Alla Nazionale statunitense femminile e alle Matildas serviva un solo punto per staccare insieme un biglietto per i quarti di finale delle Olimpiadi di Tokyo. Ed è per quell’unico punto che entrambe le squadre hanno giocato.

In realtà non c’è stato davvero un bel gioco in una partita che invece ha alle spalle una storia da rispettare. Le due formazioni sono apparse fin dall’inizio equilibrate ma soprattutto sembrava evidente l’intenzione di disputare la gara con una mentalità proiettata già alla prossima sfida.

La backline della Uswnt si è dimostrata più solida di quanto lo sia stata nelle prime due partite del girone, grazie anche a un’ottima prova di Tierna Davidson, scelta come centrale di difesa accanto a Becky Sauerbrunn. Ma se la difesa statunitense ha neutralizzato bene la pericolosità di Sam Kerr, Ellie Carpenter ha vinto quasi tutti i duelli contro Megan Rapinoe sulla fascia, inibendo spesso le giocate tipiche dell’attaccante americana.

Dagli sviluppi di un calcio d’angolo però, Alex Morgan trova la rete con un colpo di testa ma anche dopo un check del VAR, il gol viene annullato per presunto ma dubbio fuorigioco.

Si tratta probabilmente dell’unico segno di vita della partita, costantemente in bilico tra apatia ed eccessiva ma precauzione.

Poco influiscono gli inserimenti nel secondo tempo di Carli Lloyd, Tobin Heath e Lynn Williams. Le Matildas però mollano la presa sulla gara prematuramente e per gli ultimi 15 minuti restano nella propria trequarti realizzando un frustrante possesso palla nella propria backline. Le statunitensi non possono far altro che rimanere in attesa a guardare per non rischiare di aprire varchi pericolosi a fine gara.

Uswnt e Matildas affronteranno ora ai quarti di finale rispettivamente la Nazionale olandese femminile e la Nazionale britannica. E accontentarsi allora non sarà più una soluzione accettabile.

Rita Ricchiuti

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