Mesi fa avevamo analizzato in una panoramica generale quanto la pandemia generata dal COVID-19 avesse in un certo senso messo in moto un domino di debolezze per la National Women’s Soccer League, rivelando in realtà tutte quelle crepe che già dal principio incrinavano l’equilibrio e il successo della lega ma di cui l’emergenza mondiale aveva mostrato purtroppo la negatività delle radici sistemiche.

Catarina Macario, Abby Dahlkemper, Malia Berkely. Questi sono solo gli ultimi tre nomi di atlete chiave per la cultura calcistica made in USA che hanno scelto in questi giorni di proseguire o cominciare la loro carriera professionistica in Europa, rispettivamente con l’inarrestabile Lione, l’all-stars Manchester City e il Bordeaux in fase di rinnovo (come dimostra anche la cessione di Elena Linari alla Roma).

Dahlkemper è diventata in pochi anni una colonna della difesa centrale della Nazionale Statunitense e per l’ormai prossimo e massiccio contratto di due anni e mezzo con il Manchester City ha detto addio al North Carolina Courage, che le aveva proposto la stessa offerta economica della squadra inglese ma che Dahlkemper ha rifiutato in cerca di nuove avventure e sfide in Europa. Macario e Berkely invece sono due delle maggiori promesse statunitensi, due nomi per cui i club di NWSL si sarebbero dati battaglia alle College Draft del 2021 e che invece sfuggono letteralmente così al “controllo” del sistema americano immettendosi nel professionismo organizzato delle leghe europee. Si tratta di tre decisioni che non possono più essere sminuite o giustificate da fattori esterni, non si può più negare l’autentica crisi della NWSL e la sua necessità primaria di rivoluzionare la sua identità e la sua struttura di base per avvicinarsi allo stile europeo almeno per quanto riguarda le linee guida più importanti del rapporto tra lega, club e calciatrici.

E le speranze ripartono oggi, ancora una volta, dalla leadership di Lisa Baird. Alle porte delle sopracitate College Draft del 2021, previste per la giornata odierna, la Baird ha annunciato fondamentali novità nel futuro della NWSL, novità che si spera possano rappresentare solo il primo passo della rinascita della lega e possano così invertire la rotta della migrazione europea, riportando a casa i talenti migliori forgiati nel circuito collegiale statunitense e ritornando appetibile anche per i grandi nomi oltreoceano.

E la prima chiave per innescare questo sviluppo è proprio la crescita in numeri della NWSL: Lisa Baird ha infatti annunciato che dopo Racing Louisville in entrata nella stagione 2021 e Angel City FC che farà il suo esordio l’anno prossimo, il 2022 vedrà anche l’arrivo sulle scene di un altro team californiano tanto atteso, la rappresentante di Sacramento, che porterà a 12 il numero complessivo delle squadre che disputeranno il campionato (nella speranza che nessun team incontri più la sorte dello Utah Royals).

L’importanza del coinvolgimento di un numero sempre maggiore di club tra i ranghi NWSL è vitale per una lega ma soprattutto per una cultura calcistica che non è affatto giunta al suo traguardo ma appare quasi, al momento, pericolosamente vicina a un’involuzione. Ampliare la gamma di squadre e piazze che si uniscono alla crescita del calcio femminile in ambito di club, con i giusti incentivi e le necessarie risorse economiche, può diventare il primo passo per la lega per presentare ai giovani talenti che si immettono nel professionismo dopo l’esperienza del college una proposta più variegata, che permetta agli Stati Uniti di creare così una propria cultura di club in grado di corteggiare le nuove promesse e anche le attuali grandi “star” affinché possano trovare nel campionato nazionale tutto ciò che al momento le grandi leghe europee possono offrire.

Ma il secondo passo per raggiungere questo obiettivo è ancora più importante della crescita quantitativa della NWSL, poiché si tratta di un diritto fondamentale dell’atleta: scegliere. Come infatti ha affermato Lisa Baird in conferenza stampa, è imprescindibile per il futuro della NWSL e per la salvaguardia del calcio femminile negli USA rinnovare se non rifondare il sistema tradizionale delle Draft per non rendere più le calciatrici che militano nella lega meri diritti di proprietà senza voce e senza alcun controllo sulla propria carriera e le proprie volontà. Alle base del sistema delle Draft infatti vi è l’acquisto unilaterale da parte dei club dei diritti delle atlete che si affacciano al professionismo dopo aver completato almeno tre dei quattro anni di college, diritti che lasciano dunque alle giocatrici un inesistente margine di scelta, diventando proprietà del club o della Federazione.

Se al debutto dell’NWSL nel 2013, le calciatrici della Nazionale Statunitense ebbero una percentuale di voce in capitolo sulla maglia che avrebbero indossato come forma di “corteggiamento” per evitare l’esodo in massa in Europa, nel tempo la situazione è diventata stagnante e la presenza ingombrante della U.S. Soccer nelle questioni economiche e amministrative della lega ha peggiorato la condizione delle giocatrici, a volte anche delle più importanti, come nel caso dell’improvvisa rottura tra Tobin Heath e il Portland Thorns, quando i diritti della due volte campionessa mondiale sono stati lasciati “incustoditi” dal Portland e prontamente “rubati” dal Racing Louiville nell’ultima expansion draft, senza che la calciatrice, al momento in forza al Manchester United, potesse dire nulla a riguardo. Rivedere la cultura delle Draft significherebbe concedere finalmente alle atlete la capacità di scegliere il loro futuro, un accordo indispensabile che potrebbe solo beneficiare tutte le parti coinvolte.

E il primo passo per compiere questa rivoluzione forse è stato appena compiuto perché la notizia più importante annunciata da Lisa Baird è proprio quella di cui più si attendeva l’arrivo: la NWSL è infatti ufficialmente “libera” dalla gestione della U.S. Soccer e saranno i club a gestire d’ora in poi i rapporti economici e professionali con le giocatrici che militano nel campionato mentre la Federazione Calcio Americana resterà come partner finanziaria e opzionale.

È importante ricordare che, per garantire il successo della NWSL alla sua origine nel 2013, dopo due esperimenti falliti a causa della debolezza degli investimenti ma anche di una cattiva gestione degli stessi, fu la U.S. Soccer a diventare investitore primario della lega, occupandosi degli stipendi delle calciatrici della Nazionale e impostando un budget di base per la sopravvivenza delle squadre. Come qualsiasi investitore però che elargisce la maggior parte delle risorse finanziarie di un’impresa, la U.S. Soccer pretendeva buona parte del controllo delle questioni della lega, soprattutto di quelle riguardanti i membri della USWNT, che dunque erano “costrette” a rispondere alle direttive della Federazione che, tra contratti e stipendi, le teneva legate a casa e ne gestiva a volte anche il minutaggio di gioco con i club, per salvaguardarle in vista di incontri internazionali. L’ingerenza della U.S. Soccer era quindi diventata insostenibile per i club NWSL, soprattutto per quelli non ancora indipendenti economicamente.

Ma oggi, di fronte a una rassicurante stabilità, la NWSL può finalmente riprendere le redini della sua gestione e saranno infatti i club stessi, qualora le calciatrici lo vorranno, a negoziare i termini di contratto con tutte le loro giocatrici, comprese quelle della Nazionale, instaurando così finalmente un rapporto forse più equo e simile al modello europeo (tenendo sempre presente il bisogno di liberarsi della questione dei “diritti”). Ancora una volta, è il club di Merritt Paulson – Portland Thorns, prima squadra a raggiungere l’indipendenza economica già dopo i primi anni grazie all’associazione con la squadra maschile, Portland Timbers – a inaugurare questa nuova fase del professionismo: Lindsey Horan e Crystal Dunn sono infatti svincolate dallo stipendio della Federazione e usufruiranno invece degli “allocation money” elargiti direttamente dal club, con un contratto che ha aumentato notevolmente il budget concesso alle atlete e che porterà dunque le due giocatrici a guadagnare dai 125.000 ai 150.000 dollari annui.

Anche gli stipendi della Federazione per le calciatrici che militano sia in Nazionale che in NWSL vedrà nel 2021 un sostanziale aumento ma l’offerta dei club è ora decisamente più alta e garantisce soprattutto alle dirette interessate una maggiore e necessaria libertà di scelta.
La strada dell’NWSL per recuperare una sua autorità nel mondo del professionismo del calcio femminile è ancora lunga, soprattutto considerata la mastodontica e rapida crescita delle leghe europee che possono vantare l’unica ricchezza che purtroppo gli USA non potranno mai raggiungere: la storia della cultura calcistica, la tradizione dei grandi club.

Ma la chiusa di questo articolo intende riprendere proprio l’auspicio espresso nel precedente pezzo dedicato alla lega statunitense: il professionismo negli Stati Uniti è stato iconico e catartico, innovativo fin dal principio, perché vedere le più grandi calciatrici al mondo per preparazione atletica e per successi internazionali sfidarsi nel campionato nazionale settimana dopo settimana apriva la strada a una nuova realtà professionistica, diventava un traguardo universale e quotidiano e non soltanto selettivo e sporadico per la Nazionale.

La NWSL è ancora oggi probabilmente il campionato più competitivo al mondo, più che altro per la ridotta distanza che separa le prime squadre in classifica dalle ultime (e lo dimostra la grande crescita di Houston Dash nel 2020) e per la maturità delle risorse messe a disposizione dei team (la questione del campo di allenamento della squadra femminile del Tottenham e l’aver avuto bisogno dell’intervento di Alex Morgan per migliorare la situazione sono fattori sintomatici di uno sviluppo disequilibrato in WSL) ma è chiamata, per la sua sopravvivenza, per il bene delle sue atlete e per il semplice amore per il gioco del calcio, a definire la sua identità e a rivoluzionare le sue regole, affinché la competizione con i campionati europei diventi un incentivo allo spettacolo e una sfida ad armi pari, e non soltanto uno sproporzionato confronto di talenti e risorse.

Rita Ricchiuti
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