Capelli lunghi, coda di cavallo alta e precisa, elastico rosa e fisico slanciato. Quando vedi per la prima volta Agnese Bonfantini, le sue sembianze ricordano con insistenza l’immagine di una sua celebre collega. Una calciatrice che adesso è un punto di riferimento e un modello imprescindibile per giovani atlete che sognano di seguire i suoi passi, ma anni fa era conosciuta soltanto con il nomignolo affettuoso di “baby horse” proprio per la sua “acconciatura”.

La carriera di Agnese Bonfantini, la “nostra” baby horse, è in fondo ancora agli inizi. Anche se ha solo 21 anni, il talento della giocatrice della AS Roma merita oggi “un atto di fede”. Una dimostrazione di fiducia che conceda alla giovane attaccante lo spazio ma soprattutto il tempo necessario per perfezionare la sua formazione e dare prova nuovamente di quell’incredibile abilità. Doti che ha già messo in mostra e che può soltanto migliorare di partita in partita.

La sua coach, Betty Bavagnoli dell’AS Roma, conosce bene le capacità di Bonfantini e il suo obiettivo oggi è proprio quello di portare la sua ala destra a raggiungere la completezza della costanza. La maturità di una prestazione lineare, di un apporto continuo e indispensabile al gioco. L’unico modo per farlo è fidarsi proprio di lei. Permettere ad Agnese di crescere proprio sul manto erboso, nelle partite ufficiali, nelle grandi sfide, sviluppare la rabbia competitiva e la brama inarrestabile di riempire la rete.

Bonfantini non è una “figlia di Roma” come Elisa Bartoli o Giada Greggi, nasce in Piemonte e la sua carriera nel calcio muove i primi passi nell’Inter Milano, ma è con la Roma che Agnese si affaccia alla Serie A. Con la Roma inizia un percorso di crescita reciproco, perché Bonfantini e la squadra giallorossa hanno intrapreso questo cammino insieme, nella stagione 2018-2019, ed entrambe appaiono oggi come una promessa per il calcio femminile italiano. Un progetto ancora work in progress, un diamante grezzo che può brillare, che sa brillare.
Pur non essendo infatti natia della Capitale, la maglia numero 22 scende perfettamente sulle spalle di Bonfantini. Il suo nome sembra destinato a scrivere in tempo reale la storia di questa squadra giovane quasi quanto lei.

Sembra una curiosa coincidenza infatti che proprio Bonfantini stia firmando i primi traguardi storici della Roma Femminile. Come è accaduto solo pochi giorni fa, quando nella partita valida per i quarti di finale di Coppa Italia contro la Florentia San Gimignano, l’attaccante riprende il suo posto titolare in formazione e guida con sicurezza la sua squadra in una vittoria schiacciante in cui mette a segno non solo una splendida doppietta ma anche il 150esimo gol della storia del team allenato da Bavagnoli.

È un traguardo che si potrebbe dare per scontato ma che rappresenta invece una di quelle statistiche che domani formeranno proprio la storia e l’eredità della Roma. E ciò che rende questo momento ancora più speciale è un ulteriore parallelismo, perché precisamente un anno prima di questa partita di Coppa, durante la gara in casa contro l’Hellas Verona, Bonfantini aveva segnato nuovamente la rete del momentaneo 2-0 e proprio quel gol aveva permesso alla Roma Femminile di tagliare il traguardo delle cento marcature in partite ufficiali.

Ma la gara contro le veronesi è sinonimo di un’altra prima volta per la Roma e per quella punta che cresce di pari passo con lei, ossia la prima tripletta messa a segno dalla squadra giallorossa. Ciò che Bonfantini mostra in quell’occasione è un tripudio di opportunismo offensivo, costruzione robusta dell’azione d’attacco e straordinario specchio della porta. Il tiro a volo in occasione del suo primo gol, il recupero palla a centrocampo e la cavalcata fulminea per la seconda rete e infine la perfetta chiusura del dai-e-vai con Andressa con battuta a rete a distanza ravvicinata per la tripletta rappresentano tre diverse abilità della calciatrice, espressioni di un talento moderno, internazionale, un talento che se raffinato potrebbe rivelarsi assoluto.

Oltre l’imponente vittoria e la conquista di un posto in semifinale, la partita di Coppa Italia contro la Florentia ha rappresentato quindi l’atteso ritorno di Agnese Bonfantini. Il ritorno da titolare. Il ritorno al gol dopo un minutaggio scarno e sfortunato. Il ritorno di quella personalità da striker letale, da ala inarrestabile, veloce e determinata, che abbatte ogni muro, supera ogni contrasto e poi rilascia la potenza della sua corsa in un tiro che non può mancare la sua realizzazione.

Ancor più della sua doppietta, lo stile di Bonfantini si riconosce al 75esimo minuto, quando con fisicità e abilità supera la doppia copertura difensiva della Florentia, accelera ed entra in area, dove vince anche il terzo contrasto difensivo, ma invece di tentare la conclusione personale, Bonfantini mette al centro una palla invitante e ordinata per la giovanissima Emma Severini che batte a rete con un tiro imprendibile.
Particolarmente affezionata allo stretto legame d’amicizia con la compagna di squadra Andressa, che con affetto e stima si riferisce a lei con il nomignolo “bambina” e che viene considerata dalla giovane calciatrice un punto di riferimento nel team. Bonfantini sembra aver trovato il suo spazio ideale nella Roma, la sua seconda casa e forse la maglia con cui raggiungerà tutti quei traguardi che l’attendono.

Il percorso di Agnese Bonfantini è ancora al principio ma bisogna fidarsi di lei, come un investimento per il futuro. Il futuro del calcio femminile italiano. La “mano” servita è promettente, quindi all-in sul 22.

Rita Ricchiuti

Foto: Jonathan Moscrop/Getty Images

One comment

Il talento di Agnese Bonfantini merita oggi un atto di fede

  1. Bellissimo articolo, spiega completamente le caratteristiche di questa calciatrice. Speriamo che Bavagnoli dia fiducia a Bonfantini prima che possa accasarsi in qualche altra squadra, magari all’estero.

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