Sembra ieri che le Olimpiadi di Tokyo 2020 vengono ufficialmente posticipate a causa della pandemia globale. Sembra ieri che la paura, le insicurezze e lo sconforto prendono il sopravvento sulle emozioni comuni. Abbiamo atteso ancora un anno nella speranza che il calcio tornasse nelle nostre vite per ridonare un accenno di normalità e quando è successo, abbiamo anche temuto che ce lo portassero via di nuovo.

Ma le Olimpiadi di Tokyo si sono svolte per davvero questa volta e il torneo di calcio femminile ha inaugurato l’evento. Neanche il tempo di sbattere le ciglia però e dalla fase a gironi siamo arrivati alle semifinali, in un percorso tanto immediato e intenso da apparire come un giro sulle metaforiche montagne russe.

Abbiamo deciso quindi di prenderci una piccola pausa. Vogliamo fermare il tempo e fissare quei momenti irripetibili che forse nell’eccitazione del presente e nella volatilità degli eventi abbiamo rischiato di perdere e che invece ci raccontano storie che meritano di essere ascoltate.

E non c’è nulla che renda un ricordo indelebile come una fotografia. Ne abbiamo raccolte alcune che ci sono apparse significative perché andavano oltre una vittoria o una sconfitta, oltre un pronostico o una statistica. Si tratta di scatti che descrivono istanti, personalità, emozioni, sensazioni, sono foto a volte quasi sinestetiche, a volte empatiche. Ma tutte loro sono testimonianze di quel legame irriducibile che esiste tra vita e calcio, tra sport e storie, tra l’universalità di una squadra e l’individualità di un’esperienza.

Vogliamo aprire questa selezione di fotografie con uno scatto pubblicato dalla calciatrice neozelandese Ali Riley attraverso il suo profilo Instagram.

Il capitano della Nazionale neozelandese femminile stringe forte a sé la compagna di squadra Ria Percival. È in lacrime dopo la sconfitta contro la Nazionale svedese che ha sancito l’ufficiale eliminazione dalle Olimpiadi. Ma c’è qualcosa di più profondo in quel momento di abbandono e delusione.

In quell’abbraccio ci sono le speranze forse anche un po’ sognatrici di una squadra che in fondo non ha mai davvero avuto una possibilità e che ci ha provato lo stesso. In quel pianto, c’è la consapevolezza di chi ha affrontato ogni avversario a viso aperto pur non disponendo di quegli investimenti necessari che cambiano il destino di una Nazionale femminile perché purtroppo la volontà non basta.

Nell’onestà della vulnerabilità di Ali Riley c’è l’orgoglio di un Capitano che non ha guidato solo la squadra in campo ma anche nel percorso che ha condotto al rettangolo verde. E l’ha fatto con i pochi mezzi che le erano stati concessi.

Raggiungere Tokyo in netto ritardo perché il suo club in NWSL (Orlando Pride) richiedeva la sua presenza fino all’ultimo momento disponibile, affrontare una maratona competitiva in un ambiente che fa ancora paura, Ali Riley ci ha creduto in ogni caso. È stata leader e portavoce di un team che ha lottato sul campo per il proprio successo ma ha anche combattuto fuori per una battaglia che non termina dopo novanta minuti. Riley ha infatti guidato la sua Nazionale nella protesta in supporto del movimento Black Lives Matter, e l’ha fatto senza esitazioni, senza riserve, alzando la voce e inginocchiandosi prima di ogni gara.

L’abbraccio con Percival è solo una delle dimostrazioni d’affetto che hanno circondato Ali Riley dopo la partita. Magdalena Eriksson, Marta, Kelley O’Hara, tutte le avversarie che Riley ha incontrato in queste Olimpiadi sono state conferma di un valore che supera quello di una medaglia perché ognuna di loro ha dimostrato a Riley il rispetto, la stima e l’affetto che merita.

Ali Riley stessa ha condiviso su Instagram quel momento di fragilità e lo ha fatto con la fierezza che circonda quella fotografia e quell’istante in particolare. Perché un’atleta che affronta una gara incondizionatamente pur avendo statistiche, percentuali e probabilità a sfavore è un’atleta che non perderà mai davvero.

E quello scatto non è testimonianza di una sconfitta, in quella foto Ali Riley è il volto del calcio che conta

Rita Ricchiuti
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