Di scena allo stadio Ibaraki Kashima, Stati Uniti e Canada si contendono l’unico posto utile per la finale che potrebbe valere l’oro. Chi perde dovrà accontentarsi della “finalina” che assegnerà invece la medaglia di bronzo. Le due Nazionali nordamericane si dispongono secondo il loro tradizionale assetto tattico. Il Canada non apporta modifiche al suo 4-3-1-2 con Sinclair alle spalle di Prince e Beckie; gli Stati Uniti si affidano al 4-3-3 ma il CT Andonovski cambia qualcosa rispetto al match contro l’Olanda: Davidson per Dahlkemper dietro, Lavelle per Mewis a centrocampo e Morgan per Lloyd davanti. La direzione di gara è invece affidata all’ucraina Kateryna Monzul.

I primissimi minuti svelano il copione di questa semifinale: le due squadre partono contratte, la gara è molto fisica. Gli Stati Uniti tentano di sfondare conquistandosi al più alcuni calci d’angolo; il Canada resiste e non lascia spazi al possesso palla avversario. Al minuto 21, Alyssa Naeher, grande protagonista nel quarto di finale contro l’Olanda con tre rigori neutralizzati, cade a terra dopo una collisione. Le cure mediche si prolungano oltre i quattro minuti, Naeher prova a rientrare ma risente del dolore durante un rinvio: deve subentrare la portiera di riserva Adrianna Franch. Il Canada, sul finale di tempo, prova a risollevarsi con un buon lavoro in pressing del trio d’attacco, ma non costruisce palle-gol. La prima frazione scivola: la tensione è altissima e la qualità ne risente.

Il secondo tempo riparte sulla falsa riga del primo. Per i primi quindici minuti accade ben poco, pertanto il CT Andonovski tenta di rompere la monotonia del match con un triplo cambio in attacco: dentro Press, Rapinoe e Lloyd per Williams, Heath e Morgan. Il Canada non resta a guardare e inserisce due elementi particolarmente dinamici, quali Julia Grosso e Deanne Rose.

La nazionale statunitense inizia a farsi vedere dalle parti di Labbe, ma non è particolarmente pericolosa. Press calcia debolmente da fuori, Horan prima ed Ertz poi colpiscono di testa: serve però ben altro per superare una Labbe in grande stato di forma. Per settantatré minuti di gioco, il Canada non si è neppure avvicinato alla porta di Neaher e Franch, ma trova l’episodio perfetto nell’intervento scomposto di Davidson su Rose. La centrale americana non si è accorta dell’inserimento alle sue spalle della canadese, che la anticipa e viene al tempo stesso colpita con un calcio allo stinco. La signora Monzul viene richiamata al VAR e assegna il penalty dopo la consultazione video. Si presenta sul punto del calcio di rigore Fleming, a pochi passi da uno dei palloni più importanti della sua carriera. La rincorsa è secca, il tiro tagliente e angolato. Franch intuisce ma non respinge e il Canada passa alla sua prima occasione.

Le statunitensi hanno adesso soltanto un quarto d’ora per portare la gara ai supplementari. Soltanto la forza d’inerzia spinge Rapinoe e compagne, che non trovano però il corridoio. Solo al minuto 86, la nazionale americana avrebbe la palla del pareggio, ma il colpo di testa di Lloyd si spegne sulla traversa. Nei minuti di recupero, l’assalto statunitense è poco strutturato. Franch si porta in attacco sugli sviluppi di un corner, ma la mossa disperata non produce alcun effetto. Le canadesi si difendono con ordine, così fino al minuto 96. A quel punto, la signora Monzul decide di interrompere le ostilità e regalare alle canadesi il sogno della finalissima. Gli Stati Uniti non trovano per la terza volta in cinque gare la via del gol e incassano una sconfitta dal Canada, la quarta in totale, la cui ultima risaliva al marzo del 2001.

La capacità del Canada di soffrire e quel dettaglio del minuto 73 hanno fatto la differenza. Adesso, le canadesi dovranno solo attendere la vincente di Yokohama tra Australia e Svezia per conoscere la loro sfidante. Sull’altra sponda, le statunitensi piangono una sconfitta che brucia, Rapinoe grida tutta la sua tristezza. C’è però un bronzo da potere conquistare: non è molto, ma le statunitensi non getteranno mai la spugna.

Manfredi Maria Tuttoilmondo
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