visione di gioco e l’intensità con cui recupera palla, portano la stessa gioia nel cuore di un bonifico sepa in entrata e il gol del 3 a 3 sta è stato ufficialmente proclamato patrimonio UNESCO da Lino Banfi. Il momento migliore rimane però quello in cui, avvicinandosi con l’indice puntato al viso di un’avversaria a terra, Cernoia dice qualcosa che rimarrà avvolto nel mistero quanto le parole di Materazzi a Zidane nel 2006. Il tutto finchè i microfoni aperti della diretta fanno sentire dalla panchina mamma Linari che le dice: “Vale è importante mantenere la superiorità numerica”. #ladonnachessussurravaminacce

Salvai – voto: 23 volte il primo infarto. Aspetta da quando è nata il momento di poter utilizzare il suo cognome come prima persona del passato remoto del verbo salvare, riferendosi ad un salvataggio sulla linea in una partita dal risultato più barcollante di Mauro Corona che esce dal bar a fine giornata. Come per Gama, il suo reparto ha avuto qualche codice rosso, ma nel complesso, la facilità con cui anticipa gli avversari e con cui stende quelli rimasti, utilizzando la sua treccia come frusta, è disarmante. Per questa volta l’hashtag è obbligatorio. #Salvailaporta

Sabatino – voto: 2 cartoni e na cinquina. Al suo ingresso in campo le occasioni da gol si moltiplicano, così come le probabilità che in campo scoppi una rissa. Dopo aver mancato la porta su un assist partito dal piede di Gama, sferra un pugno al terreno di gioco, tanto da far nascere il sospetto che sia sorella illegittima di Thor. Ma, qualche minuto dopo, lo spostamento d’aria causato dall’arrivo di Guagni alle spalle di un difensore coreano, procura un calcio d’angolo in favore delle azzurre, calciato splendidamente da Cernoia e infilato in rete in modo magistrale da Sabatino. I momenti che hanno commosso perfino gli attori di Gomorra però, sono stati i fotogrammi in cui l’attaccante azzurra invita Hyang-Sim Ri ad uscire dal campo e quelli in cui conclude la sua corsa verso il portiere avversario con una regale spallata intimidatoria. #pacifista

Serturini – voto: 9+. Ignora completamente il fatto di essere solo alla terza presenza con la nazionale maggiore e tutto il timore reverenziale che questo potrebbe comportare. Appena entrata, combatte su ogni pallone, evitando i tacchetti che le coreane cercano inutilmente di scaraventare sui suoi malleoli. Prova più volte a tirare da fuori, compreso un meraviglioso tiro al volo bloccato dal portiere ma impattato con una coordinazione e una fluidità di movimenti che neanche Carla Fracci. Spreca tuttavia un’eccellente occasione offertale da Bonansea sul finire dei 90 minuti, che avrebbe potuto salvare le azzurre da un finale ai limiti del fantascientifico. Dimostrando una maturità non banale, non rifiuta però la responsabilità di tirare un rigore e di mandarlo in rete. # giovanid’oggi

Bergamaschi – voto: 8.5. Subentra a Galli nel secondo tempo e si fa trovare pronta. Veloce più di un Frecciarossa, cross più precisi delle parabole descritte dello zoccolo che tua madre ti ha lanciato perchè non hai riordinato la camera, pericolosa più dei titoli di stato italiani. E la nostra squadra è così ricca di talenti che si può permettere di usare una giocatrice del genere come un Chianti Classico DOCG Riserva, lasciandola in panchina per un intero tempo, sciabolandola nella ripresa. #labottepienaelafollaubriaca

Bertolini – voto: 007. Tra trent’anni, quando cadrà segreto di stato sul cosiddetto “Protocollo Bidet”, si scoprirà che questa assurda partita è stata tutta una montatura. Il ct azzurro voleva assicurarsi che le sue ragazze rimanessero a bocca asciutta a Cipro, per arrivare in Francia con umiltà e con l’obiettivo di non fare prigionieri. Ma la bellezza del gruppo creato da Bertolini, si vede già dal momento dell’inno. Le coreane in ordine decrescente di altezza e forse di numero di divorzi alle spalle, rimangono in posa militare distanziate tra loro. Cernoia, invece, preferisce lussarsi la spalla pur di poter abbracciare Bonansea finchè l’Italia le chiama, se non alla morte, almeno a una mancata mega rissa. #lagrandebellezza

La Corea del Nord non ha fermato proprio niente.

Abbiamo appena cominciato.

Giulia Beghini