Il calcio trova a volte modi inaspettati ed emozionanti di superare probabilità e statistiche e aprire quando meno te lo aspetti le porte del sogno, oltre le distanze, oltre le differenze culturali. Ci sono quei sogni però che appaiono oggi, col senno di poi, solo questione di tempo. E a volte si tratta di soli 9 anni.

Per Leah Williamson non esisteva davvero un’altra scelta, lei per prima non ha mai voluto o cercato un’altra scelta: Williamson era destinata all’Arsenal come un Weasley è destinato a Grifondoro, è una legge immutabile dell’universo, è una strada già segnata ma non da qualcun altro, bensì dalla sua stessa fede calcistica, cresciuta con lei prima ancora che potesse rendersene conto. Nel calcio alcune storie sono semplicemente fatte per realizzarsi, non importa quanto tempo ci voglia per farle accadere.

Nata nel 1997, a Milton Keynes, a nord-ovest di Londra, Leah Williamson si è ritrovata, crescendo, nel posto giusto al momento giusto, in un periodo e in un ambiente che profumavano di calcio e di storia e che, seppure con un percorso molto graduale, si aprivano lentamente anche al calcio femminile, permettendo alla nuova generazione di promesse di riconoscersi e affermarsi nella propria nazione senza essere costrette a cercare “asilo” negli Stati Uniti D’America.

Era il 1987 infatti quando uno storico magazziniere dell’Arsenal, Vik Akers, decise di fondare la squadra femminile, diventandone guida e allenatore per quasi vent’anni e consacrando quindi buona parte della sua vita alla creazione di una realtà sportiva che, seppure in maniera inizialmente amatoriale, avrebbe permesso poi alla giovanissima Leah di trovare se stessa e la sua strada nell’unica storia di cui voleva far parte.

La piccola Williamson ha solo 9 anni infatti quando, grazie alla sua prima allenatrice, viene notata e reclutata nell’Arsenal Centre of Excellence e da quel momento in poi, come lei stessa afferma, non si è mai guardata indietro. Caratterizzata da una personalità estremamente decisa e sicura di sé e dei suoi obiettivi, questa è una frase che Williamson ripeterà spesso anche da adulta e che andrà a definire una giovane donna dalle idee chiare e una giocatrice stabile con lo sguardo rivolto costantemente al futuro, al traguardo successivo, senza cullarsi nel successo appena ottenuto, e nel suo caso saranno tanti.

Williamson cresce nell’Arsenal e con l’Arsenal, quasi tutta la sua famiglia è erede di una fede calcistica che diventa un segno distintivo, che diventa tradizione, quella delle partite guardate tutti insieme, quella di un tifo senza condizioni, quella di un derby vissuto in casa col papà appassionato del Tottenham, ma più Leah costruisce il suo futuro nel calcio, più lei stessa diventa la nuova tradizione di famiglia: i genitori la accompagnano agli allenamenti, la nonna sostiene e condivide il suo sogno come una migliore amica, il papà inizia a tifare per la squadra avversaria, una nuova quotidianità travolge l’intera casa Williamson mentre Leah cammina, o meglio corre, dritta per la sua strada, senza guardarsi indietro, come si era ripromessa al principio.

Ed è il 2014 quando quella strada la conduce al suo primo, indimenticabile ma anche inevitabile traguardo: la prima presenza con la squadra maggiore, la prima partita con l’Arsenal Ladies Football Club. Leah Williamson, la ragazza che da bambina aveva accompagnato in campo come mascotte la leggenda Kelly Smith e aveva visto vincere l’Arsenal con un gol di Alex Scott, adesso è al loro fianco sul terreno verde, come compagna di squadra per una maglia che per tutte loro è sinonimo di calcio e di vita. L’incontro è uno dei quarti di finale della UEFA Women’s Champions League, l’esito della partita non è dei più favorevoli per l’Arsenal che china il capo di fronte a Birmingham City in una sconfitta per 2-0, ma la diciassettenne Leah Williamson assapora per la prima volta il calcio dei “grandi”, entrando all’81’ al posto di Rachel Yankey. Nello stesso anno però, Leah fa il suo debutto nella Women’s Super League e conquista il suo primo trofeo, la FA Women’s Cup, in finale contro l’Everton, in cui subentra al 76’ al posto di Jade Bailey.

Ma è forse il 2015 uno degli anni più formativi e significativi per Leah Williamson, l’anno in cui il mondo del calcio femminile inglese inizia davvero a scoprire una nuova promessa, inizia a intravedere il futuro brillante di un’atleta votata alla storia dell’Arsenal con lo sguardo di una “leonessa”. Con le Gunners infatti, Leah firma il suo primo contratto da professionista, alle porte della nuova stagione WSL, e conquista il titolo di “England Women’s Youth Player of the Year”.

In Inghilterra inizia a sentirsi profumo di professionismo, il cambiamento sembra ormai prossimo e Leah vuole farne parte, vuole scrivere il suo nome nella storia della squadra a cui appartiene da sempre e gli idoli con cui è cresciuta adesso la vedono brillare e sostengono la sua rapida scalata alla grandezza. Ma per quanto questo tipo di supporto infuochi la sicurezza di una diciottenne, Leah Williamson è già il tipo di giocatrice che non si tira indietro, che non ha paura, che appare già pronta per qualsiasi sfida il rettangolo verde voglia presentarle.

Leah milita infatti nella Nazionale Inglese Under-19 quando, durante la partita di qualificazione per gli Europei del 2015, segna un rigore decisivo contro la Norvegia, che vale per l’Inghilterra proprio l’accesso alla fase finale del torneo. Ma a causa di un’invasione in area di rigore, il penalty viene annullato e anziché ripeterlo come da regolamento, l’arbitro della gara assegna una punizione alla Norvegia. La Nazionale Inglese ovviamente si rivolge immediatamente alla Federazione per un legittimo ricorso e dopo ben cinque giorni, la richiesta viene accolta e le due squadre tornano in campo per disputare gli ultimi minuti della partita, a partire proprio dal rigore decisivo.

Leah Williamson torna sul dischetto. Con una responsabilità che nella storia del calcio universale ha fatto tremare le gambe anche ai più grandi campioni. L’intera squadra è alle sue spalle, la qualificazione è davanti a sé, a 11 metri di distanza, in una porta che come sempre in quei momenti appare più piccola. Ma c’è qualcosa di diverso nello sguardo di Leah. È gelido, è concentrato, è in controllo di una situazione che potrebbe apparire più grande di lei ma che Williamson non teme, perché si potrebbe pensare che si prepari per quel momento da tutta la vita. La rincorsa è breve ma il tiro è letale. Il portiere norvegese intuisce la traiettoria ma la precisione e la potenza nell’esecuzione del rigore rendono la palla imprendibile, permettendole di infilarsi nell’angolo basso a sinistra della rete.

L’urlo di liberazione di Leah si può ascoltare benissimo nelle riprese amatoriali di quel rigore, è la rabbia del trionfo, è la determinazione di una ragazza più grande della sua età, è la maturità di una calciatrice che conosce il suo valore e il suo posto nella squadra e non è disposta a rinunciare a nessuno dei due. Cinque giorni di attesa e mai una volta Williamson ha creduto di non farcela, mai una volta ha immaginato uno scenario in cui il suo rigore non avrebbe permesso alla Nazionale Inglese Under-19 di qualificarsi.

Pur non essendo mai stata davvero un diamante grezzo ma sempre piuttosto definita, Williamson continua ad affinare la sua tecnica e anche l’arrivo di Joe Montemurro sulla panchina dell’Arsenal nella stagione 2017/2018 contribuisce a questa crescita, spostando Leah dal suo ruolo di partenza a centrocampo a centrale di difesa. Williamson per prima appare inizialmente sorpresa dalla decisione considerata anche la sua attitudine offensiva ma sprezzante delle sfide come sempre, Leah sa di poter gestire e comandare anche in quella posizione e l’abbraccia senza ripensamenti. Montemurro la definirà con cognizione “un difensore proattivo”, con una visione di gioco impostata costantemente all’attacco e una libertà nei movimenti che le permette di spingersi avanti fino a centrocampo, di correre sulle fasce come un terzino o di posizionarsi in area come torre.

C’è sempre una straordinaria freddezza chirurgica nei suoi interventi, soprattutto nei panni di centrale di difesa puro, ma raramente risultano fallosi, perché la sua tecnica le garantisce precisione e determinazione, si riprende il possesso del pallone come se fosse legittimo, come se le spettasse di diritto.

I movimenti di Williamson come terzino o improvvisato esterno alzano il baricentro della squadra con prepotenza, e anche quando resta nelle retrovie, le sue verticalizzazioni impostano azioni offensive vincenti, spesso con un singolo passaggio lungo che giunge perfettamente sui piedi di una punta che non sbaglia, come nel caso dell’assist per Jordan Nobbs nella partita contro Birmingham della scorsa stagione.

Nel 2018, Leah Williamson rinnova il suo impegno con l’Arsenal con un contratto a lungo termine, rinnova i voti di lealtà incondizionata nei confronti della squadra che è sempre stata la sua unica scelta e raggiunge le 100 presenze con quella maglia che è diventata una seconda pelle a soli 21 anni. E tutto questo lo fa in un anno e in una stagione (2018-2019) in cui la Women’s Super League assume finalmente lo status di professionismo ma soprattutto l’Arsenal Women Football Club agguanta il tanto agognato titolo della lega superando per 1-0 il Manchester City nell’ultima giornata di campionato, con un gol di Emma Mitchell. È dal 2012 che l’Arsenal Women non trionfava nella WSL, è da bambina che Leah Williamson sognava di essere parte di quel traguardo. Mentre si lascia andare finalmente a tutte quelle emozioni tenute abilmente sotto controllo ogni volta che scende in campo, ammette in lacrime alla compagna di squadra Jordan Nobbs (all’epoca infortunata) di non aver mai desiderato altro se non quel momento e la sua voce rotta dal pianto è quella di una donna di 22 anni che si rende conto di aver davvero realizzato il suo sogno più grande.

Come coronamento quindi di un anno straordinario, arriva infine la convocazione in Nazionale per il suo primo Mondiale, momento simbolico della sua carriera vissuto come sempre in famiglia, sempre nella sua Milton Keynes, sempre tra le persone che camminano al suo fianco fin dal principio, comprese ancora una volta le compagne di squadra Jordan Nobbs e Alex Scott, che legge per lei l’e-mail ufficiale che le chiede di rappresentare la sua Nazione sul palcoscenico più importante del mondo.

Leah Williamson a soli 23 anni ha già vinto più di quanto tante calciatrici facciano in una vita intera ma ciò che più colpisce di questa ragazza così notevole è quella pragmatica maturità che la caratterizza da quando era solo un’adolescente. Seppure messa fortunatamente in condizione di farlo, Leah ha volutamente sacrificato il tempo libero tipico di una ragazza della sua età per consacrarsi interamente al calcio e in particolar modo all’Arsenal, senza dubbi, senza rimorsi. Dallo spirito puramente britannico, Leah Williamson non ha l’aspetto di una sognatrice nonostante il suo sogno l’abbia realizzato, è concreta, è realistica e non ha paura di riconoscere l’incertezza che ancora circonda una carriera come la sua, anche per questo motivo infatti non ha mai abbandonato gli studi e porta avanti parallelamente al calcio il progetto di affermarsi nell’ambito della contabilità come suo padre, un piano B per quando inevitabilmente appenderà gli scarpini al chiodo.

Ma il piano B in fondo può ancora attendere. Per il momento, Leah Williamson appartiene al calcio e all’Arsenal Women Football Club, il campo è la sua arena e state pur certi che non lo abbandonerà prima di aver conquistato il posto che le spetta nell’Olimpo del calcio femminile europeo e mondiale. E quel traguardo oggi non sembra poi così lontano.

Rita Ricchiuti
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