Mentre sulla Serie A si prepara a calare il sipario, in attesa dei verdetti del campo si scalda il toto panchine

Pare che Napoleone Bonaparte, il non plus ultra degli strateghi militari in occidente, abbia detto ‘’Preferisco un generale fortunato ad uno bravo’’. Non è facile dar torto ad uno che ha sulle spalle tanto Austerlitz quanto Waterloo, e che soprattutto ha fatto gavetta, quella che sembra essere un valore aggiunto per l’opinione pubblica, o almeno un paracadute per le disfatte, Zidane permettendo.

Ma allora, vedendo scorrere davanti ai nostri occhi la vecchia pubblicità in cui Arrigo Sacchi costruisce in laboratorio il calciatore perfetto, come si fa a scegliere la persona giusta per occupare una panchina? Finché il calcio sarà un gioco praticato da esseri umani, una scelta senza rischio di fallimento sarà fantascienza. ‘’I dati non possono sostituirsi all’allenatore’’ lo scrivono Chris Anderson e David Sally in ‘‘Tutti i numeri del calcio. Perché tutto quello che sapevi sul calcio è sbagliato’’, un libro giacobino che spiega quanto sia importante saper usare i numeri più che venerarli. 

In serie A, neanche fosse il compleanno della Principessa Sissi a Vienna, si parla ormai insistentemente di Valzer degli allenatori. Bavagnoli ad aprire le danze, ma solo perché nessuno si era accorto di Pistolesi e Marino, poi Spugna e Ulderici a seguire e Guarino che, da come viene dipinta la situazione, ricorda più Nanni Moretti in Ecce Bombo ‘‘Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. In ogni caso pare sia stata invitata anche Bertolini e, se non ci sono limitazioni o green pass internazionali, addirittura Vasseur, mentre Piovani sta comodo su una panchina d’oro dei giardini della Reggia di Schönbrunn.

I numeri degli allenatori citati sono un elenco telefonico di referenze da costruire e stagioni da ricostruire. Il caso di Pistolesi è emblematico. Il tecnico toscano ha preso in mano la neopromossa Napoli aprendo ad un miracolo salvezza di cui, comunque vadano le cose, ha creato il fertile terreno. Bavagnoli sta guidando una squadra in crescita, finalista per la prima volta nella storia in coppa italia e Spugna ha costruito una delle soprese del campionato. Guarino si avvia a vincere il quarto scudetto consecutivo dopo aver perso una sola partita in stagione in patria e Bertolini dopo l’exploit del mondiale ha staccato il pass per gli europei, che bisogno c’è di cambiare? 

Allora torniamo dai francesi, ‘‘assoluti antiveneratori, instancabili decapitatori di grandi uomini’’ (ivi). L’Olympique Lyonnais ha licenziato Jean-Luc Vasseur, che nella scorsa stagione ha vinto tutto quello che c’era da vincere, compreso il titolo individuale di allenatore dell’anno UEFA, per dare una scossa alla squadra dopo l’eliminazione dalla Champions patita dopo sei anni dominio. I numeri non tradiscono l’ormai ex allenatore campione d’Europa ma subentra un altro concetto, quello di leadership.

Valutando le conclusioni tratte da Alan Thomas, dell’università di Manchester, si legge che, trascurando gli elementi fissi, l’impatto della leadership sulla performance di un’azienda – di cui l’allenatore è l’amministratore delegato nel nostro caso – oscilla tra il 60 e il 70 per cento. La società lionese, che rappresenta la rivoluzione francese nel mondo del calcio femminile europeo, grazie all’intuizione, in anticipo sugli altri più che sul tempo, di Aulas, si è ormai affermata come un’istituzione. L’Olympique ha raggiunto lo status di inattaccabilità della storia ma va comunque considerata la parte imponderabile della competizione, ed è lì che dovrebbe funzionare il cambio di allenatore, oltre ogni discorso di prestigio del settore e di disponibilità economica. 

‘‘Gli allenatori sono più che semplici orsetti di peluche; anzi, sono moderni generali limitati soltanto in parte dalla storia e dalle strutture. Mettere uno bravo a capo della tua squadra porterà a risultati migliori e a un miglior piazzamento finale. Se sbagli persona invece non saprai cosa fare della porzione di calcio che non è condizionata dalla sorte.’’ (ivi) ma non sempre queste massime sono universali, d’altronde combatteva Lady Oscar non Maria Antonietta e si sa com’è finita. Tuttavia è stato dimostrato che l’influenza di un allenatore, in particolare sulla prestazione fisica della squadra, si attesta intorno al quindici per cento, una percentuale presa in maniera assoluta non troppo alta, ma il calcio è un gioco di piccoli margini. 

Il tempo, poco, ci dirà se il Napoli scegliendo Pistolesi avrà avuto successo. Un tempo più lungo ci darà risposte sulla scelta di interrompere il connubio squadra – Bavagnoli e squadra – Spugna. Sul destino di Guarino, la cui sorte lega la Juventus e, come vogliono le voci, la nazionale, avremo forse risposte, forse no. Qualcuno vincerà e qualcuno invocherà una Sant’Elena anche in comproprietà vestendosi da protagonista di una canzone di De André ma la verità è che, con un pizzico di neorealismo italiano, prendendo in prestito le parole di Nereo Rocco ai suoi calciatori, “Mi te digo cossa far, ma dopo in campo te va ti”.

Marialaura Scatena
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