A confronto le statistiche riguardanti alcune delle giocatrici di Barcellona e Chelsea che si sfideranno in campo

L’unica cosa che tutti si ricordano della geografia che si impara a scuola è che ovunque ci sono le barbabietole da zucchero, informazione della quale per altro nessuno ha mai capito cosa farsene. Nelle finali di Uefa Women’s Champions League, la barbabietola da zucchero è la Germania. Dall’istituzione del torneo nel 2011, le tedesche hanno mancato solo cinque appuntamenti e, a giudicare dai recenti colpi di mercato di Bayern e Wolfsburg, non hanno digerito bene la loro assenza nell’attuale edizione. In questi vent’anni, la geografia dell’epilogo di Champions ha visto la Svezia lasciare il posto, nel secondo decennio degli anni duemila, alla Francia, che non ha mancato una finale dal 2014

Il mondo però, anche se non è facile farci caso stando così spesso in casa, è molto cambiato nell’ultimo anno. Alla resa dei conti della competizione più prestigiosa d’Europa sono arrivate Barcellona e Chelsea.

Le Blaugrana il battesimo del fuoco in UWCL l’hanno già fatto nel 2019. In una finale carica di aspettative contro il Lione, già al suo terzo titolo consecutivo, al 5’ del primo tempo segna Marozsan e poi Hegerberg cala un tris. La partita finisce quattro a uno e i sogni di gloria del Barcellona vengono ridimensionati dalla corazzata francese, non ancora pronta a cedere il passo. Questa volta però le spagnole arrivano in finale con ventisei vittorie su ventisei partite in campionato e la bellezza di 128 gol, circa un gol ogni diciotto minuti per tutta una stagione. L’Italia dei vecchi tempi, davanti ad un reparto d’attacco del genere, avrebbe cambiato schieramento.

Le Blues invece arrivano in finale per la prima volta nella loro storia, con il compito di difendere l’onore inglese, nonché londinese, per ora rappresentato dall’unica vittoria britannica risalente al 2007, quando l’Arsenal alzò al cielo l’ambita coppa. Quell’anno, a fare da assistente sulla panchina delle gunners, c’era Emma Hayes, ora sulla panchina del Chelsea. Non è nuova a questo appuntamento neanche Pernille Harder. La fuoriclasse danese era presente sia lo scorso anno, nella finale persa contro la squadra di Aulas, sia nel 2018 quando segnò il gol della bandiera, sempre contro un Lione che anche quella volta se ne andò lasciando un salato 4-1 sul tavolo del Wolfsburg.

Entrambe le formazioni, arrivate in finale dopo aver vinto i rispettivi campionati la scorsa settimana, possono fare affidamento su giocatrici che rappresentano una garanzia per la propria squadra e un vanto per il calcio europeo. Per orientarsi in questa finale dall’inedita geografia, può essere utile analizzare alcune delle sfide che andranno in scena sul campo del Gamla Ullevi di Göteborg, osservandole da grafici che non a caso si chiamano radar. 

Leon vs Eriksson

Partendo per ordine, per una difesa chiavi in mano, Cortés può fare affidamento su María Pilar León, per tutti Mapi, mentre Hayes può contare sul capitano della sua squadra, Magdalena Eriksson, per molti Magda e per alcuni anche Ericsson. 

Fonte dati: Wyscout

Mapi è coinvolta nella costruzione del gioco caratteristico del Barcellona, basato sulla costruzione e su una rete di passaggi che passa anche dalle retrovie. Maggiore per lei anche la precisione dei passaggi, a causa anche del fatto che spesso sono mediamente più corti rispetto a quelli della sua rivale in maglia blu. Eriksson infatti, anche per una maggior peso delle formazioni avversarie nel campionato inglese, fa della fase difensiva il suo punto di forza, con un elevato numero di duelli aerei, intercetti e lanci lunghi. 

Mentre dal numero di lanci lunghi e passaggi è ben chiaro l’approccio al gioco delle due squadre, dai valori di intercetti e tackle è più chiaro l’approccio individuale al ruolo, statisticamente infame, del difensore. 

Infatti è tutto sommato semplice e piuttosto immediato valutare il contributo di un attaccante valutandone le reti. Al contrario, valutare eventi che non accadono, come i non gol garantiti da una difesa attenta, è decisamente meno banale da riconoscere. Lo conferma anche lo psicologo Eliot Hearst, secondo il quale la non occorrenza degli eventi è meno memorabile dell’occorrenza degli stessi. Questo per un difensore può significare dare, erroneamente, più importanza ai tackle effettuati che agli interventi in extremis evitati grazie al senso della posizione o all’intelligenza calcistica del giocatore. 

A tal proposito è interessante osservare come Mapi effettui 2.07 tackle a partita contro gli 0.17 di Eriksson, mentre gli intercetti sono 4.5 per la spagnola contro i 5.76 della capitana del Chelsea. Come sottolinea Mike Forde, Paolo Maldini faceva un intervento in scivolata ogni due partite, perché la regola d’oro del bravo difensore è “can che abbaia non morde”.

Ji vs Alexia

Procedendo verso il centro del campo, in maglia blu troviamo Ji So-yun, mentre con la camiseta blaugrana c‘è Alexia Putellas, il cui secondo cognome è Segura non per caso. Presenza fissa e fondamentale per la formazione iberica, dai piedi del talento classe 94 passano molte delle azioni della sua squadra, oltre ad un maggior numero di dribbling, tiri in porta, duelli, passaggi filtranti, nella trequarti e in area rispetto alla sudcoreana. Dal canto suo Ji ha una precisione maggiore della collega sulla riuscita di azioni e passaggi, soprattutto filtranti. Nel complesso le due sembrano essere letteralmente sulla stessa barca, visto lo stile di gioco molto simile. 

Fonte dati: Wyscout

Kirby vs Graham

Interessante anche il confronto tra Fran Kirby e Caroline Graham Hansen, compagna di squadra di Harder al Wolfsburg durante la finale del 2018. Le qualità tecniche della norvegese sono decisamente sfruttate dal reparto offensivo del Barcellona. Lo si nota soprattutto dall’alto numero di duelli, cross e dribbling eseguiti in media in un match. D’altro canto la blues riesce invece a concludere in rete molto più facilmente di Graham, 0.65 gol in 90 minuti in media contro 0.49, e anche di più di quanto non sia previsto dalla statistica per le sue caratteristiche e il suo ruolo vista la quota di expected goal pari a 0.54.

Fonte dati: Wyscout

La giocatrice del Chelsea ha più successo inoltre con i passaggi filtranti, molto spesso diretti verso Sam Kerr, con la quale Kirby forma la coppia d’attacco più prolifica di questa stagione di WSL e probabilmente il tandem d’attacco più da maglia rosa della storia del campionato inglese con 38 gol segnati e 18 assist.

Harder vs Hermoso

Altri due elementi chiave e rappresentativi delle rispettive formazioni sono Pernille Harder e Jennifer Hermoso. Mentre la spagnola predilige il palleggio ed è abile a lavorare tra le linee del Barcellona, ricevendo palla e cercando poi l’imbucata delle compagne o la finalizzazione, Harder predilige il duello e il dribbling, grazie alle sue abilità atletiche e tecniche. I differenti stili di gioco delle giocatrici riflettono molto le scuole di pensiero delle rispettive squadre. Fatto questo ben visibile osservando l’emisfero sinistro del grafico, area di azione principale di Hermoso, a confronto dell’emisfero destro, zona presidiata per lo più dalle caratteristiche di Harder. 

Fonte dati: Wyscout

Nonostante i gol fatti mediamente nei novanta minuti da Hermoso siano maggiori rispetto a quanto si possa dire per Harder, la fuoriclasse del Chelsea in questa stagione ha segnato contro Manchester United, Arsenal, Manchester City nel 2-2 decisivo per le sorti del campionato, il gol del vantaggio nell’andata contro il Wolfsburg e il primo gol del match di ritorno contro le sue ex compagne di squadra, oltre al gol decisivo nella semifinale di ritorno contro il Bayern Monaco. Per dirla con uno slogan politico, è vero che “un gol vale uno”, ma quelli di Pernille Harder spesso sono valsi anche di più di uno al triplice fischio.

Alla fine di questa partita, oltre a scrivere un nome nuovo nella storia dell’albo di questo trofeo, se ne riscriverà in parte anche la geografia, dato che la coppa potrebbe finire per la prima volta in Spagna o tornare in Inghilterra dopo 14 anni di latitanza. Insomma, a fine lezione stavolta, oltre alle barbietole, qualcuno si ricorderà anche la nuova capitale del calcio femminile europeo.

Giulia Beghini
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