Il calcio femminile è quello sport in cui si gioca per novanta minuti e alla fine vince il Lione. 

La squadra francese è stata recentemente eletta il club femminile del decennio 2011-2020, con uno stacco di quasi cinquanta punti dal Wolfsburg, secondo classificato, e di un centinaio da Portland Thorns, Barcellona e Chelsea. Nel 2020 la società con il presidente più visionario d’Europa, ha deciso di espandersi nel nuovo continente comprando la maggioranza delle quote (89.5%) del Seattle Reign FC, ora OL Reign. 

La squadra con sede a Tacoma, circa cinquanta chilometri da Seattle, nel 2012 è stata tra le otto fondatrici dell’attuale National Women’s Soccer League ed è un colosso del movimento femminile americano.

L’anatomia di questo gigante di Seattle, in termini di sponsorizzazioni, è facilmente intuibile se si considera che a Boeing e Microsoft si è aggiunto nel 2021 anche Starbucks. La catena di caffetterie statunitensi, fondata nel 1971 nella “città smeraldo” da un trio improbabile composto da un insegnante di inglese, uno di storia e uno scrittore, diventerà partner della Legends Campaign

L’iniziativa, alla sua prima edizione nel 2016, ha come obiettivo il riconoscimento di figure femminili del Pacifico Nord Occidentale che hanno avuto un impatto duraturo nella propria area di competenza. Tra le donne, premiate all’inizio di ogni match casalingo dell’OL Reign, ci sono sportive come Sue Bird e Megan Rapinoe. Ma anche personalità del calibro di Jenny Durkin, sindaco di Seattle, e la senatrice Pramila Jayapal, prima donna indo-americana ad essere eletta alla Camera nel 2016, stesso anno in cui Kamala Harris fu la prima indo-americana ad essere eletta al senato.

Nel panorama sportivo in questione, tutto quello che si associa al Lione diventa automaticamente titanico e destinato alla gloria e al successo. Insomma, una storia da vincenti che attira solo altri vincenti, in un circolo vizioso che non farà che aumentare all’infinito il distacco del club con il resto del mondo e soprattutto con lo Stevenage FC

Il fatto che il nome di questa squadra causi solo vuoti echi nella vostra memoria è perfettamente lecito. La selezione maschile milita nella Football League Two, la quarta e ultima serie professionistica del calcio inglese. Quella femminile invece è iscritta alla FA Womens National League South East Division One, la quarta serie calcistica femminile.

Per descrivere in termini biblici la situazione, se il Lione è il gigante Golia, lo Stevenage FC è sicuramente quel ragazzino che pascola capre di nome Davide. Eppure Burger King, il re Saul del caso, ha scelto proprio loro. 

Forse anni di lotte alla pari contro Mc Donald, reso il colosso che è dal quel Ray Kroc che vendette loro la prima macchina per il milkshake, deve averli convinti della validità della parabola biblica. Fatto sta che Burger King ha rifiutato l’armatura e un combattimento equo contro Starbucks e ha deciso di giocare d’astuzia e fiondarsi tra i bassi fondali del campionato inglese a cercare i suoi campioni. 

I più famosi paninari di Miami, sanno fare i loro conti. Lo Stevanage FC sarà anche l’ultima classificata della quarta serie calcistica maschile britannica, ma tanto basta per essere una squadra selezionabile nella modalità carriera di FIFA 20. Con un investimento minimo per il settore, ovvero un premio fisso di cinquantamila sterline, il marchio Burger King sarebbe stato stampato sulle maglie di una squadra del campionato inglese sia sul campo sia in uno dei videogiochi più famosi al mondo. 

Nel giugno del 2019 il club annuncia sui suoi profili social la nuova sponsorizzazione, ma l’entusiasmo si trasforma rapidamente in polemica quando vengono presentati i kit di gioco. La prima maglia a strisce bianche e rosse ricorda le tovagliette di carta che ricoprono i vassoi di Burger King e la seconda divisa ha macchie gialle e rosse che ricordano le salse utilizzate nei panini del fast food.

Ma è in contemporanea con l’uscita di FIFA 20, che scatta il piano malefico di Burger King che sui suoi canali social lancia la Stevenage Challenge. La sfida per i gamer di tutto il mondo è quella di trasformare un piccolo club di League Two nella squadra da battere, schierando in campo campioni del calibro di Kylian Mbappè, Cristiano Ronaldo, Lionel Messi e Neymar.

Dopo aver completato una delle sfide disponibili sul sito ufficiale della squadra e aver condiviso su Twitter, Facebook e Instagram i propri risultati con l’hashtag #StevenageChallenge, i giocatori avrebbero potuto saziare la propria fame di vittoria ottenendo l’ambito premio: un menu gratuito con Whooper, Chicken Royale e Chicken Fries. Nella settimana di ottobre in cui è stata condotta la campagna, sono stati condivisi più di venticinquemila video con le reti segnate online. Offline invece, per la prima volta nella storia del club dalla sua fondazione nel 1976, le maglie da gara sono andate sold out. 

Mentre i successi virtuali della squadra sono stati fenomenali, come dimostrano i numerosi premi ricevuti dalla campagna pubblicitaria di Burger King durante il prestigioso award internazionale The One Show 2020, i successi sul campo reale del club lasciano molto a desiderare. La scorsa stagione lo Stevenage FC è retrocesso, ma il successivo fallimento del Bury ha permesso alla squadra di raggiungere la salvezza. 

A quel punto nella casa del Whooper si sono chiesti, vista la difficoltà per i tifosi offline nel sostenere la propria squadra sul campo dati i risultati, quanto potesse peggiorare le cose decidere di sostenere anche la selezione femminile.

“La squadra femminile affronta le stesse sfide e gli stessi ostacoli della squadra maschile, ed è giusto che riceva lo stesso sostegno dal nostro marchio con una sponsorizzazione paritaria”, ha detto Soco Nunez, direttore marketing di Burger King UK.  

E così, dopo aver modificato il logo sulla maglietta della formazione femminile in Burger Queen, le ragazze hanno ricevuto una consegna a domicilio con il kit da gara della stagione.

La divisa è disponibile sul sito online della squadra inglese a 36.54£, e non è un dettaglio da poco. Il prezzo è in linea con quello delle divise disponibili per altre squadre della stessa categoria, ma con una differenza. In più di un caso, se la selezione femminile di una società maschile milita nella Women National Division One, non sono disponibili negli shop online le versioni da donna dei kit. Questo è il caso degli Wolverhampton Wanderers, la cui formazione maschile milita in Premier League, del Bradford City e dell’Exeter City, iscritti alla League Two come i ragazzi dello Stevenage FC. Alcune società storicamente femminili non mettono in vendita i kit, mentre squadre universitarie come il Duhram Cestria permette la vendita del kit durante le partite in casa oppure contattando la società via mail, ma senza un vero e proprio shop online. 

Fino ad oggi è stata consuetudine delle aziende di puntare sui vincenti, sui grandi club blasonati con miriadi di tifosi e bacheche già occupate da molti trofei. Ma la società moderna è complessa, e proporre le stesse semplici soluzioni ad un problema complesso, oltre ad essere spesso non conveniente, sicuramente alla lunga diventa noioso. In questo va riconosciuto a Burger King il pregio di aver tentato strade alternative per guadagnarsi la maglia da titolare. 

Giulia Beghini
© RIPRODUZIONE RISERVATA