Per l’iniziativa “La Regione scende in campo”, organizzato da Regione Emilia-Romagna in collaborazione con FIGC, la CT ha parlato del valore della maglia azzurra

“La maglia azzurra incarna i valori di patria ed unità, indossarla e farla propria è un sogno e un privilegio” questo l’incipit del suo discorso.

Alcuni grandi protagonisti della storia della Nazionale Italiana di Calcio come Gianluca Pagliuca, Gianfranco Zola e il Commissario Tecnico della Nazionale Femminile Milena Bertolini, si sono ritrovati insieme al Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ed il Presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio Gabriele Gravina in un evento online, dove attraverso le loro storie hanno testimoniato il significato di indossare la maglia Azzurra, i suoi valori e cosa vuol dire farsi carico delle emozioni di un intero paese.

L’evento si è inserito nel palinsesto dell’iniziativa “La Regione scende in campo”, organizzato da Regione Emilia-Romagna in collaborazione con FIGC in occasione della partita di Qualificazione ai Mondiali di Qatar 2022 tra Italia e Irlanda del Nord che giovedì 25 marzo si giocherà allo stadio Ennio Tardini di Parma.

Il Commissario Tecnico della Nazionale Femminile Milena Bertolini in un excursus di tutta la sua vita calcistica, dai primi calci al pallone, fino al Mondiale di Francia 2019, passando per il suo esordio in maglia azzurra ha voluto esprimere con visibile emozione ed orgoglio cosa vuol dire essere parte di tutto questo.

“L’amore per l’azzurro della Nazionale è nato fin da piccola, ho sempre amato il calcio anche se al contrario di quanto è possibile far ora il mio unico riferimento è sempre stato il calcio maschile: il ricordo più vivo, bello ed emozionante è stata l’Italia del Mondiale 1982, che ho vissuto in piena età adolescenziale e che mi ha permesso di interiorizzare l’intera avventura in maniera molto più entusiasmante rispetto alla vittoria del Mondiale 2006, che ho invece visto con occhi pieni di lucidità e razionalità.”

Dai primi timidi calci al pallone Milena Bertolini ripercorre i ricordi legati all’indossate la maglia azzurra: “Sono sempre stata una giocatrice nella norma e questo mi ha portato a vivere la Nazionale da calciatrice per poco tempo, ma niente e nessuno potrà mai cancellare dai miei ricordi più gelosi il personale debutto a Wembley”.

Dal 2017 prende il posto di Antonio Cabrini: “Come allenatrice la maglia azzurra rappresenta qualcosa di superiore, perché in sé riesce a racchiudere l’Italia intera, trasmettendo quei valori di unione e patria tipici della nostra penisola e della mia storia ed educazione”.

Racconta in maniera semplice e naturale il suo esordio da CT nel 2017 contro la Moldavia: “Fortunatamente sono brava a gestire il mio stato d’animo il giorno prima dei grandi appuntamenti e dormo solitamente sonni tranquilli la notte prima, ma il giorno della gara è per me un vero e proprio turbinio di sensazioni che mi rubano tantissime energie”.

Il Mondiale di Francia 2019 ha definitivamente consacrato il gruppo azzurro ed ha fatto conoscere ai tanti appassionati una nazionale che ha fatto sognare: “Non avrei mai pensavo ad un percorso così ricco di soddisfazioni anche se onestamente mi basta riflettere su quanto, in un Mondiale che mancava all’Italia da venti anni, le mie ragazze avessero voglia di mostrare a tutto il mondo sportivo il loro vero valore ed il loro calcio, fatto di sacrificio, gioia e semplicità. Questa è stata la nostra forza”.

Un lasso di tempo breve che ha però portato innovazioni e progettualità davvero rilevanti nel panorama in rosa: “Grazie al bellissimo Mondiale disputato, alla voglia delle ragazze di far valere i propri diritti ed alla svolta della FIGC è stato possibile mettere in atto idee e progetti che hanno e continueranno a dare vita a questa grande visibilità”.

Ciò che davvero ha fatto la differenza e che ha permesso di incollare davanti alla tv più di sette milioni di spettatori è stata però l’unione di intenti e obiettivi: “Grandi risultati si ottengono soltanto se vi è condivisione di intenti tra tutte le parti e noi siamo riuscite benissimo in questo, distruggendo pregiudizi e smuovendo coscienze. Tutte hanno messo a disposizione del collettivo il proprio individualismo e le proprie caratteristiche sportive ed umane viaggiando su una stessa lunghezza d’onda con in testa obiettivi comuni: mostrare un’espressione di calcio vera ed onesta che abbatte le barriere e che si nutre di sacrificio, condivisione e altruismo”.

Ripercorrendo il percorso mondiale scappa anche una risata: “Il momento apice dell’intera spedizione francese è stata la partita con l’Australia, loro erano e sono una super potenza mondiale, ma noi, con caparbietà ed un pizzico di follia abbiamo vinto all’ultimo grazie al gol di Barbara Bonansea su un bellissimo cross di Valentina Cernoia che, non ascoltando la mia richiesta di mantenere il possesso palla ha preso la scelta migliore.”

Dietro ad una semplice partita di calcio c’è una palestra di vita che insegna tanto: “Ciò di cui vogliamo essere portatrici è un messaggio di cambiamento culturale: tutte le bambine devono capire che se il loro sogno è quello di inseguire un pallone su un manto verde, devono perseguirlo a tutti i costi. Il calcio è lo sport più bello del Mondo ed è un maestro di vita ed esperienza, ti fortifica perché permette di trovare sempre una soluzione anche alle difficoltà che sembrano insormontabili. Attraverso lo sport le ragazze diventeranno in futuro delle donne più complete. Vorrei vedere più bambine giocare con i maschietti, perché la loro emancipazione deve iniziare fin dalla giovanissima età, intraprendendo un percorso di educazione ed integrazione culturale: solo così diventerà normalità vedere con occhi diversi le donne praticare uno sport prettamente maschile e solo così l’uomo potrà interiorizzare un pensiero di maggior rispetto verso la donna”.

Federica Iannucci