Abbiamo analizzato nei dettagli la partita tra Juventus e Milan e le bianconere hanno vinto con una prestazione tatticamente perfetta. Vediamo come.

Che il livello della Serie A femminile aumenti stagione dopo stagione è evidente, come è estremamente chiaro che ora come ora la squadra più forte rimane ancora la Juventus. Le bianconere si trovano un gradino più su delle avversarie, sia da un punto di vista dell’organizzazione della società sia da quello tattico e tecnico.

Un’ulteriore conferma di questa superiorità è stata la stracciante vittoria nello scontro diretto per la lotta scudetto contro il Milan, unica squadra a riuscir a tenere il passo delle bianconere in questa stagione, terminata con il punteggio di 4-0 a favore delle juventine.

Secondo i numeri la partita è stata abbastanza equilibrata, con il Milan che ha un possesso palla del 56%, con una precisone dei passaggi del’80% e un totale di dieci tiri. A confronto la Juventus fa peggio dal punto di vista del possesso e dalla precisone dei passaggi, ma con una evidente differenza di tiri, ben diciotto. Però le statistiche non rispecchiano del tutto la supremazia espressa dalla Juventus, soprattutto durante i primi quarantacinque minuti, dove ha annullato le avversarie grazie a un’idea di gioco precisa e con una manovra pulita e rapida.

Al contrario il Milan, ha incontrato parecchie difficoltà a costruire le azioni, spesso troppo lente e macchinose.

I problemi del Milan

Il tipo di gioco scelto da Maurizio Ganz è in discussione e già da un po’ di tempo è emerso che i lanci lunghi verso le punte non è una delle idee offensive più efficaci. Oltre ai problemi di costruzione, si aggiungono quelli difensivi con posizionamenti delle centrali errate o ritardi da parte delle esterne nel rientrare.

Con le squadre di livello inferiore tutto questo non si nota tanto, ma quando invece l’avversario è di un livello più alto, come la Juventus, composta da una difesa solida che non si fa sorprendere da lanci lunghi e da attaccanti rapide, queste difficoltà vengono a galla. Gli errori difensivi sono stati i protagonisti in negativo nella prestazione del Milan.

Con il 3-5-2 scelto dal mister, le due esterne Valentina Bergamaschi a sinistra e Linda Tucceri Cimini a destra sono costrette a percorrere l’intera fascia per partecipare a entrambe le fasi, ma in molte occasioni ritardavano la fase difensiva, lasciando molti spazi alle giocatrici offensive bianconere. In più la linea difensiva rossonera non sempre è posizionata correttamente, a volte risulta molto schiacciata. Oppure quando una dei tre difensori esce, la maggior parte delle volte Laura Fusetti e Giorgia Spinelli, le altre due rimangono piatte e non sempre arriva l’aiuto della centrocampista.

L’esempio perfetto può essere il secondo gol della Juventus. Spinelli che esce in pressione su Barbara Bonansea, Fusetti e Laura Agard rimangono piatte, con quest’ultima che non prova neanche a temporeggiare, ma rimane ferma con Lina Hurtig che ne approfitta tagliando tra le due centrali per ricevere il pallone filtrante di Bonansea e segnare il raddoppio.

In fase difensiva la squadra di Ganz ha sofferto parecchio, anche, i movimenti senza palla delle giocatrici bianconere. In occasione del primo gol sia Fusetti che Bergamaschi si perdono Hurtig che attacca il secondo palo, senza pressione può agire da sponda per Bonansea che taglia tra Agard e Fusetti.

Oltre alle difficoltà del reparto arretrato, il Milan ne incontra altre nella zona d’impostazione. La coach della Juventus, Rita Guarino ha optato per un pressing alto e asfissiante da parte delle sue, con Hurtig e Bonansea che aggredivano le esterne basse, Girelli si occupava della centrale, Hyyrynen e Boattin sulle esterne alte, le tre centrocampiste rispettivamente prendevano le tre centrocampiste avversarie. In questo modo è quasi impossibile per le rossonere impostare dal basso e cercare di giocare per vie centrali, dove le juventine sono pronte a chiudere tutte le line di passaggio ed evitare in particolar modo che Vero Boquete ricevesse palla.

Perciò l’unica soluzione disponibile sono i lanci delle centrali per i movimenti delle due punte, Valentina Giacinti e Natasha Dowie. Neanche questa idea va a buon fine, con Sembrant e Gama che riescono sempre ad anticipare o costringere lo scarico all’indietro, ma anche perché Giacinti e Dowie molto spesso cercano lo stesso movimento e in più rimangono troppo sole e scollegate dal centrocampo. Pur avendo un modulo abbastanza offensivo, durante i contrattacchi le giocatrici rossonere in area avversaria non erano più di tre, decisamente poche a confronto delle sei bianconere.

Qualcosa comincia ad andare meglio nella seconda frazione di gioco, in particolar modo nella fase offensiva. Con l’ingresso di Federica Rizza, che sostituisce Spinelli in difficoltà su Bonansea per tutto il primo tempo, il modulo cambia e diventa un 4-4-2, anche se Bergamaschi, spostata a sinistra, si univa alla coppia d’attacco formando un 4-3-3, portando così altre giocatrici nella metà campo avversaria.

Dal momento del cambio la manovra rossonera è più efficace e rapida. Vero Boquete arriva fino alla linea di difesa per ricevere e far partire l’azione, servendo Dowie che si abbassa, con Bergamaschi che si inserisce nello spazio lasciato dalla compagna. Dowie serve in ampiezza per Tucceri Cimini che mette in mezzo dove il Milan potrà vantare ben quattro giocatrici, situazione completamente differente a quella del primo tempo dove poteva c’erano solo due compagne nell’area avversarie. Oppure Vero decide giocare direttamente in ampiezza con l’apertura per le due esterne basse o per la mezz’ala di destra Christy Grimshaw, visto che Hasegawa agisce più in una porzione di campo interna.

Chi si è presa il Milan sulle spalle cercando di riportarlo in partita è stata la solita Vero Boquete, pure le statistiche lo confermano: il 73% delle azioni create sono andate a buon fine, un’accuratezza del passaggio dell’83% e ha creato un passaggio chiave e due per il tiro, cioè le due occasioni più chiare della squadra milanese.

Dal punto di vista del gioco, la numero ottantatré rossonera tende ad andarsi a prendere la palla sulla linea difensiva per poi cercare uno scambio rapido con una compagna di reparto e buttarsi nello spazio per riprendersi il pallone di ritorno. Cerca anche di giocare in ampiezza servendo gli esterni o in profondità servendo le punte con lanci lunghi o con i suoi corridori impossibili, come in occasione del grande intervento di Laura Giuliani: dopo un rapido giro palla, Vero vede lo spazio tre i due difensori bianconeri e il movimento di Valentina Giacinti sul primo palo, serve il suo capitano con una perfetta imbucata, ma una straordinaria Giuliani ci mette il piede e salva.

Le certezze della Juventus

La Juventus, invece, ha giocato una partita, specialmente il primo tempo, tatticamente perfetta. Coach Rita Guarino ha scelto le sue migliori interpreti per dare forma al suo 4-3-3. Le scelte di far partire dal primo minuto Tuija Hyyrynen, al posto della giovane danese Matilde Lundorf e capitan Sara Gama invece di Cecilia Salvai hanno dato i suoi frutti.

La finlandese molto incisiva in entrambe le fasi. In difesa era sempre posizionata correttamente, usciva al tempo giusto e un salvataggio in extremis grazie a una provvidenziale diagonale difensava. In offensiva era molto propositiva, cercava l’attacco in profondità, avvantaggiata dai movimenti senza palla delle attaccanti, o la sovrapposizione, oppure rimaneva in appoggio per poi ricominciare il giro palla. Il primo gol bianconero è nato proprio da un suo cambio di gioco per il movimento di Hurtig.

Rimanendo in tema difesa, la linea difensiva si è comportata molto bene, sempre ordinata quando una delle due centrali usciva le altri erano subito pronte con le marcature preventive. In caso di ripartenza avversaria Hyyrynen andava subito ad attaccare la portatrice di palla, con Gama pronta per il raddoppio, Sembrant scivola per coprire il posto lasciato dalla compagna, con una delle centrocampiste ad aggiungersi alla difesa in modo da coprire lo spazio lasciato libero e con Pedersen al limite dell’area per un eventuale ribattuta.

Sofia Junge Pedersen ha disputato un’ottima partita. Nel centrocampo a tre la danese è la più arretrata, posizionata davanti alla difesa come un muro invalicabile, con 72% di duelli vinti, 7 palle intercettate. In fase di impostazione ha raccolto l’81% di accortezza del passaggio, l’83% di passaggi filtranti riusciti e due passaggi chiave.

Come già accennato precedentemente i movimenti senza palla delle attaccanti della Juventus hanno messo in difficoltà la retroguardia rossonera. Cristiana Girelli si è sacrificata molto per la squadra, andando incontro alla portatrice di palla, che poteva essere sia la centrale di centrocampo oppure l’esterna, per portare via la marcatrice e lasciare lo spazio per la mezz’ala o l’attaccante esterna di attraccare lo spazio tra le due centrali milaniste. Non solo Girelli si moveva senza palla, ma anche Hurtig e Bonansea. Nei primi minuti di gara Hurtig va incontro a Boattin, con Valentina Cernoia pronta ad attaccare la profondità, mentre Bonansea è già pronta a tagliare in mezzo per ricevere il cross di Cernoia. In questo modo la Juventus riusciva a portare ben cinque/sei giocatrici al limite e all’interno dell’area milanista, creando una superiorità numerica notevole.

Nel quarto gol bianconero si può notare come avere tante giocatrici a ridosso dell’area avversaria possa essere un vantaggio. Zamanian in una ripartenza aspetta l’arrivo di Staskova, che invece di tirare molto intelligentemente vede Caruso al limite dell’area completamente sola. La numero ventuno ha tutto il tempo di stoppare e tirare. Infine un’altra enorme differenza tra le due squadre sono state le ripartenze.

Quelle del Milan erano disordinate con una sola giocatrice che si avventurava contro tre/quattro avversaria, mentre quelle della Juventus molto più ordinate con sempre una/due compagne ad accompagnare la transizione. Nelle prime azione della partita, più specificatamente alla prima ripartenza che ha avuto la Juventus, come Cernoia, che si stava involando verso Korenciova, con Rosucci già pronta a tagliare in mezzo all’area. Anche il terzo gol della Juventus è nato da una ripartenza, con Staskova che recupera un pallone a centrocampo, alza la testa e vede Zamanian che riceve mentre Staskova attacca già lo spazio lasciato dalla difesa rossonera ancora una volta messa malissimo.

Le differenze tattiche tra la Juventus e le altre squadre è ancora troppo alta per dire che esiste “un’anti Juve” e in questa stagione la vittoria dello scudetto è più che meritata per la squadra di Rita Guarino.

Valentina Marrè
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Questo articolo è stato pubblicato sul numero 13 di L Football Magazine, rivista interamente dedicata al calcio femminile. Per scaricare gratuitamente il magazine clicca qui

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