Casey Stoney ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di allenatrice del Manchester United Women nella giornata di Mercoledì 12 Maggio. Ma questa non è neanche la notizia peggiore riguardante il percorso della squadra inglese in Women’s Super League. Dopo aver perso infatti la possibilità di conquistare un posto nella Women’s Champions League per un unico punto, non solo il Manchester United ha subito l’improvvisa perdita della guida tecnica di Stoney ma ancora più grave è stata la rivelazione delle ragioni e delle cause che hanno condotto l’ex difensore della Nazionale Femminile Inglese a prendere irrevocabilmente una decisione drastica per lo sviluppo della squadra.

Alla guida del team a partire dal 2018, Stoney aveva condotto il Manchester United a una facile e immediata promozione in WSL. E nella serie maggiore, il giovane gruppo stava plasmando il proprio aspetto con una crescita graduale e costante.

Il comunicato ufficiale del club è arrivato come un fulmine a ciel sereno per i tifosi ma soprattutto per l’organico del team. La mancata qualificazione alla Champions League non sembrava però la ragione principale alle spalle della rivoluzione appena annunciata. Tra le parole di rito pubblicate nel comunicato, la decisione di Stoney appariva esclusivamente professionale, in seguito a una stagione problematica, tra pandemia e avversità causate dai numerosi infortuni della sua squadra.

Ma nell’arco di pochi minuti in seguito all’annuncio pubblico delle dimissioni, motivazioni e sviluppi riguardanti l’esperienza di Casey Stoney sulla panchina del Manchester United e in particolar modo la sua improvvisa conclusione hanno occupato prepotentemente gli spazi delle maggiori testate sportive britanniche e statunitensi. Lo scenario che queste rivelazioni hanno dipinto esula la semplice interruzione di rapporti professionali e riapre nuovamente una finestra mai chiusa sulle condizioni del calcio femminile anche ai livelli più alti del professionismo.

Proprio poco tempo fa, la calciatrice dell’ormai ex Leyton Orient Women’s FC Giorgia Bracelli aveva puntualizzato in un’intervista esclusiva quanto anche la Women’s Super League, gradino più alto della piramide della Football Association, presentasse ancora limiti e disuguaglianze tanto quanto le divisioni dilettantistiche. E riecheggiano ancora le parole all’epoca considerate particolarmente amare di Megan Rapinoe quando rimproverava a un club storico come quello del Manchester United un imperdonabile ritardo nello sviluppo della squadra femminile.

A conti fatti oggi, questo sviluppo non solo ha peccato di tempismo ma anche e soprattutto di un’effettiva evoluzione concreta e degna di un professionismo in questo caso solo nominale. La volontà di Casey Stoney di lasciare la panchina delle Red Devils non era poi così improvvisa e sconvolgente come è apparsa al momento dell’annuncio. A quanto riportato, Stoney era pronta a dimettersi dal suo ruolo anche prima della fine della stagione regolamentare, circa un mese fa. Ma il club era riuscito a persuadere l’allenatrice a mantenere il suo posto almeno fino al termine del campionato.

Alla base del malcontento esacerbato con costante progressione nel corso della sua esperienza alla guida della squadra vi è una ragione che anche allo sguardo più inesperto si era presentata già con preoccupante evidenza. Alessia Russo, Tobin Heath, Leah Galton, Lucy Staniforth, sono solo alcuni dei maggiori nomi della formazione 2020/2021 che avrebbero potuto fare una concreta differenza nel bilancio della stagione se solo non fossero state attanagliate da una serie di infortuni gravi e in alcuni casi anche reiterati.

Casey Stoney aveva espresso ripetutamente le proprie perplessità nei confronti delle strutture di allenamento messe a disposizione del team femminile. Proprio nelle ultime settimane infatti, le sessioni di allenamento erano state spostate dal Leigh Sports Village al Carrington, dove però la squadra era costretta a organizzare il proprio lavoro a seconda degli impegni dal team maschile. Il club aveva inoltre garantito già dal 2018 l’intenzione di adattare il centro sportivo The Cliff, precedentemente usato dagli uomini del Manchester United, per le esigenze del gruppo femminile ma nessuna iniziativa concreta aveva effettivamente realizzato quelle promesse. Inoltre, il budget a disposizione di Casey Stoney era costantemente inferiore alla richiesta dell’allenatrice per costruire una squadra che potesse conquistare il suo posto nell’oligarchia della WSL.

I dettagli che sono emersi nelle ore successive l’annuncio si sono rivelati poi ben lontani dall’essere accettabili per una squadra professionista che porta il nome di Manchester United. Messe in conto tutte le difficoltà inevitabilmente causate dalla pandemia ancora in corso, sono razionalmente ingiustificabili le condizioni precarie in cui le calciatrici della squadra hanno svolto il lavoro di preparazione atletica e tecnica durante la stagione appena conclusa. L’impossibilità di usufruire delle docce dopo l’allenamento e prima dei pasti, la disponibilità di servizi essenziali come i bagni a non meno di dieci minuti dal campo e la presenza di una palestra rimediata in una provvisoria struttura tendata sono tutti elementi che non solo hanno contribuito alle dimissioni di Casey Stoney ma soprattutto ritraggono una condizione arretrata e sottosviluppata di un campionato maggiore.

Anche a livello competitivo, nonostante la stagione 2020/2021 della WSL sia apparsa straordinariamente più dinamica e sorprendente negli esiti delle singole gare, la triade formata da Manchester City Women, Chelsea Women e Arsenal si è imposta nuovamente ai vertici della classifica. Questo perché squadre come il Manchester United, che aveva chiuso il 2020 imbattuto e al primo posto, non possono ancora oggi, in un percorso a lungo termine, reggere la solidità delle risorse messe invece a disposizione dei tre club d’élite.

Anche l’attaccante statunitense Christen Press ha recentemente riconosciuto, durante la sua partecipazione al podcast ufficiale del Manchester United, una competitività differente tra il campionato inglese e quello americano. Se nel primo infatti vi è una “rincorsa” all’oligarchia della classifica, nel secondo esiste invece un particolare equilibrio di possibilità che permetterebbe a qualsiasi squadra di aggiudicarsi il titolo.

La stagione appena conclusa del Manchester United è una stagione fatta di rimorsi che adesso però assumono nuove sembianze. Gli infortuni di Russo, Heath e Galton hanno danneggiato irrimediabilmente il percorso di una squadra che, se in possesso di risorse e strutture degne dei loro obiettivi, avrebbe potuto tagliare traguardi importanti che rispecchiassero l’impegno e la dedizione dimostrata sul campo.

Proprio l’organico giovane e promettente dello United rappresenta la miglior eredità di Casey Stoney. Talenti come Ella Toone e Leah Galton sono stati “forgiati” proprio dalla fucina atletica di Stoney. Maria Thorisdottir aveva affermato, dopo la prima settimana in forza al Manchester, di essere stata allenata in quei sette giorni più di quanto fosse mai accaduto prima nella sua carriera. Galton stessa aveva riconosciuto in Stoney e nella sua chiamata per il Manchester United la ragione principale che le aveva permesso di innamorarsi nuovamente del calcio e anche per due campionesse mondiali come Heath e Press, la coach era stata la motivazione maggiore che le aveva spinte ad abbracciare la sfida europea.

Le Red Devils rappresentano in questo momento la maggiore parte lesa della vicenda. Venute a conoscenza delle dimissioni solo un’ora prima dell’annuncio pubblico, le calciatrici del Manchester United, seppure attonite per l’improvviso capovolgimento di fronte, hanno ribadito gratitudine incondizionata e affetto nei confronti dell’allenatrice, ritrovandosi ora a dover affrontare un futuro incerto e scarsamente finanziato.

Il futuro di Casey Stoney invece appare ad ogni modo decisamente più promettente. Esclusa l’ipotesi Arsenal, la cui panchina è alla ricerca di un sostituto di Joe Montemurro in uscita, sembrano spalancarsi per lei le porte della NWSL. In pole position potrebbe esserci il team di San Diego, probabile espansione della stagione 2022 al posto di Sacramento, le cui sorti sono però ancora lontane da una concreta definizione. Da considerare invece sarà il bisogno ormai quasi ufficiale del Portland Thorns di occupare la panchina a fine stagione 2021 quando Mark Parsons potrebbe abbandonare il club per accettare il ruolo di coach della Nazionale Femminile Olandese.

L’addio di Casey Stoney al Manchester United Women è oggi un’ennesima amara dimostrazione di un’attenzione rivolta al calcio femminile solo apparente. La polarizzazione delle risorse in Women’s Super League permette la crescita costante solo di un numero limitato di squadre, lasciando alle altre la possibilità di disputare un campionato professionistico solo di facciata, con strutture e finanziamenti dilettantistici. L’abbandono di Stoney rischia così purtroppo di arrestare ancora di più l’evoluzione della squadra e dei suoi migliori talenti che quindi potrebbero trovare la propria strada altrove, in ambienti più consoni al loro sviluppo.

La Football Association è chiamata dunque a livellare queste differenze mentre club storici e finanziariamente solidi come il Manchester United sono tenuti a concedere alle proprie squadre femminili gli investimenti adeguati per garantire quel professionismo che renderebbe il campionato inglese degno delle attenzioni che sta ricevendo.

Rita Ricchiuti

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