Il Canada ha vinto per la prima volta la medaglia d’oro alle Olimpiadi nel torneo di calcio femminile.
Un successo arrivato ai calci di rigore dopo che i tempi regolamentari si erano conclusi sull’1-1. Ai supplementari il punteggio non è cambiato e dagli undici metri il Canada ha avuto la meglio.

Per la Svezia c’è la seconda medaglia d’argento olimpica consecutiva dopo quella ottenuta a Rio de Janeiro. La squadra canadese si conferma una delle formazioni più forti dell’ultimo decennio riuscendo a vincere due bronzi a Londra 2012 e Rio 2016 . Ora è arrivata la vittoria finale con il metallo più pregiato.

La Svezia ha dominato per lunghi tratti la gara ma non è riuscita a concretizzare le tante occasioni.

La gara si era sbloccata al 34′ con Stina Blackstenius, al suo quinto gol nel torneo, il settimo complessivo alle Olimpiadi, superando Lotta Schelinnella storia del calcio femminile svedese.

Nella ripresa il Canada è tornato in campo più determinato e due cambi sono stati decisivi: Bev Priestman ha inserito Julia Grosso e Adriana Leon al posto di Quinn e Janine Becky.
Le canadesi hanno trovato il gol del pari al 67′, dal dischetto. Proprio come nella semifinale contro gli Stati Uniti, Jessie Fleming ha siglato il gol che ha rimesso in equilibrio la gara. Significativo il gesti di Sinclair che ha raccolto la palla e l’ha consegnata a Fleming per calciare il rigore.

All’86’ Sinclair ha lasciato il posto a Jordyn Huitema. Nei tempi supplementari pericolosa la Svezia con Lina Hurtig di testa su calcio d’angolo di Kosovare Asllani, ma la palla è finita di poco a lato. Risponde il Canada con Huitema che mette a lato di testa su cross di Deanne Rose.

La Svezia ha quasi vinto la partita pochi istanti prima della fine dei tempi supplementari, ma il Canada in qualche modo ha tenuto la sua linea attraverso molteplici scontri in porta.

Ai calci di rigore tanti gli errori. Ci sono voluti ben 12 penalty per decretare la vincitrice e il gol vittoria è stato siglato da Julia Grosso mandando in estasi la squadra canadese.

Un cognome che quando si tratta di calciare l’ultimo rigore è quasi una garanzia.

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