Un viaggio sull’isola maltese tra le radici di una nuova generazione di talenti

Il giorno in cui la nazionale maltese di calcio femminile ha fatto il suo esordio internazionale era la notte di San Lorenzo del 2003. A Bucarest, Romania, davanti a 450 spettatori, la squadra guidata da Pierre Brincat, definito dal quotidiano maltese Illum il padre del calcio femminile sull’isola, perse tre a zero. Visto il risultato, qualcuno deve aver alzato gli occhi al cielo quella sera e, probabilmente, quel qualcuno aveva più talento a intercettare le stelle che i palloni. Chiedere un futuro epico può sembrare una richiesta azzardata, ma non lo è se i tuoi antenati sono approdati a Malta, un’isola che dell’epica è teatro a cielo aperto.

Il primo attracco su Malta è stato un piccolo passo per l’uomo, ma l’ultimo passo per gli ippopotami nani che abitavano l’isola. A fare un pit stop a Gozo, isola dell’arcipelago maltese, anche Ulisse, il quale ha passato nella grotta di Calipso sette anni prima di andarsene, dando forse vita anche al mito della crisi del settimo anno.

A Malta poi si sono fermati pure gli inglesi, ai quali va il merito di aver portato il gioco più bello del mondo su questo puntino sperduto del Mediterraneo, a metà strada tra l’Italia e la Tunisia. Il 4 marzo del 1882 a Marsa si è giocata la prima partita ufficiale che vedeva scontrarsi i soldati della guarnigione in presidio sull’isola e gli ingegneri della corona. Ma è solo nel 1910 che viene organizzato il primo campionato per club.

Per la prima partita femminile si è invece dovuto aspettare che arrivassero gli anni 60 con un po’ di ribellione studentesca che da Francia, Stati Uniti e Inghilterra ha raggiunto l’isola con una spintarella di maestrale. Si facevano chiamare I.C.E. club quei giovanotti che avevano la rivoluzione al punto uno del loro ordine del giorno. Nonostante oggi il nome faccia pensare più a un chiringuito a Golden Bay che a un gruppo che organizza dibattiti politici e promuove iniziative culturali, l’acronimo serviva a rendere meno fredde e distaccate le parole Information Culture and Entertainment o Istitute for Cultural Education secondo altre fonti.

Essere membri dell’I.C.E. Club voleva dire fare volantinaggio nelle fabbriche, promuovere attività culturali e sportive ed essere convocati a volte in curia e altre in questura. Tra le iniziative etichettate come pericolose dalle autorità laiche e religiose della città, c’è anche la prima partita di calcio femminile, disputata al National Football Stadium di Gzira nel 1965.
Se lo ricorda bene Doris Cusens, una delle ventidue giocatrici di quella storica partita,che il giorno dopo è stata sbattuta fuori dalla classe della St. Joseph High School, la scuola cattolica per ragazze che frequentava, perché le suore non erano state per niente contente di vedere la loro alunna con un pallone ai piedi sul giornale del mattino.

Non che questo abbia scalfito in qualche modo la granitica personalità o la convinzione di Doris che le donne fossero libere di muovere il loro corpo. Negli anni infatti, la signora Cusens è stata una pioniera del movimento “Keep Fit” a Malta e ha tenuto numerosi eventi filantropici di fitness che le sono valsi l’invito come ospite d’onore al National Keep Fit Movement Festival tenutosi alla Royal Albert Hall di Londra nel 1982.

Ma anche in patria l’attivismo di Doris per le donne è stato premiato. Nel 2004, nella Grand Ballroom del Randisson SAS Baypoint Resort, l’amministratore delegato della M. Demajo (Wines & Spirits) Ltd Anthony Miceli Demajo, le ha consegnato il premio Bailey’s Woman of the Year. La signora Cusens ha deciso di devolvere la somma prevista dal riconoscimento alla Dar Merhba Bik Foundation e alla YMCA, due associazioni di volontariato attive sull’isola. Dopo aver tracciato la strada alle donne di sport dell’isola, Doris ha poi deciso di dedicarsi ad un’altra sua passione, l’archeologia, diventando guida turistica. Come era prevedibile, anche stavolta Doris Cusens ha voluto strafare, ricevendo nel 2012 il premio come migliore guida turistica tra le 800 presenti sul territorio maltese e guidando tra le bellezze dell’isola anche James Bond, all’anagrafe Roger Moore.

Se la leggenda sembrerebbe attribuire a quel mix letale tra Jill Cooper e Indiana Jones che è Doris Cusens l’appellativo di madre del calcio femminile maltese, come già detto il padre potrebbe essere Pierre Brincat. Ad onor del vero, Brincat è stato anche marito del calcio femminile, nel senso che nella sua prima esperienza in panchina con una squadra femminile, tra le ragazze in campo, c’era anche sua moglie.

Dopo una breve carriera da calciatore con Floriana, Zurrieq e qualche esperienza in nazionale, il lavoro per Air Malta tiene Brincat più in cielo che in terra. Il richiamo del campo però si fa presto sentire. E così accetta l’invito di Mark Miller, un inglese che aveva fatto faville nel calcio maltese dell’epoca, a diventare suo vice allenatore alla selezione maschile dell’ Hibernians, mentre sua moglie militava nella selezione femminile.
A metà stagione l’allenatore lascia orfana la squadra femminile e così Brincat prende in mano le redini del gruppo, constatando la passione che le ragazze mettevano in campo e non riuscendo più a farne a meno.

Proprio a Pierre, negli anni novanta, viene chiesto di fondare la nazionale femminile, sfida non semplice considerando che all’epoca mettere insieme diciotto giocatrici non era per niente facile. Le amichevoli non esistevano ed è stato lui a creare tornei estivi nei quali selezionare giocatrici e far crescere le nuove generazioni di giocatrici maltesi. Dopo una decina d’anni in prima linea, Brincat è rimasto nelle fila della Federazione Maltese ma ha lasciato la panchina a Mark Gatt, suo assistente ai tempi della nazionale under 19.
Si chiama L-Ewwel Diviżjoni Maltija tan-nisa o, più intuitivamente, BOV (Bank of Valletta) Women’s League la massima serie del campionato femminile maltese, nato ufficialmente nel 1995. In questi 25 anni portati bene, le bianconere dell’Hibernians, che hanno un pavone al posto della zebra, sono la squadra che ha vinto più campionati, dodici. Il detentore delle ultime quattro edizioni invece è il Birkirkara. Punta di diamante della formazione giallorossa è l’etiope Loza Abera Geinore, 23 anni, che ha concluso la stagione d’esordio a Malta con 30 gol in 14 partite e in questo 2020 è finita nella lista delle 100 donne dell’anno della BBC.

Tra i personaggi leggendari di questa squadra non si può non menzionare Tonina “Nina” Dimech, portiere, nata il 22 dicembre del 1960. Lei era in campo quella notte di San Lorenzo del 2003 per l’esordio della nazionale maltese ed è stata in campo molte altre volte fino alla sua ultima presenza con la nazionale, l’11 aprile del 2010 per le qualificazioni al Mondiale del 2011 contro la Turchia. In quella giornata, a 49 anni 3 mesi e 20 giorni, Nina è diventata la giocatrice più anziana in assoluto, sia tra gli uomini che tra
le donne, ad apparire in un match della FIFA, infrangendo il record di 46 anni di MacDonald Taylor Sr., giocatore delle isole vergini americane, a dimostrazione del fatto che probabilmente vivere al mare male non fa. Tra le fila dell’Hibernians invece, una menzione d’onore va fatta a Dorianne Theuma. L’ex giocatrice dei pavoni bianconeri detiene il record del maggior numero di presenze e gol in nazionale.

Mentre a livello di club solo il Birkirkara ha avuto un incontro non troppo galante nella Women Champions League durante la stagione 2007/2008 contro il Bardolino Verona (risultato finale 16-0 per le italiane), la nazionale maltese ha di recente avuto modo di conoscere bene le Azzurre. Malta è infatti finita nel girone B delle ualificazioni agli Europei 2022 in buona compagnia di Danimarca, Bosnia, Israele, Georgia e Italia.
Contro le biancorosse la nostra nazionale ha vinto 2-0 la partita di andata, con gol di Bartoli e Girelli, e 5-0 il ritorno, con gol di Cernoia, Sabatino, Giugliano e Greggi.

Nonostante a queste si aggiungano le sonore sconfitte contro la Danimarca, che non ha risparmiato nemmeno noi, in queste qualificazioni Malta ha ottenuto il miglior risultato della sua storia battendo la Georgia e strappando una vittoria e un pareggio a Israele. Prova di questi miglioramenti è il balzo fatto da Malta nell’ultimo aggiornamento del ranking FIFA. Passando dalla 101esima posizione alla 85esima, le biancorosse hanno registrato il miglior salto in avanti tra tutte le nazionali in classifica.

A guidare questa clamorosa impresa, per un movimento che può vantare la bellezza di 708 tesserate, sono state per lo più giocatrici di esportazione. Alle fondamentali vittorie contro Georgia e Israele hanno infatti contribuito: Maria Farrugia, giocatrice del Sunderland e che recentemente ha partecipato a Ultimate Goal, un reality show inglese sul calcio femminile, Shona Zammit, ex giocatrice della Pink Bari, Rachel Cuschieri, giocatrice della Lazio e Haley Bugeja, fenomeno del Sassuolo. In realtà sono molte le maltesi che militano nella nostra serie A oltre a quelle già citate. Emma Lipman gioca in Italia dal 2017, Nicole Sciberras veste la maglia bianconera della Juventus, Martina Borg invece quella rossoblu della Torres mentre la diciassettenne Kailey Willis ha da poco firmato per l’Hellas Verona.

Cinquantacinque anni dopo quella prima apparizione da scandalo sui giornali, il calcio femminile maltese oggi è lo sport più praticato dalle donne dell’isola e basta guardare al nostro campionato per capire che stavolta lo scandalo sarà se sul giornale questa generazione di calciatrici maltesi non ci finirà.

Giulia Beghini
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