Inizia con una discussione il quinto episodio di Ultimate Goal. Le allenatrici, riunite davanti alla lavagna, muovono le pedine magnetiche con il rigore di generali napoleonici, intente a capire come affrontare le avversarie del Birmingham, intenzionate a schierare la famosa difesa a pullman. 

Aprendo nuove strade di approccio a una partita di pallone, Aluko & company chiedono alle proprie atlete di togliere la polvere dalla versione british della Treccani. Alle ragazze viene chiesto di trovare cinquanta parole che vengono solitamente usate in campo durante una partita. Dopo averle lette tutte e cinquanta di fila, creando probabilmente il nuovo singolo di Eminem, alle calciatrici viene chiesto di sfoltire la selezione arrivando a sei essenziali parole sulle quali non deve esserci il minimo fraintendimento di significato. 

In queste circostanze intellettualmente elevate per la media dei campi di calcio, Dayna Chong proponendo la parola “press” apre una discussione sulla differenza di significato tra pressing e press. Non avrebbe dubbi invece sua nonna: potendo scegliere una parola, avrebbe sicuramente scelto “risentimento”. 

Mentre i telespettatori vedono nelle interviste ai nonni un momento per aprire il cuore alla dolcezza e alle backstory di rivalsa su un mondo infame, la nonna di Dayna ci vede un’occasione per mettere le cose in chiaro. Interpellata infatti la donna dichiara: “Se mia nipote diventerà una giocatrice professionista, con il suo primo stipendio potrà ricomprarmi i fiori che ha distrutto e la finestra decorata che ha rotto da piccola giocando”. L’azione si sposta poi nel giardino in cui queste tragedie botaniche sono avvenute e Dayna, ripresa mentre palleggia, colpisce involontariamente i pomodori della nonna. Il nonno, dopo una rapida analisi, conclude: “Questi non te li puoi ancora permettere”.

Dopo questo siparietto di disagio familiare, si ritorna con la testa in campo. A guidare la sessione di allenamento insieme alla coach Rachel Brown-Finnis, c’è il primo superospite della puntata, Jens Lehmann, ex giocatore dell’Arsenal e leggenda della nazionale tedesca. Sono due le principali conclusioni che si traggono da questa marterclass focalizzata sui rigori. La prima è quella di Sue Kumaning, la quale pensa che il suo non riuscire a insaccare la palla in rete dal dischetto sia evidentemente dovuto a una maledizione. La seconda è quella tratta da Emily Mackler, portiere, alla quale tutti hanno sempre detto di essere troppo bassa per difendere la porta. Dopo i numerosi complimenti ricevuti dalle coach e da una leggenda come Lehmann, la ragazza ha iniziato a convincersi del fatto che l’importante non sia essere alti ma essere all’altezza.

Sono poi le gemelle Kmita a prendere in mano le redini del gioco, e si vede. Per testare le dinamiche di gruppo, utilizzano un metodo spesso sottovalutato: il trash. Inizia così una partita a laser game che trasforma il Saint George Park in uno scenario da guerre stellari. Date queste premesse, l’esito non poteva che ricadere nella comicità alla Stanlio e Ollio, con il cameraman che colpisce un nido di api e inizia ad urlare e saltare con la telecamera in mano nel delirio collettivo

La saggezza popolare avverte: “Il ridere va in piangere” e questo episodio di Ultimate Goal sembra dare piena ragione a tale adagio. Dopo il momento precedente di risate anche immotivate, si passa ad un momento di estrema serietà. Viene chiesto alle giocatrici di parlare degli stereotipi associati al calcio femminile. Inizia quindi un discorso che comprende la creme de la creme del disagio con il quale qualunque donna che abbia giocato anche solo un minuto a calcio ha avuto a che fare.

Dall’omofobia alla misoginia per finire con il razzismo, ciliegina sulla torta per chi non è bianco e si trova in un continente che per molti rimane di colonialisti e colonialiste convinte. Ne sanno qualcosa le compagne di squadra di Sue Kumaning che hanno dovuto trattenerla dal far partire una sacrosanta rissa. Un’avversaria infatti, non accettando di buon grado il gol del pareggio segnato dalla ragazza, l’ha atterrata e si è rivolta a lei “with the n word” per dirla con le parole di Sue, mentre l’arbitro faceva orecchie da mercante. Dopo un’attenta valutazione, le gemelle Kmita hanno decretato: “Respect level to the roof for the girls”.

Ci si avvia poi verso la conclusione della puntata con un big guest, in tutti i sensi. Il superospite che sfiderà le sfere in campo, e non nello studio di Barbara D’Urso, sarà infatti Peter Crouch, l’ex attaccante della nazionale inglese che ha condiviso la scuola con Selin Buyakgiray. La partita a calcio tennis con il centravanti britannico è in realtà solo un pretesto per fare del circo e sfoggiare il talento da stand up comedian delle ragazze. Prima tra tutte Ellie Parris, la quale sfrutta la disponibilità di un professionista per chiedergli come gli sembrano le loro teste viste da così in alto, e da Maria Farrugia, che chiede a Crouch se durante la sua carriera vestiva pantaloni su misura.

Potete vedere qui la quarta puntata di Ultimate Goal. Ormai con il mese di prova riuscite a completare la visione di questo reality che ci mette il cuore, come direbbe Barbara D’Urso, oltre che ai piedi. Sarà imperdibile e carico di emozioni il prossimo episodio, epico epilogo di questa serie strappalacrime, non mancate.

Giulia Beghini
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