Sono narratori di storie per adulti e bambini, da 0 a 99 anni come direbbe una scatola di Lego, inventori di espressioni ben più famose di “C’era una volta” e “Vissero sempre felici e contenti”.

Hanno un un fiato da vendere, ma stanno immobili, saldamente ancorati al microfono che ha il potere di trasformare parole dette al momento giusto in veri e propri modi di dire. Tra le espressioni senza tempo che i telecronisti italiani hanno fissato nella memoria collettiva del nostro paese, ci sono sicuramente quel “campioni del mondo” ripetuto tre volte da un incredulo Nando Martellini ai Mondiali dell’82 e quel poetico “il cielo è azzurro sopra Berlino” di Marco Civoli dopo la vittoria dei  i Mondiali in Germania del 2006. 

Nonostante gli italiani non siano molto inclini ad apprezzare altre lingue, come dimostra la maestosità della scuola nostrana di doppiaggio, c’è una particolare categoria di persone per le quali tutti sono bene disposti ad accantonare quella del sommo poeta: i telecronisti sudamericani. 

Le telecronache sudamericane delle partite sono lo specchio di un modo di vivere il calcio molto più istintivo e popolare, qualcuno direbbe più “de core”, rispetto a quanto non accada in Europa. A partire dagli anni ‘50, quando internet e le tv erano ancora fantascienza, questi narratori del calcio dovevano cercare metodi non convenzionali per intrattenere grandi folle all’ascolto per novanta minuti.

Tra i padroni di quest’arte c’è sicuramente Ary Barroso, pianista, compositore, giornalista, tifoso sfegatato e telecronista del Flamengo, famoso per introdurre i gol con la sua gaitinha. Tre note a ripetizione per un gol a favore della sua squadra e una nota corta e contrariata di armonica per ogni gol contro, almeno fino al Maracanazo del 1950, quando l’Uruguay mise a tacere sia la seleçao che la gaitinha di Barroso. 

Si deve invece a Rebelo Júnior il marchio di fabbrica dei telecronisti sudamericani, quel “gol” urlato fino a che c’è aria nei polmoni. A seguire le sue orme Raul Longas, che allungava la vocale per temporeggiare visto che, essendo miope, doveva aspettare che un suo collaboratore gli scrivesse il nome dell’autore del gol.

Tradizione portata avanti anche in tempi più recenti, come nel caso di un Colombia – Equador valido per le qualificazioni dei Mondiali del 2014, quando il telecronista ha urlato la parola magica per ben 30 secondi, ben più a lungo del tempo dei festeggiamenti in campo dei Cafeteros, che con quel gol si erano qualificati alla Coppa del mondo.

L’attrazione fatale tra gli appassionati di calcio italiani e questi personaggi sudamericani sembra però reciproca. Julio Gramajo, commentatore del Boca Juniors, è tifoso del Grosseto, serie C italiana, per due motivi. Il primo, forse il più valido, è che vorrebbe vivere a Monte Argentario e il Grosseto è la squadra più vicina al paradiso toscano. La seconda ragione è che il 12 è il suo numero fortunato e il Grosseto Calcio è nato proprio nel 1912, vedi le coincidenze. In occasione del gol di Sicurella contro il LIvorno del 16 marz, il telecronista ha mandato al club un audio con il commento della rete. Lo stesso format si è ripetuto poi il 13 aprile peril gol del 2-2 del Grosseto alle spese del Como.


Le telecronache dal fascino sudamericano sono arrivate di recente anche su quel famoso ramo del lago di Como in cui gioca la Riozzese Como Women. La squadra di Serie B femminile ha recentemente stretto un accordo con un’importante azienda statunitense. Parte dell’accordo prevede la trasmissione delle gare della squadra lombarda in diretta Facebook con telecronaca in spagnolo, a partire dalla sfida contro il Cesena dell’11 aprile. 

Sarà quel suono che ricorda l’estate e i tormentoni di Enrique Iglesias e Alvaro Soleir, sarà l’entusiasmo e il trasporto con cui i telecronisti accompagnano le gesta del Como Women facendole sembrare degne di una finale di Champions League, ma questa inaspettata svolta sembra funzionare. Anzi, potrebbe funzionare anche meglio di alcune telecronache della massima serie femminile, ormai adagiate su aneddoti già sentiti e su una professionalità che si dimentica, a volte, che il calcio rimane pur sempre un gioco, fatto per divertire. 

Giulia Beghini
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