Un viaggio, un racconto straordinario. Il sogno di giocare a calcio di una bambina diventato realtà.

“I sogni sono cose molto buffe, non credete? Chissà perché sogniamo quello che sogniamo.”

Inizia così l’ispirante racconto di Lieke Martens per “The Players Tribune”, in cui ripercorre le tappe e le emozioni della sua carriera.
Dai primi anni in squadra coi maschi alla vittoria dell’Europeo nella sua Olanda; dai pomeriggi trascorsi a palleggiare come Ronaldinho fino a dividere un aereo blaugrana con Messi. Leggendo la storia di Lieke si percepisce quanto questa sia straordinaria ma, allo stesso tempo, simile alla storia di altre migliaia di ragazze della sua generazione, che amavano giocare a calcio ma che non sognavano di diventare la migliore giocatrice del mondo. Non perché non lo volessero, semplicemente perché non potevano.
E’ la stessa giocatrice a spiegare bene questo concetto: “Sono cresciuta in un piccolissimo villaggio di poche migliaia di abitanti chiamato Bergen, al confine con la Germania. All’epoca, il calcio femminile in Olanda non era sviluppato com’è invece ora. Oggi, le bambine possono vedere la strada che conduce alla vetta. Hanno modelli femminili cui ispirarsi. Possono sognare di arrivare un giorno a giocare per big club come l’Ajax, il Barcellona, il Manchester City. Io non potevo, sapevo solo di voler giocare a calcio ogni momento. Non avevo eroi femminili e non potevo seguire le orme di nessuna che avesse fatto quello che volevo fare io prima di me. Così, sognavo altro. Avrei voluto giocare nella mia squadra del cuore, l’Ajax maschile. Ma io sono una ragazza. Era impossibile.”

Gli inizi

Nel piccolo villaggio di Bergen tutti la riconoscono come la bambina che corre sempre calciando un pallone. Ogni pomeriggio, tornata da scuola, va al campo a giocare con il fratello e i suoi amici. Sono maschi, sono più grandi, ma poco importa perché lei pensa solo a divertirsi e allenarsi.
Per essere felice le basta un pallone e, quando non trova nessuno a cui passarlo, ecco che un muro diventa il suo migliore amico.
La piccola Lieke non si risparmia. Allena tanto sia i piedi che la tecnica, prova e riprova movimenti e tricks che vede fare in campo dai suoi idoli. In quegli anni, ad ispirarla più di tutti è un brasiliano che gioca nel Barça, Ronaldinho, che con il suo stile e la sua creatività ha saputo cambiare per sempre il modo in cui si gioca a calcio.
Nella sua prima esperienza, la Martens si trova a giocare in squadra di tutti maschi e ad allenarla per qualche anno c’è il padre. “Lui mi trattava come qualsiasi altro giocatore e i miei compagni sapevano che potevo giocare, per questo mi rispettavano. I nostri avversari, invece, così come i loro genitori, dicevano sempre la solita frase: una ragazza in campo? Lei non può giocare a calcio. Ed è vero, bambine e bambini sono diversi. A quell’età, loro erano molto più veloci e forti di me e non erano abituati ad essere dribblati da una femmina. A molti di loro questa cosa non piaceva.”

Lieke gioca a fianco dei maschi fino all’età di 16 anni. Questo le permette di scendere in campo e imparare molto, ma significa anche non poter mai festeggiare le vittorie col gruppo, essere in uno spogliatoio separato dagli altri, chiedersi quale possa essere davvero il sogno che sta inseguendo.
A 15 anni la svolta ha la forma di una chiamata nella Nazionale olandese under-19. Vogliono lei, che da bambina nemmeno sapeva che esistesse una Nazionale di calcio femminile.
Si trova così, per la prima volta, a dover lasciare casa. Saluta il piccolo villaggio di Bergen per trasferirsi nella grande città di Amsterdam, vivendo con ragazze più grandi e imparando a badare a se stessa lontana dalla famiglia.
La Martens parla così di quel periodo: “Sono dovuta crescere molto velocemente, altrimenti non ce l’avrei fatta. Il primo periodo tosto è stato quello di Natale. Ero sola e casa mia era a due ore e mezza di distanza.  Sono tornata a trovare la mia famiglia e gli amici solo per uno o due giorni. Per fortuna avevo i miei genitori. Sono molto grata a loro per come hanno cresciuto me, i miei fratelli e mia sorella minore. Hanno fatto tutto per noi. Se li avessi chiamati alle 3 di notte, loro ci sarebbero stati. Se non avessero creduto nel mio sogno, io non avrei raggiunto ciò che sono adesso.”

La nazionale e la vittoria agli Europei

Nel 2010, con la Nazionale under-19, Lieke Martens partecipa agli Europei e l’anno successivo fa il suo debutto in Nazionale Maggiore. Nel 2013 si giocano gli Europei in Svezia e due anni dopo la Nazionale orange si qualifica per la prima volta ai Mondiali in Canada.
Per la giocatrice olandese è un’esperienza indimenticabile. Nella partita d’esordio in World Cup contro la Nuova Zelanda, al 33esimo segna il gol della vittoria davanti a più di 40 mila persone.

“Ricordo ogni dettaglio. Rivedo la palla che entra in rete e tutte le mie compagne che corrono verso di me. Indescrivibile.”
L’Olanda terminerà quel Mondiale tra le prime sedici, comunque un ottimo risultato per una squadra debuttante. E’ il 2017. Gli Women’s Euro si svolgono questa volta in Olanda, patria di Martens e compagne.
Dopo il Mondiale in Canada, molte giocatrici olandesi hanno deciso di approdare in club stranieri, per migliorare a livello tecnico e giocare contro le migliori d’Europa. “Ero cosciente che il nostro livello stava via via aumentando. Ma vincere gli Europei? Posso averlo sognato, ma… no, figuriamoci.”

Lieke ripensa alla partita d’esordio contro la Svezia: “Prima che il nostro bus arrivasse allo stadio non sapevo cosa aspettarmi. Ma, girato l’angolo vicino l’ingresso, tutto quello che riuscivo a vedere dal bus era un mare arancione. E’ stato incredibile. Magliette arancioni, bandiere arancioni, sciarpe arancioni. Arancione ovunque. Venne a tutte noi la pelle d’oca.
In quel momento, ci siamo guardate e tutte insieme ci siamo fatte una promessa: ragazze, stasera giocheremo per noi stesse, per dimostrare a tutti quanto siamo forti. Ma giocheremo anche per loro, per tutte queste persone che sono venute a sostenerci.”

Quella forza, quello spirito di squadra e il sostegno dei tifosi olandesi spingerà la Nazionale di Martens a conquistare la finale Europea contro la Danimarca. Nessuno ci avrebbe scommesso, nemmeno le stesse giocatrici, ma l’Olanda davanti al suo pubblico di casa quella finale la vinse.
Da quel momento la carriera di Lieke Martens viene positivamente stravolta . Aveva già firmato con l’FC Barcelona Femenì, arrivando ad indossare la stessa maglia che aveva reso famoso il suo più grande idolo d’infanzia Ronaldinho.

 

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La miglior calciatrice al mondo

Viene nominata miglior giocatrice del torneo e giocatrice dell’anno. In settembre escono anche le nomination FIFA per i migliori giocatori del mondo. “Quando ho visto il mio nome sulla lista sono impazzita e il mio team manager è impazzito ancora di più. Parlando di come saremo volati a Londra per la premiazione mi disse con noncuranza che sarei andata insieme a Messi”. Avrei voluto darmi un tono ma la mia espressione era molto più tipo “mi stai prendendo in giro?“. Adesso posso dire di aver diviso un aereo con Lionel Messi. So che la gente ci paragona, e per me questo è un grande complimento, ma lui rimane un dei miei idoli e cerco di imparare molto da come gioca.”

Dopo la vittoria dell’Europeo la vita di Lieke è cambiata completamente, così come è cambiata la concezione verso il calcio femminile. Ora la riconoscono per strada, le chiedono foto e non deve più combattere contro chi pensa che il calcio femminile non esista. Così come i calciatori maschi possono dare emozioni e ispirare le persone, allo stesso modo possono farlo le calciatrici. Adesso ogni bambina in Olanda sa che esiste una Nazionale femminile di calcio e che può sognare di vincere un Europeo o di giocare nel Barcellona. Le calciatrici possono essere eroine e idoli cui ispirarsi tanto quanto i colleghi maschi. Siamo stati abituati a sognare di voler essere come Ronaldinho, è tempo di poter sognare anche di essere come Lieke Martens. “Bisogna fare molti sacrifici. Ma i sacrifici ripagano alla fine.”

Camilla Massignan

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