Tutti i dati del cammino delle Azzurre nelle qualificazioni a Euro2022

Il calcio come metafora della vita è forse la figura retorica più utilizzata dal giorno in cui la prima palla di stracci è stata cucita. Nel caso specifico delle Azzurre, tuttavia, tocca accodarsi alle usanze dei poeti che di maledetta hanno solo la domenica. 

Come il 2020 di tutta Europa si è chiuso con un lume di speranza, portato dall’inizio simbolico delle vaccinazioni, così l’anno passato delle Azzurre si è concluso col pareggio contro le prime del girone, simbolica iniezione di fiducia per il gruppo di Bertolini. Allo stesso modo, mentre l’insorgere di numerose varianti sembra minare le buone premesse con cui era partito questo 2021, la Nazionale si trova al secondo posto del girone, ma senza un passaggio certo oltre la Manica.

La traversata è infatti in balia del risultato di Finlandia – Portogallo e del numero di reti che segneremo contro Israele. La possibilità di perdere però, come per tutto il resto di questa iperbolica metafora collettiva, non è presa in considerazione da nessuno. In attesa che il campo dia il suo verdetto, sono i numeri ad offrire una strada verso la comprensione di quello che è successo e di come si sia arrivati a questo punto. 

A giudicare dai dati disponibili su Wyscout, il percorso dell’Italia in questo girone di qualificazione nel complesso è più negativo di quello che si aspetterebbe. Certo, ci sono anche degli aspetti decisamente positivi che, da buoni tifosi, saranno gli unici di cui si avrà memoria una volta iniziata la partita. Seguendo le indicazione della professoressa Kate Sweeny e della psicologa Angela M. Legg, per agevolare chi riceve le notizie, partiamo da quelle negative. 

Prima di entrare nel dettaglio di quello che è accaduto nel girone di purgatorio in cui le Azzurre sono finite, è necessario introdurre giusto un paio di concetti. A stabilire che la prestazione complessiva della Nazionale di Bertolini è stata un po’ sottotono sono infatti due parametri.

Il primo indice è definito expected goal, o xG, e viene utilizzato per associare ad ogni tiro fatto da una squadra la probabilità che questo finisca in rete, in base a dati come la posizione da cui si calcia, il tipo di assist, i dati statistici storici e altri parametri. Questo valore rappresenta in modo molto realistico quanto una squadra sia in grado di creare sul fronte offensivo nel corso di una partita. 

Per chi si approccia per la prima volta all’analisi dei dati, gli xG sono paragonabili alla capacità di vostra madre di cercare quello che perdete. Mentre voi vagate alla cieca per casa, lei analizza lo storico delle vostre abitudini, i vostri ultimi movimenti e la stanza da cui provenite in cerca di disperato aiuto e, in base a questi dati, è capace di dirvi, con un grado di precisione abbastanza elevato, dove avete lasciato la collana del battesimo che non trovate da quando avevate sette anni. La sua non è magia nera, è solo una previsione della realtà basata sull’esperienza.

Allo stesso modo funziona per gli xG concessi, calcolati invece per avere un’idea della probabilità che ogni tiro eseguito dalla squadra avversaria finisca nella porta difesa da Laura Giuliani. 

Dunque, mentre la Danimarca, alla guida del nostro girone, ha fatto meglio del previsto sia in termini di gol segnati che di gol subiti, noi abbiamo fatto peggio delle previsioni su entrambi i fronti. Abbiamo cioè segnato meno, 25 gol, di quello che avremmo potuto segnare, 27.90 expected goal, in base alle occasioni che abbiamo creato e abbiamo subito di più, 5 gol, di quello che era previsto costruissero le avversarie, 3.93 xG concessi.

Fonte: Wyscout

Un altro aspetto non molto positivo è evidenziato dal grafico che rappresenta la tipologia di gol segnati. La linea centrale rappresenta la media del girone per ciascun tipo di gol segnato. I risultati di ogni squadra sono colorati in verde se la squadra ha fatto molto meglio della media, in giallo se rientrano nella media e in rosso se il campo ha dato esiti molto peggiori della media.

Fonte: Wyscout

L’Italia ha segnato un numero di gol mediocre per gli standard del proprio girone e, soprattutto, non ha segnato nemmeno un gol in contropiede. Cosa, ad onor del vero, abbastanza complicata con avversarie che difendono molto basse. Ne è un evidente esempio il caso della formazione georgiana, che a fatica riesce ad uscire dalla propria metà campo nei novanta minuti, come è evidente dalle posizioni medie assunte dalle giocatrici nel corso della partita e rappresentate dai pallini arancioni.

Fonte: Wyscout

Il grafico precedente ci permette anche di fare un’altra osservazione. Le Azzurre hanno segnato il 40% dei gol dagli sviluppi di un calcio piazzato, sei gol, e da calci di punizione diretti o rigori, quattro gol. Una percentuale molto alta che testimonia la capacità della squadra di Bertolini di sfruttare bene i calci piazzati. 

Anche sull’efficacia del tiro, l’Italia sembra avere quelli che nelle grandi aziende non vengono chiamati problemi, ma “grandi opportunità di miglioramento”. La distanza media di tiro dalla porta delle Azzurre è ben quattro metri maggiore rispetto a quella delle danesi. Ciò significa che le danesi calciano mediamente da molto più vicino alla porta, come è intuibile dall’immagine dell’area piccola delle avversarie della Danimarca che sembra uno scolapasta.

Fonte: Wyscout

Questo ha ripercussioni dirette sull’xG per tiro, parametro che indica la probabilità che ha un tiro di diventare un gol. Nel caso dell’Italia, questo indice, pari a 0.12, è inferiore rispetto alla media del girone che si assesta a 0.13 xG per tiro. 

Questo significa che un tiro che parte dai piedi di una azzurra è meno pericoloso rispetto a quello di giocatrici della Bosnia Erzegovina o di Malta. Nella classifica complessiva formata dai quarantasette paesi coinvolti nel torneo, la nazionale di Bertolini si piazza al tredicesimo posto per tocchi in area di rigore, ventisette, rispetto ai quarantanove tocchi a partita delle francesi che occupano la prima posizione. Le Azzurre quindi effettuano pochi passaggi e pochi tiri dentro l’area avversaria. La manovra della nostra nazionale predilige prevalentemente passaggi filtranti e cross, ma, probabilmente, l’imprecisione del famoso ultimo tocco ci penalizza quando si tratta di concludere in rete. 

Fonte: Wyscout

Ma passiamo all’ultimo tasto dolente prima di iniziare a risalire la china: cerchiamo poco di dribblare. Tentiamo trentun dribbling in novanta minuti, finendo al ventiduesimo posto della classifica guidata dal Portogallo a quarantasette dribbling a partita. Forse perchè il gioco azzurro predilige il fraseggio all’azione del singolo, o forse per un atteggiamento eccessivamente prudente, che sarebbe eventualmente il caso di abbandonare contro Israele.

Da qui in poi, ogni tassello è decisivo per piastrellare la strada delle Azzurre verso la qualificazione all’Europeo. 

Il primo dato statisticamente positivo è il comportamento della squadra israeliana durante la partita. Mentre le Azzurre sono sostanzialmente costanti nel corso della partita, nel caso di Israele invece, quando il gioco si fa duro, loro tendono a mollare, come dimostra l’inesorabile declino e la sproporzione tra gol subiti nel primo e nel secondo tempo. 

Fonte: Wyscout

Un’ultima osservazione è possibile fare sui nostri avversari del prossimo match di qualificazione a Euro 2022. Come già accennato, i pallini arancioni dell’immagine rappresentano le posizioni mediamente occupate in campo dalle giocatrici, mentre le linee più scure indicano tra quali ruoli avvengono più frequentemente fraseggi.

Fonte: Wyscout

Era nobile negli intenti Edward Young, poeta britannico nato a cavallo del diciassettesimo secolo, quando diceva “Costruisce troppo in basso chi costruisce al di sotto delle stelle”. Nel caso del calcio tuttavia, costruire troppo in alto non è sintomo di un gioco troppo evoluto. Lo si può vedere chiaramente osservando la differenza tra i passaggi frequenti nelle formazioni danese e israeliana. 

La Danimarca costruisce sfruttando tutta l’ampiezza del campo, utilizzando il giro palla in difesa come base per la costruzione del gioco. La geometria del fraseggio impostato dalle prime del nostro girone sembra inoltre suggerire che le danesi passino il loro tempo libero nello studio di un architetto, date la simmetria e l’eleganza delle loro triangolazioni. D’altro canto Israele sembra escludere frequentemente dal gioco il centrale della propria difesa che diventa quasi un libero, figura ormai relegata alla mitologia calcistica in seguito allo sviluppo moderno del gioco.

Le Azzurre concentrano invece il loro gioco tra il terzino destro, difensore centrale, play e mezzala. Per impostare la fase offensiva, la nazionale preferisce che gli scambi nella zona centrale del campo siano indirizzati verso le fasce, occupate soprattutto dai terzini, e dalle quali arrivano verso il centro dell’area cross più dal lato destro, centoventidue, che dal lato sinistro del campo, settantanove. 

Per inquadrare più nel dettaglio il gioco azzurro, è il caso di evidenziare qualche altro dato. Siamo ottavi per percentuale di successo nei dribbling, 57.9%, nella classifica che vede al primo posto le svedesi con il 64%. Scartiamo quindi poco, ma quando lo facciamo non buttiamo via niente. Anche la nostra difesa è poco incline agli sprechi. Siamo al quarto posto per percentuale di successo dei duelli difensivi, 69%, poco distanti dalle francesi in testa con il 73%. 

Subiamo anche pochi tiri da parte delle avversarie nell’arco di una partita, 4.6, piazzandoci ad un discreto ottavo posto dietro alla solita Francia, che ha subito in media solo due tiri a partita. Un altro parametro interessante per giudicare le prestazioni del nostro reparto difensivo è quello che misura l’intensità del nostro pressing o PPDA, valore tanto più basso quanto più è alta la pressione sul portatore di palla. Rispetto alla Germania, in testa con un PPDA di 3.67, siamo sette posti indietro con un modesto 5.82.

La nostra difesa non solo si muove con efficacia e sincronia nel mettere il fiato sul collo alle avversarie, ma, anche a livello individuale, gli elementi della nostra linea arretrata affrontano i duelli difensivi con quell’aggressività e quell’incarognimento che tanto apprezziamo da tifosi, piazzandosi al quarto posto nella classifica. 

Per quanto possa essere una strategia cercare di non perdere, quello che le Azzurre dovranno cercare di fare contro Israele è provare a vincere, possibilmente con almeno un paio di gol di scarto. A tal proposito sono incoraggianti i dati statistici sulla costruzione della formazione azzurra. 

In termini di fraseggio, siamo al quinto posto per passaggi totali, con 4481 scambi, e sesti per passaggi nella trequarti, con 72.8 rispetto a 112 dell’Olanda in testa. Le ragazze di Bertolini non si conformano inoltre all’immobilismo di questo periodo, ma occupano il terzo posto della classifica degli allunghi, intesi come scatti palla al piede superiori a dieci metri, con 18.8 in media nei novanta minuti, di poco dietro ai 25.9 della Norvegia al primo posto. Ultimo ma non meno importante per valutare il gioco dell’Italia in questa fase a gironi è il numero di passaggi filtranti. Il nostro centrocampo, che in questo è un’eccellenza, cerca molto spesso di superare le linee di pressione avversaria, indirizzando verso l’attacco la bellezza di 15.91 filtranti a gara. Unico neo è la precisione, a cui si accennava anche prima, leggermente sotto la media, 23% di passaggi riusciti contro una media del 25%. 

In questo periodo ci siamo abituati ad affidare ai numeri la capacità di comprendere e descrivere una realtà spesso troppo cruda da descrivere a parole. Fortunatamente questo non è il caso di quello che accadrà per questa partita. Nel calcio i numeri contano fino al fischio d’inizio, poi ci si trova davanti una nuova pagina bianca e dal divano si tiene il fiato per novanta minuti sperando che diventi azzurra.

Giulia Beghini
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